Leggere Dante
da Gianfranco Bondioni, commento a Dante Alighieri, La Divina Commedia, ed. Principato. Milano, 1998
Rielaborazione dell’autore
1
Dante e la giustizia
Proposta di lettura di
Gianfranco Bondioni
da Gianfranco Bondioni, commento a Dante Alighieri, La Divina Commedia, ed. Principato. Milano, 1998
Rielaborazione dell’autore
2
Perché leggere Dante oggi?
1. Per la sua modernità: falso
2. Per conoscere il suo tempo: non pertinente
3. Per i valori universali del suo pensiero:
falso
4. Perché propone un modo di
lettura interessante
5. Perché è un grande poeta.
Che cosa significano i punti 4 e 5?
da Gianfranco Bondioni, commento a Dante Alighieri, La Divina Commedia, ed. Principato. Milano, 1998
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3
Perché propone un modo
di lettura interessante
Il poeta come scriba Dei
“…a quel modo
che ditta dentro vo significando”
(Pg. XXIV, 53-54)
1. Scrivere sotto dettatura
2. Trovare i significanti giusti per i significati
“dettati”
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Perché propone un modo
di lettura interessante
Scrivere sotto dettatura: che cosa?
Cioè: quale è il contenuto dell’opera dello
Scriba Dei?
La totalità del mondo
La verità del mondo
da Gianfranco Bondioni, commento a Dante Alighieri, La Divina Commedia, ed. Principato. Milano, 1998
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5
Come noi leggiamo Come lo leggeva
il mondo
Dante
• La realtà è oggettiva • La realtà è simbolica
• Il suo significato è
• Il suo significato è
chiuso in essa
fuori di essa, in Dio
• Le modalità della
• Le modalità della
conoscenza si basano conoscenza si basano
su leggi interne alla
su leggi teologiche
scienza
esterne alla scienza
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Come lo Scriba Dei esprime la
totalità e la verità del mondo?
• Il contingente non è né verità né
totalità: quindi necessità di “andare
dietro” a ciò che appare
1.il simbolismo medievale
2.l’allegoria e il simbolo
3.la figura
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Il contenuto dell’opera
dello scriba Dei
Il simbolismo medievale
come mezzo per scoprire
la verità e la totalità del
mondo
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Se lo scriba Dei deve parlare
della totalità del mondo deve
• Creare una lingua che esprima la
totalità in tutti i suoi aspetti e il suo
valore simbolico (stile comico: se ne
parlerà nei prossimi incontri)
• Creare gli strumenti linguistici e
poetici per esprimere la totalità (la
convenientia)
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Creare una lingua che esprima la totalità
• La lingua usata è piana “e umile, perché è la lingua
volgare in cui discutono anche le donnette”
• Mescolanza di terminologia filosofica, teologica,
scientifica con la lingua del mercato e della farsa
• Uso di varie lingue, dialetti, stili e generi e
invenzione/sperimentazione di nuovi
• Uso delle lingue tecniche e dei linguaggi settoriali
delle scienze, arti, mestieri eccetera
• È il plurilinguismo dantesco
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Creare una lingua che esprima la totalità
Plurilinguismo vs monolinguismo
(Stilnuovo, Petrarca)
–Enorme allargamento del lessico
(da 600 a molte migliaia di parole)
–Creazione di neologismi
–Uso di hapax
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Creare gli strumenti linguistici e
poetici per esprimere la totalità:
La convenientia
• La convenientia
come adeguamento
della lingua al
contenuto costituito
dalla verità e dalla
totalità del mondo
• La convenientia come
invenzione di una lingua che
crea il proprio contenuto; in
quanto ποίησις, l’azione
dell’arte ha per contenuto la
verità e la totalità del mondo
(Gianfranco Contini)
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Perché leggere Dante oggi?
Perché e grande artista, cioè ha
• strumenti di interpretazione e di
comprensione del reale (il simbolismo
medievale; l’ideologia cristiana)
• strumenti di espressione di quanto
interpretato e compreso (nuova lingua,
stile comico, convenientia)
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Esemplifichiamo sul tema della giustizia
Giustizia:
• principio organizzatore del
cosmo secondo l’ordine divino
• principio organizzatore del
destino eterno degli uomini
secondo la volontà divina
• principio organizzatore della
vita civile sulla terra: massimo
di ordine = massimo di giustizia
secondo il modello divino
(ruolo dell’Impero).
Prima edizione a stampa della
Commedia: Foligno 1472.
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Giustizia e diritto
• Giustizia come manifestazione del Diritto
• Diritto come insieme delle regole che
disciplinano lo stare in una società e, più
precisamente, regole che contengono una
conseguenza sanzionatoria
• Distinzione in Dante (e in San Tommaso) del
Iustum naturale e del Iustum legale
• Giustificazione del diritto in base alla fonte.
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Legge scritta e
contrapasso: il
superamento
della faida.
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«Se tu avessi», rispuos’io appresso,
«atteso a la cagion per ch’io guardava,
forse m’avresti ancor lo star dimesso».
Parte sen giva, e io retro li andava,
lo duca, già faccendo la risposta,
e soggiugnendo: «Dentro a quella cava
dov’io tenea or li occhi sì a posta,
credo ch’un spirto del mio sangue pianga
la colpa che là giù cotanto costa».
Allor disse ’l maestro: «Non si franga
lo tuo pensier da qui innanzi sovr’ello.
Attendi ad altro, ed ei là si rimanga.
Edizione della Commedia
di Aldo Manuzio.
If. XXIX, 14-24.
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Legge scritta e contrapasso
Il termine: contra-patior
L’origine biblica e giuridica
Vendetta e espiazione
Il principio base: la
redistribuzione, cioè
la corrispondenza
di bene al bene e
di male al male
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Contrapasso e
ordinamento
dell’inferno
Il contrapasso nell’Inferno:
pena eterna come
retribuzione del male
commesso;
Punizione dell’atto, cioè dell’offesa come
reintegrazione dell’ordine turbato;
Peccatore come strumento per ri-armonizzare
l’universo;
Pena come prevenzione: esemplarità come deterrente;
Poena damni e poena sensus.
Contrapasso per opposizione o per somiglianza
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Contrapasso e ordinamento del purgatorio
Pena non eterna come espiazione;
Punizione dell’intenzione,
non dell’atto;
Peccatore come strumento
per ri-armonizzare
l’universo;
Pena come prevenzione:
esemplarità come deterrente;
Contrapasso per opposizione.
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La giustizia: principio cardine della storia
umana
Inizio, centro e fine della storia: peccato
originale, redenzione, giudizio universale;
Roma e l’impero;
La seconda caduta e l’età
moderna: le tre fiere;
La storia futura e la poesia
profetica;
Dante reazionario?
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La giustizia sulla terra
1.
2.
3.
4.
5.
Dai cieli alla terra;
Le istituzioni terrene: la chiesa e l’impero;
I poteri dell’imperatore;
Origine dell’impero;
Cause della
decadenza
dell’impero;
6. La civiltà del passato;
7. Il futuro dell’impero.
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Struttura del mondo e giustizia di Dio: Pd, 1
3
La gloria di colui che tutto move
per l’universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove.
……………«Le cose tutte quante
hanno ordine tra loro, e questo è forma
105 che l’universo a Dio fa simigliante.
Qui veggion l’alte creature l’orma
de l’etterno valore, il qual è fine
108 al quale è fatta la toccata norma.
Ne l’ordine ch’io dico sono accline
tutte nature, per diverse sorti,
111 più al principio loro e men vicine;
onde si muovono a diversi porti
per lo gran mar de l’essere, e ciascuna
114 con istinto a lei dato che la porti.
Questi ne porta il foco inver’ la luna;
questi ne’ cor mortali è permotore;
117 questi la terra in sé stringe e aduna;
né pur le creature che son fore
d’intelligenza quest’ arco saetta,
120 ma quelle c’hanno intelletto e amore.
103
La gloria di Dio, creatore e animatore di tutto ciò che
tende a Lui, si diffonde per tutto l’universo e brilla più in
un luogo e meno in un altro «Tutte le cose create sono
disposte in maniera ordinata fra loro, e questo ordine è
la forma che rende l’universo simile a Dio. In ciò le
creature dotate di intelletto riconoscono la traccia di
Dio, che è il fine verso il quale tende l’ordine cosmico
che è la norma che regola l’universo, come ho
accennato. Nell’ordinamento di cui parlo ricevono
un’inclinazione tutte le cose create, secondo la
condizione che ciascuna ha avuto in sorte: quindi più o
meno vicine a Dio, loro principio. Di conseguenza si
muovono a mete diverse nel grande mare di tutto ciò
che esiste, e ciascuna con una inclinazione naturale
che la guidi. Questo istinto è quello che porta il fuoco
verso la luna, in alto; è questo il principio di movimento
negli esseri dotati di vita sensitiva; è questo che
costituisce la forza di coesione e di adesione della
terra: e l’arco dell’istinto colpisce non soltanto le
creature prive di ragione, ma anche quelle dotate di
intelligenza e volontà.
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“Giustizia mosse il mio alto fattore” :
la pena degli ignavi If., 3
54
57
60
63
66
69
E io, che riguardai, vidi una ’nsegna
che girando correva tanto ratta,
che d’ogne posa mi parea indegna;
e dietro le venìa sì lunga tratta
di gente, ch’i’ non averei creduto
che morte tanta n’avesse disfatta.
Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.
Incontanente intesi e certo fui
che questa era la setta d’i cattivi,
a Dio spiacenti e a’ nemici sui.
Questi sciaurati, che mai non fur vivi,
erano ignudi e stimolati molto
da mosconi e da vespe ch’eran ivi.
Elle rigavan lor di sangue il volto,
che, mischiato di lagrime, a’ lor piedi
da fastidiosi vermi era ricolto.
Ed io, che guardai, vidi una bandiera, che, girando
in tondo, si muoveva tanto velocemente, che
sembrava incapace di ogni sosta; e dietro le veniva
una fila così lunga di gente, che io non avrei mai
creduto che la morte tanta ne avesse uccisa. Dopo
che ne ebbi riconosciuto qualcuno, vidi e identificai
l’anima di colui che per viltà fece la grande rinuncia.
Immediatamente compresi e fui certo che questo
era il gruppo dei vili, spregevoli sia agli occhi di Dio
sia ai suoi nemici. Questi sciagurati, che non hanno
mai vissuto, erano nudi e punzecchiati di continuo
da mosconi e da vespe che vi si trovavano. Gli
insetti rigavano il loro volto di sangue, che,
mescolato
alle lacrime,
ai loro piedi
era
succhiato
da luridi
vermi.
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23
“Nave sanza nocchiero in gran tempesta”:
l’assenza della guida imperiale Pg., 6
84
87
90
93
96
99
102
e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
di quei ch’un muro e una fossa serra.
Cerca, misera, intorno da le prode
le tue marine, e poi ti guarda in seno,
s’alcuna parte in te di pace gode.
Che val perché ti racconciasse il freno
Iustinïano, se la sella è vòta?
Sanz’ esso fora la vergogna meno.
Ahi gente che dovresti esser devota,
e lasciar seder Cesare in la sella,
se bene intendi ciò che Dio ti nota,
guarda come esta fiera è fatta fella
per non esser corretta da li sproni,
poi che ponesti mano a la predella.
O Alberto tedesco ch’abbandoni
costei ch’è fatta indomita e selvaggia,
e dovresti inforcar li suoi arcioni,
giusto giudicio da le stelle caggia
sovra ’l tuo sangue, e sia novo e aperto,
tal che ’l tuo successor temenza n’aggia!
e oggi invece in te se ne stanno in guerra i tuoi abitanti, e
si combattono aspramente l’un l’altro anche quelli che sono
circondati da uno stesso muro e da uno stesso fossato.
Osserva bene, o infelice, sui litorali le tue città di mare, e
poi guarda quelle interne, se qualche tua zona gode di
pace. A che cosa servì che Giustiniano ti sistemasse il
morso, se poi la sella è vuota? Senza il freno, la tua
vergogna sarebbe minore. Ahimè o uomini di Chiesa che
dovreste essere ubbidienti a Dio e lasciar sedere
l’imperatore al suo posto, se voi capiste bene quello che
Dio vi indica nei suoi precetti, guardate come questa fiera è
diventata ribelle, perché non è pungolata dagli sproni dopo
che voi avete preso in mano le sue briglie. O Alberto, che
hai scelto di essere solo tedesco, e che abbandoni questa
giumenta che è diventata indomabile e feroce, e invece
dovresti inforcare i suoi arcioni, piova dal cielo un giusto
castigo sulla tua stirpe, e sia un castigo terribile e ben
visibile tanto che il tuo successore ne abbia paura!
da Gianfranco Bondioni, commento a Dante Alighieri, La Divina Commedia, ed. Principato. Milano, 1998
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24
“Nave sanza nocchiero in gran tempesta”:
l’assenza della guida imperiale Pg., 6
105
108
111
114
117
120
123
Ch’avete tu e ’l tuo padre sofferto,
per cupidigia di costà distretti,
che ’l giardin de lo ’mperio sia diserto.
Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
color già tristi, e questi con sospetti!
Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura
d’i tuoi gentili, e cura lor magagne;
e vedrai Santafior com’ è oscura!
Vieni a veder la tua Roma che piagne
vedova e sola, e dì e notte chiama:
«Cesare mio, perché non m’accompagne?».
Vieni a veder la gente quanto s’ama!
e se nulla di noi pietà ti move,
a vergognar ti vien de la tua fama.
E se licito m’è, o sommo Giove
che fosti in terra per noi crucifisso,
son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?
O è preparazion che ne l’abisso
del tuo consiglio fai per alcun bene
in tutto de l’accorger nostro scisso?
126
Ché le città d’Italia tutte piene
son di tiranni, e un Marcel diventa
ogne villan che parteggiando viene.
Tu, e prima di te tuo padre, avete tollerato, spinti dalla sete
di impadronirvi della Germania, che l’Italia, giardino
dell’impero, fosse abbandonata e si inaridisse. Scendi in
Italia e vieni a vedere i Montecchi e i Capuleti, le famiglie
dei Monaldi e dei Filippeschi, o uomo che non curi più i tuoi
doveri; i primi già rovinati, e i secondi timorosi di esserlo!
Vieni, o uomo crudele, vieni e guarda l’angoscia dei tuoi
nobili e risana i loro guasti; e vedrai com’è in rovina la
contea di Santafiora! Vieni a vedere Roma, moglie legittima
di te imperatore, che piange vedova e abbandonata, e ti
invoca giorno e notte: «O imperatore mio sposo, perché non
sei in mia compagnia?». Vieni a vedere quanto gli Italiani si
amano fra loro! e se non provi nessuna pietà nei nostri
confronti, vieni a vergognarti della fama che hai. E se mi è
permesso, o Gesù che fosti crocifisso sulla terra per noi, i
tuoi occhi che portano giustizia si sono forse rivolti altrove?
O è forse la prova che nelle insondabili profondità della tua
mente ci mandi per prepararci a un qualche rimedio del tutto
incomprensibile per la nostra ragione? Perché le città
italiane sono tutte piene di tiranni e si trasforma in un nuovo
Marcello ogni contadino ignorante che si butta nelle lotte
faziose.
da Gianfranco Bondioni, commento a Dante Alighieri, La Divina Commedia, ed. Principato. Milano, 1998
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25
La giustizia è l’impero: la chanson de
geste dell’aquila Pd., 6
1.
2.
3.
4.
5.
Perché Giustiniano;
Giustizia/impero; In-iustitia/nemici dell’impero
La biografia di Giustiniano;
La Chanson de geste dell’aquila;
La polemica contro Guelfi
e Ghibellini;
6. La biografia di Romeiu
de Villeneuve;
7. Il livello stilistico alto
da Gianfranco Bondioni, commento a Dante Alighieri, La Divina Commedia, ed. Principato. Milano, 1998
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26
La giustizia è l’impero: la chanson de
geste dell’aquila Pd., 6
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
contro ‘l corso del ciel
in Alba sua dimora
i sette regi … Torquato e Quinzio
Cesare per voler di Roma il tolle
puose il mondo in tanta pace
gloria di far vendetta alla sua ira
vendetta… de la vendetta del peccato antico
Carlo Magno, vincendo
da Gianfranco Bondioni, commento a Dante Alighieri, La Divina Commedia, ed. Principato. Milano, 1998
Rielaborazione dell’autore
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La giustizia è l’impero: la chanson de
geste dell’aquila Pd., 6
• Faccian li Ghibellin, faccian lor arte
• Or qui t’ammira in ciò ch’io ti replico
da Gianfranco Bondioni, commento a Dante Alighieri, La Divina Commedia, ed. Principato. Milano, 1998
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28
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Dante e la giustizia