Rosario COLUCCIA
Linguistica italiana (trienn)
settembre-novembre 2014
1
Titolo: «Italiano d’oggi».
• Inizio delle lezioni: 29 settembre 2014
Programma per i frequentanti (sosterranno la prova scritta
nella data che verrà precisata al termine delle lezioni.
Prenotazione tramite il sistema VOL, secondo le modalità
consuete).
• I. Bonomi - A. Masini - S. Morgana - M. Piotti, Elementi di
linguistica italiana, Carocci Editore, Milano 2010, capp. 1 (pp.
15-83) e 4 (pp. 189-299) (riferirsi a questa edizione).
• G. Patota, Nuovi lineamenti di grammatica storica dell’italiano,
il Mulino, Bologna 2007, capp. I-V (riferirsi a questa edizione).
• C. Marcato, Dialetto, dialetti, italiano, il Mulino, Bologna 2007,
capp. I-VIII e X (riferirsi a questa edizione).
• I contenuti delle lezioni (prof. Coluccia / prof. Dell’Anna) e i
materiali di volta in volta distribuiti e commentati.
2
Il ricevimento degli studenti è fissato il martedì,
dalle 15.30 alle 17.30. È opportuno concordare
l’appuntamento tramite e-mail preventiva.
Per il calendario degli esami, seguire il percorso
www.unisalento.it > phonebook > ricerca per
nome [Coluccia Rosario] > vai alla scheda
personale > documenti.
3
L’italiano comune è patrimonio relativamente
recente. Indicativo può essere un episodio da «Totò,
Peppino e la Malafemmina», film del 1956 (Camillo
Mastrocinque).
i due protagonisti meridionali, partiti alla volta di Milano allo
scopo di sottrarre l’ingenuo nipote (Teddy Reno) alle mene di
una bionda e poco seria donna settentrionale (Dorian Gray),
approdano in piazza Duomo; per conoscere l’indirizzo della
maliarda, apostrofano un vigile con le celebri frasette:
«Dunque, excuse me, bitte schon… Noio ... volevam
…volevan savoir …- l’indiriss … ja» e, alla risposta del
vigile, esclamano compiaciuti «Bravo, parla italiano!»
meravigliandosi delle capacità linguistiche dell’allibito
interlocutore.
4
Un episodio analogo sarebbe oggi irrealistico.
Esiste un italiano comune, pur se regionalmente
variato. Il processo è irreversibile. I bambini, da
due o tre generazioni, sono primariamente
italofoni.
5
Sul processo postunitario di italianizzazione
linguistica è ancor oggi fondamentale un libro di
Tullio De Mauro, Storia linguistica dell’Italia unita,
Bari, Laterza, 1963 (di cui sono apparse
numerosissime edizioni successive). [su youtube c’è
una bella intervista a De Mauro, dura 10’ e 25”]
Recentissimo T. De Mauro, Storia linguistica
dell'Italia repubblicana. Dal 1946 ai nostri giorni, Bari,
Laterza, 2014.
Imparare a distinguere tra fenomeni linguistici
e fattori extra-linguistici.
6
Pensiamo alle condizioni linguistiche degli italiani che
documentano filmati e interviste degli anni 50 e ancora 60
del secolo scorso, che vediamo in trasmissioni come «La
storia siamo noi»; i film del neorealismo [Paisà di Roberto
Rossellini del 1946 mette in scena italiano, lingue
straniere e dialetti con alto grado di realismo: «cheste è ‘a
chiave ‘e casa» «che vòi, che vai cercando?» «me frate e
me patre sono fore da quattro juorne»; La terra trema (dai
Malavoglia) di Luchino Visconti, del 1948, con la
riproduzione integrale (e “politica”) del dialetto siciliano;
Rocco e i suoi fratelli ancora di Visconti, del 1960,
ispirato al romanzo Il ponte della Ghisolfa di Giovanni
Testori, che racconta il dramma esistenziale di una
famiglia lucana emigrata a Milano].
7
La qualità dell’educazione scientifica è considerata
elemento strategico per la crescita di una nazione
una conoscenza
adeguata e non settoriale della lingua italiana,
Presupposto
di
questo
lavoro
è
premessa per un accostamento proficuo alla scienza come a
ogni altro sapere.
Promuovere una conoscenza evoluta dell‘italiano: in
sostanza, saper usare (e comprendere) l’italiano
nella complessità delle sue manifestazioni.
Lingua italiana, scuola, sviluppo, Accademia della Crusca,
Accademia dei Lincei, Associazione per la Storia della Lingua
Italiana.
8
Conoscenza adeguata della lingua nazionale:
ragion d'essere primaria della scuola.
Ampliare l'uso, passivo (ascolto e lettura) e attivo (parlato e scritto)
della lingua, con particolare ma non esclusivo riferimento alla lingua
scritta.
Competenza linguistica. Insegnare la dimensione colta della lingua,
integrando l'italiano parlato e gli stili comunicativi della rete (e dei
telefonini) ampiamente noti agli allievi. Insegnare a capire e produrre
un periodare sintatticamente diverso dalla lingua parlata.
Competenza testuale. Stimolare l'interesse intellettuale ed emotivo
dei giovani proponendo scritture che veicolino significati. Scritture
letterarie, e articoli o saggi scientifici sui problemi più rilevanti della
storia naturale e umana
Comprendere pienamente un testo di varia tipologia: requisito
minimo per l'istruzione superiore ed essenziale per la comprensione del
ragionamento scientifico.
9
Fondamentali indagini internazionali (PISA)
dimostrano che gli alunni italiani che entrano
nella scuole superiori hanno in matematica e
nelle scienze una conoscenza non in linea con
la dimensione europea.
Necessità
di
migliorare
l’educazione
linguistica
intesa
come
capacità
di
comprensione di un testo, sia letterario che
scientifico e di elaborazione di un testo
logico-argomentativo.
10
The Programme for International Student
Assessment (PISA) - 2012
is a worldwide study by the Organisation for
Economic Co-operation and Development (OECD)
in member and non-member nations of 15-year-old
school pupils' scholastic performance on
mathematics, science, and reading. It was first
performed in 2000 and then repeated every three
years.
510,000 students took part in this latest PISA
survey, representing about 28 million 15-year-olds
globally and 65 nations and territories
11
1. Shanghai-China
2. Singapore
3. Hong Kong-China
4. Chinese Taipei
5. Korea
6. Macao-China
7. Japan
8. Liechtenstein
9. Switzerland
10. Netherlands
…
12
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
Slovenia
Denmark
New Zealand
Czech Republic
France
United Kingdom
Iceland
Latvia
Luxembourg
Norway
Portugal
Italy
13
…
55 Uruguay
56 Costa Rica
57 Albania
58 Brazil
59 Argentina
60 Tunisia
61 Jordan
62 Colombia
63 Qatar
64 Indonesia
65 Peru
14
L’Italia si situa attorno a metà classifica, al 32esimo posto
su 65 Paesi (considerando insieme i tre campi)
I liceali italiani migliorano, ma le loro competenze di
matematica, lettura e scienze restano inferiori alla media
dei coetanei negli altri Paesi industrializzati, per non parlare
dei quindicenni asiatici che surclassano tutti, soprattutto
nell’ambito scientifico.
15
Tra i dati più eclatanti del rapporto vi è il netto
divario nei risultati ottenuti dagli studenti delle
diverse le regioni italiane.
Eccellenze al nord est e prestazioni più scarse al
sud si registrano nei campi della matematica, delle
scienze e della lettura.
Per quanto riguarda le competenze nella lettura il
Veneto è al 13mo posto, seguito subito dal
Trentino. La Sicilia occupa una posizione molto più
bassa e viene dopo la Repubblica Slovacca.
16
Sensibile il divario tra i sessi: i ragazzi fanno meglio
delle ragazze di 18 punti contro un divario medio
Ocse di 11 punti.
I Paesi con i risultati migliori tendono a distribuire
le risorse in modo più equo tra le scuole in funzione
del contesto di partenza (puntando al riequilibrio), in
Italia avviene il contrario: le scuole che hanno gli
studenti più svantaggiati ricevono meno risorse di
quelle che hanno gli studenti più fortunati socioeconomicamente.
Calcoli Ocse: il 51% della variazione deriva proprio
dalla scuola frequentata.
17
L’italiano? Molto si può fare.
• sentenze fallite: «la pratica della scrittura è
in regresso»; « la scrittura è morta».
• nuovi strumenti della comunicazione scritta
(e atteggiamento da tenere)
• presenza della scrittura nella scuola e
nell’università.
18
Totò, Peppino e la Malafemmina, film del 1956
(Camillo Mastrocinque).
la lettera: «ma 700 000 lira; noi ci fanno specie che
questanno c'è stato una grande moria delle vacche come
voi ben sapete.: [punto, due punti. Abundantis in
abundantis] questa moneta servono a che voi vi
coninsolate dai dispiacere che avreta perché [è aggettivo
qualificativo no?] dovete lasciare nostro nipote che gli zii
che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo
perché il giovanotto è studente che studia che si deve
prendere una laura che deve tenere la
testa al solito posto
cioè sul collo.;.; [punto; punto e virgola]
Salutandovi indistintamente
I fratelli Caponi (che siamo noi) » [e Peppino suda, 19
asciugandosi il sudore copioso]
Miseria e nobiltà (con Totò, di Mario Mattioli, del 1954,
tratto dall’omonima opera teatrale di Eduardo Scarpetta
del 1888) «Nun tengo nemmeno li sordi pe pagà lu
scrivano che sta scrivendo».
Analfabetismo diffuso ancora pochi decenni addietro.
Progressivo miglioramento. Specchio: le trasmissioni
televisive.
«Non è mai troppo tardi»
che, dal 1959 al 1968, ha
insegnato a scrivere e a leggere a - si stima - almeno un milione di
italiani. Un signore alto e garbato così bravo a disegnare coi gessetti
alla lavagna
«Parlare, leggere, scrivere»,
trasmissione sulle vicende
della lingua italiana raccontate da Tullio De Mauro, Umberto Eco,
Piero Nelli, del 1973, con grande attenzione prestata alle vicende della
lingua italiana, al suo divenire storico, al rapporto con i dialetti. 20
«Parola mia»,
gioco televisivo sulla lingua italiana condotto
da Luciano Rispoli e arbitrato da Gian Luigi Beccaria, tre rubriche:
Conoscere l'italiano, Usare l'italiano, Amare l'italiano.
In questo programma “si giocava” con la lingua italiana. Uno
dei migliori quiz culturali prodotto dalla Rai, immagine di una
televisione intelligente e garbata, dove i veri protagonisti sono
sintassi, grammatica, neologismi, figure retoriche, parole
difficili. I concorrenti devono cimentarsi in scrittura di brevi
testi su un tema dato, realizzazione di slogan, risposte a
quesiti sulla provenienza di alcuni termini italiani o sul loro
significato.
Il premio finale non consisteva in soldi ma esclusivamente in
libri, assegnati al concorrente che redige il miglior testo,
valutato da Beccaria.
21
«Mattina in famiglia», dal 2008-2009, con Tiberio
Timperi e conduttrici varie (RAI1 la domenica mattina).
Francesco Sabatini con Pronto soccorso linguistico «risponde
a curiosità e risolve i dubbi degli ascoltatori sulla lingua
italiana. Tutte le domeniche, RAI 1, h. 8.30 circa.
Esempi.
Significato di costernare, sceverare, vellicare.
L’imperativo può essere usato al futuro (con valore iussivo).
Si può dire: «hanno paura a lasciarsi»?
Si può scrivere: «mi fido cecamente»?
Cosa vuol dire «andare in malora»?
Nella loro diversa impostazione, le trasmissioni rispecchiano
22
il mutare delle condizioni linguistiche italiane
Tra le grandi lingue europee, l’italiano ha una storia
assai particolare, forse unica, nella quale predomina il
marchio della letterarietà.
Naturalmente la lingua non è immobile:
contatti con altre lingue
scambi con la variegata realtà dialettale
normali processi di neoformazione da un lato e di
obsolescenza dall’altro che ne modificano la struttura
(grafia, fonomorfologia, sintassi e lessico)
Peculiare:
evidente riconoscibilità in diacronia e una (relativa)
stabilità nel tempo che conferiscono un aspetto in
qualche modo familiare anche a opere remote della
letteratura.
23
• Motivo dell’insistenza sul mezzo televisivo.
• La televisione nasce il 3 gennaio 1954 ed ha
un’enorme importanza linguistica. La lingua
facile, media, accattivante di Mike Bongiorno
e poi di Pippo Baudo.
24
• Al telegiornale di Canale 5, il 19 novembre 2007, M.
Bongiorno dichiara: «Il Presidente dell’Accademia
della Crusca mi ha detto: “Bongiorno, Lei ha insegnato
l’italiano agli Italiani”. E io gli ho replicato: “Ma cosa
dice, non conoscevo neppure il congiuntivo!”. E lui:
“Ma era un italiano molto semplice, proprio quello che
era necessario a chi non lo conosceva”».
• Di diversa opinione U. Eco, Fenomenologia di Mike
Bongiorno, in Diario minimo, Mondadori, Milano
1973, pp. 30-36. Oggi F. Sabatini, presidente onorario
dell’Accademia della Crusca, ha riconosciuto a
Bongiorno il merito di aver insegnato l’italiano [un
italiano semplice, con lessico e frasi non complesse]
agli italiani che erano fondamentalmente dialettofoni 25
«Nel
mezzo del cammin di nostra vita / mi
ritrovai per una selva oscura / ché la diritta
via era smarrita»».
«Per alti monti et per selve aspre trovo /
qualche riposo: ogni habitato loco / è
nemico mortal degli occhi miei»
26
Carlo Azeglio Ciampi, presidente della
repubblica italiana dal 1999 al 2006,
«Accademico onorario della Crusca»,
Giorgio Napolitano, attuale presidente della
repubblica (Quirinale, 21 febbraio 2011:
«La lingua italiana fattore portante
dell’identità nazionale»).
27
«Italia mia, benché il parlar sia indarno / a le piaghe
mortali / che nel bel corpo tuo sì spesse veggio /
piacemi almen che’ miei sospir sian quali / 5
spera ’l Tevero et l’Arno / e ’l Po, dove doglioso et
grave or seggio ...»
«O patria mia, vedo le mura e gli archi / E le
colonne e i simulacri e l’erme / Torri degli avi
nostri, / Ma la gloria non vedo, /5 Non vedo il
lauro e il ferro ond’eran carchi / I nostri padri
antichi. Or fatta inerme, / Nuda la fronte e nudo il
petto mostri».
28
«Italia mia, benché il parlar sia indarno / a le
piaghe mortali / che nel bel corpo tuo sì spesse
veggio / piacemi almen che’ miei sospir sian
quali / 5 spera ’l Tevero et l’Arno / e ’l Po, dove
doglioso et grave or seggio ...»
[Petrarca, Canzoniere 128]
«O patria mia, vedo le mura e gli archi / E le
colonne e i simulacri e l’erme / Torri degli avi
nostri, / Ma la gloria non vedo, /5 Non vedo il
lauro e il ferro ond’eran carchi / I nostri padri
antichi. Or fatta inerme, / Nuda la fronte e nudo
29
il petto mostri». [Leopardi, All’Italia]
«Chi […] si inizierà a Dante, tolte le aree
pentacolari riservate all’oscurità, da lambire e
oltrepassare in convenzionale reverenza,
comprende senza ostacolo, ed è destinatoa
rendersi conto in tempo più maturo, come gli
fosse sfuggito, più ancora che il depositodi una
memoria sapientissima, il fatto elementare
(che naturalmente non capiterebbe ai suoi
coetanei lettori della Chanson de Roland e del
Nibelungenlied) che la Commedia è scritta in
italiano antico».
Contini 1977, 1986: 3
30
Fondamentali due episodi:
- pubblicazione delle Prose della volgar
lingua di Pietro Bembo (1525)
- pubblicazione del Vocabolario degli
Accademici della Crusca (1612)
31
•Pietro Bembo (1470-1547), Prose della volgar
lingua (1525)
• Opera d’importanza decisiva per la cultura
nazionale
• I primi due libri ampiamente conclusi nel 1512,
opera completata nel 1516, pubblicata nel 1525.
• Dialogo (Giuliano de’Medici, Ercole Strozzi,
Federico Fregoso, Carlo Bembo, fratello
dell’autore e suo portavoce)
• Anno immaginato per la conversazione: 1502.
32
Al 26 settembre rimonta la prima notizia
sicura della pubblicazione delle Prose della
volgar lingua
Colophon: «Impresse in Vinegia per
Giovanni Tacuino, nel mese di settembre
1525».
• Il 26 di quello stesso mese, lettera di
Bembo a Cola Bruno:
« Vorrei ad ogni modo si correggesse in
tutte le stampe quello errore dell’altre, che
vol dire dell’arte».
33
• compiuta teorizzazione dell’ideale
classicistico rinascimentale
• individuazione di un preciso riferimento
linguistico da seguire nello scritto, il toscano
letterario usato dai tre grandi autori
trecenteschi
• rigidità della norma, impermeabile a
particolarismi e contaminazioni
• modello trasmesso nel tempo,
fondamentalmente attraverso l’azione della
letteratura
34
Accademia della Crusca.
Fondata a Firenze nel 1582, per impulso
decisivo di Lionardo Salviati (che entra nel
sodalizio nel 1583) essa punta a un obiettivo di
grandissima importanza: dotare la civiltà
italiana di uno strumento linguistico
riconoscibile e accettato per l’uso scritto.
35
«Nel raccoglier le voci degli scrittori, da
alcuni de’ più famosi, e ricevuti comunemente
da tutti, per esser l’opere loro alle stampe, che
si potrebbon dir della prima classe, i quali
sono Dante, Boccaccio, Petrarca, Giovan
Villani e simili»; cfr. Crusca 1612, A’ lettori:
2 [pagina non numerata])
www.accademiadellacrusca.it
36
Dictionnaire de la langue françoise (1694)
Diccionario de la lengua castellana (17261739)
Dictionary of the English Language di Samuel
Johnson (1755)
Deutsches Wörterbuch dei fratelli Grimm
(1854)
37
Bastiano de’ Rossi «cognominato l'Inferigno, Segretario
e Accademico della Crusca»
avvertenza A’ lettori, premessa alla prima edizione del
Vocabolario (1612): 2 [non numerata]
• obiettivi e metodi del lavoro,
• principi che regolano l’organizzazione del lemma e
della definizione,
• autori assunti principalmente a modello
• selezione a favore degli scritti del buon secolo,
secondo il «parere dell'Illustrissimo Cardinal Bembo,
de' Deputati alla correzion del Boccaccio dell'anno
1573 e ultimamente del Cavalier Lionardo Salviati»
38
In Crusca 1612
la Commedia è la fonte maggiore, citata in 5726
voci con ben 22357 occorrenze, contro le 3215
voci con 4826 occorrenze di Canzoniere e
Trionfi del Petrarca e le 6449 voci con 13024
occorrenze del Decameron.
39
«Quando Dante comincia a scrivere la Commedia
il vocabolario fondamentale è già costituito al
60%. La Commedia lo fa proprio, lo integra e
col suo sigillo lo trasmette nei secoli fino a noi.
Alla fine del Trecento l’attuale vocabolario
fondamentale italiano è configurato e completo
all’81,5%. Ben poco è stato aggiunto nei secoli
seguenti. Tutte le volte che ci è dato di parlare
con le parole del vocabolario fondamentale, e
accade quando riusciamo ad essere assai chiari,
non è enfasi retorica dire che parliamo la lingua
di Dante. È un fatto» (De Mauro 1999, 2005, p.
40
125).
Gradit, presenza e fortuna del lessico di Dante
(alcuni lemmi della lettera A-)
abbarbaglio m. ‘offuscamento della vista, abbagliamento’
(anche fig.); abbuiarsi v.rifl. ‘farsi scuro, farsi sera’;
accasciarsi v. rifl. ‘abbattersi, scoraggiarsi’; accidioso
‘pigro, indolente’; accosciarsi v. rifl. ‘piegarsi sulle
cosce’; accumulare v.tr. ‘accrescere’; adocchiare v.tr.
‘scorgere, individuare’, adduarsi
v.rifl. ‘accoppiarsi,
congiungersi’; alleluiare v.intr. 'cantare l'alleluia, lodare
Dio'; ammassicciarsi v.rifl. ‘sovrapporsi con la propria
massa’;
ammusarsi
v.rifl. ‘toccare l’una il muso
dell’altra’ (detto di formiche); ammutare v.intr.
‘ammutolire’; appetibile s.m. ‘bene, oggetto desiderabile’;
appulcrare v.tr. ‘abbellire, adornare’ nella frase, poi
divenuta proverbiale, parole non ci appulcro [Inf VII 60]
41
‘non abbellisco il discorso con altre parole’
Latinismi oggi di largo consumo:
facile, fertile, infimo, mesto, molesto, puerile,
profano e molti altri
42
frasi celebri di origine dantesca:
campo dell’amore:
«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende»
«e ‘l modo ancor m’offende»
«Amor, ch’a nullo amato amar perdona»
«i segni de l’antica fiamma»
«Galeotto fu il libro e chi lo scrisse»
«la bocca mi basciò tutto tremante»
43
campo della poetica
«mostrò ciò che potea la lingua nostra»
«Onorate l’altissimo poeta»
«’l velame de li versi strani»
«lascia dir le genti»
«lo bello stilo»
44
campi della politica e della vita in genere.
«la vendetta del peccato antico»
«Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre»
«Ahi Pisa, vituperio de le genti»
«bel paese»
«non ragionam di lor, ma guarda e passa»
«Ahi serva Italia»
«dolenti note»
«disdegnoso gusto»
«mi fa tremar le vene e i polsi»
«sanza ’nfamia e sanza lodo»
«fiero pasto»
«anime prave».
45
se Dante è ancora un poeta italiano […] è
perché (o finché) sappiamo ancora leggere e
intendere [la Divina Commedia] dato che per
fortuna la lingua che parliamo è molto più
vicina a quella di Dante di quanto l’inglese
parlato sia simile a quella del molto più
recente Shakespeare [Settis 2012: 27]
46
Dante e la più grande letteratura italiana
novecentesca:
Rebora, Montale, Sereni, Amelia Rosselli,
Pasolini, Sanguineti, Luzi, Fortini, Zanzotto
Primo Levi nella bolgia di Auschwitz rievocava
nella propria mente il canto di Ulisse, memoria
dei versi danteschi nel Il viaggio di Ulisse
47
P. Levi, Ad ora incerta, Milano, Garzanti, 1984
«Since then, at an incertain hour.
Dopo di allora, ad ora incerta, / Quella pena
ritorna, / E se non trova chi lo ascolti / Gli brucia
in petto il cuore. / Rivede i visi dei suoi
compagni / Lividi nella prima luce, / Grigi di
polvere di cemento, / Indistinti per nebbia, /Tinti
di morte nei sonni inquieti. […] / Andate. Non ho
soppiantato nessuno, / Nessuno è morto in vece
mia. Nessuno. / Ritornate alla vostra nebbia.
/Non è colpa mia se vivo e respiro / E mangio e
bevo e dormo e vesto panni.»
48
Solo alta e rarefatta letteratura?
La lettura di Dante riguarda solo sparuti gruppi
di lettori appassionati, di professori, di studenti?
49
Letture pubbliche (a volte corredate da parafrasi e
commenti) del testo dantesco.
Vi si sono cimentati e si cimentano interpreti eccellenti
come Ruggero Ruggeri, Romolo Valli, Carmelo
Bene, Giorgio Albertazzi, Vittorio Gassman, Arnoldo
Foà
Roberto Benigni, che ha letto con grande successo il
poema dantesco davanti a migliaia di spettatori in
piazze affollate e a milioni di telespettatori,
esplicitamente dichiara la propria volontà di collegare la
Commedia alla attualità politica e sociale
50
contemporanea
l’Accademia della Crusca organizza a Ravenna
una manifestazione intitolata «Dante 2021»
dibattito tra Ranieri Polese (giornalista del
«Corriere della Sera»), Lorenzo Coveri (che
insegna «Linguistica italiana» a Genova) e Roberto
Vecchioni, un cantante molto noto in Italia e forse
conosciuto anche in Brasile: il dibattito si intitolava
«Dante nelle canzoni (e nelle canzonette)»
51
Divine Comedy un album dei tedeschi «Incubator»,
«Malecoda» è il nome di una band statunitense e
«Dantesco» il nome di una band portoricana, a
Dante si ispirano brani di gruppi rock, heavy
metal («Iced Earth», Usa), black metal («Ancient»,
Norvegia, At the infernal portal (canto III), 1996),
gothic rock / heavy metal («Dreams of Sanity»,
Austria, un intero album Komödia (1997) prevede
nella parte centrale la partecipazione di Dante,
Virgilio e Beatrice)
52
http://www.pensieriparole.it/aforismi/amore
«My dream» .pensieriparole.it/aforismi/amore/
«Nulla addolora maggiormente che ripensare ai
momenti felici quando si è nel dolore»
frase attribuita a «Dante Alighieri. Nato lunedì 1 giugno
1265 a Florence (Italia)»: 97 «Mi piace»
«Simona Iapichino».p
ePoi ch'innalzai un poco più le ciglia,
vidi 'l maestro di color che sanno
seder tra filosofica famiglia.
Tutti lo miran, tutti onor li fanno
versi tratti dal «libro dal libro Divina Commedia di Dante
Alighieri e dedicati ad Aristotele»: 21 «Mi piace»
53
54
tatuaggio in bella vista sulla sua spalla
sinistra:
«Fatti non foste a viver come bruti ma per
seguir virtute e canoscenza»
dalla cronaca: la frase «denota senza dubbio
l’amore di Giulia per la cultura e per la
letteratura»
55
inchiesta di «Univ di Roma – La Sapienza»
rivolta ad individuare le opere più
rappresentative della letteratura europea,
dalla antichità greca e latina fino ai nostri
giorni.
28 università europee: per evitare qualsiasi
forma di campanilismo, gli intervistati non
potevano indicare autori ed opere della
propria letteratura, dovevano citare solo
nomi e testi stranieri
56
Autori:
Dante (28), Goethe (28), Shakespeare (28),
Tolstoj (25), Cervantes (24), Dostoevskij (24).
Opere:
Chisciotte (24), Amleto (24), Commedia (22),
Faust (18), Guerra e Pace (17), Madame Bovary
(17).
57
«Critica del testo» XIV/3 2011: «Dante, oggi.
Nel mondo».
modi e forme della presenza dantesca in Spagna,
Catalogna, Portogallo, Francia, Inghilterra, Russia,
Polonia, Germania, nel NordAmerica, nell’area
Ispanoamericana, in Brasile, nel mondo arabo e in
Cina
58
Jorge Luis Borges,
Una vita di poesia, opera del 1986, in Italia edita
nuovamente da Spirali nel 2007
«Mi ricordo benissimo quando il caso, tra i meandri della
biblioteca paterna, mi mise in mano per la prima volta la
Commedia. Mio padre aveva una biblioteca composta di
autori inglesi, e io credevo che l'italiano ‒ che non
conoscevo, oggi ancora lo conosco pochissimo ‒ fosse
molto differente dallo spagnolo. A casa mia nessuno sapeva
l'italiano. È così che ho letto Dante, la Commedia di Dante,
in inglese. Con passione, seguendo anche le note, che
formavano una specie di enciclopedia del Medioevo,
molto seducente per me, che amo tanto le enciclopedie. Poi
dalle note tornavo al testo; avevo l'impressione di
scivolare dentro labirinti, tra scacchiere, specchi,
59
magie».
«La rileggo a mente, a voce alta o senza
pronunciare una parola, lasciandomi scivolare
nelle spirali di quei versi che traggono
infinitamente verso l'infinito. Alla mia età, avrei il
diritto di essere stanco. Ma, leggendo Dante,
scivolo in un tempo senza tempo, e la mia
immaginazione — impercettibilmente, a momenti
— coglie l'eterno. Forse significa che l'Eterno
esiste. Questa elegante speranza rallegra la mia
solitudine. Cogliere l’eterno, penetrare in un
tempo senza tempo: ecco la risposta alla domanda
“Perché leggere la Divina Commedia?”»
60
Solo alta e rarefatta letteratura?
Manzoni (del romanzo) e i suoi seguaci in prosa
(Collodi, De Amicis, Salgari, Artusi)
G.I. Ascoli, «Archivio Glottologico Italiano» I
(1873)
Proemio
«doppio inciampo» della società italiana:
«scarsa densità della cultura e eccessiva
preoccupazione della forma»
61
«… considerare le vicende linguistiche
dell’Italia repubblicana come un capitolo
nuovo nella storia linguistica delle
popolazioni italiane e della storia linguistica
dell’Italia unita» (DeMauro 2012: 50)
E oggi?
Si è formata una lingua media, parlata e
scritta, attraversata da tendenze e fenomeni
che non rientrano nello standard
62
Quanti erano gl’italofoni nel 1861?
risposte anche relativamente differenti nei
dati quantitativi (2,5%?; 8,7%?; 10%?)
interpretazione complessiva
Oggi siamo in grande maggioranza
italofoni, ma l’italofonia diffusa è fenomeno
relativamente recente.
63
•
•
•
•
•
burocrazia ed esercito
urbanesimo e migrazioni interne
industrializzazione
scuola
stampa e mezzi di comunicazione di
massa
(in particolare televisione, dal
1954)
64
Dove va la lingua italiana ?
•
•
•
•
•
•
•
•
•
italiano dell’uso medio
neostardard
italiano nuovo
nuovo italiano
italiano in movimento
lingua in forte ebollizione
italiano imbastardito
lingua selvaggia
malalingua, ecc.
65
consulenza linguistica, per rispondere
al «bisogno di lingua» degli italiani
www.accademiadellacrusca.it
«La Crusca per voi», fondata nel 1990 da
Giovanni Nencioni e oggi diretta da
Francesco Sabatini
66
si dice «mi sposo o sposo?»; quale forma di
interrogativa è più opportuna tra «che cosa /
cosa / che?; si dice «gelato al [limone,
pistacchio, ecc.] o gelato di [limone,
pistacchio, ecc.]; si possono usare
indifferentemente «nero, negro, di colore»
riferiti a persone?; è preferibile «privacy o
riservatezza»?; «in Qatar abitano in
qatariani,i qatarini o i qatarioti»? ancora nel
sito si discute «sull’evoluzione di però» o si
ricostruisce «la storia del detto le gambe
fanno giacomo giacomo», ecc.
67
• parte più posteriore» e «parte più anteriore»
• «maggior prevalenza»;
• frasi con ne pleonastico del tipo «di queste
cose ne abbiamo già discusso»
• «il cane, con un balzo felino»; o «non piove
da due mesi e la Brianza è con l’acqua alla
gola»; o ancora «i tre, benché calabresi,
erano incensurati».
68
in trasmissioni televisive di grande successo si
sentono frasi come:
«In questo momento è arrivato il momento dei
verdetti»
«Il televoto, quel dovere che dovete … col quale
dovete ancora compiere uno sforzo ».
69
Marcello D’Orta (1990), bravo maestro di scuola
elementare, «Io speriamo che me la cavo»
sessanta temi dei suoi scolari napoletani.
Lina Wertmüller. film dallo stesso titolo (1992),
di cui fu protagonista Paolo Villaggio.
«Mio padre non so quanti hanni ha, però non
è troppo vecchio: un poco è anche giovane!»
«Al Nord il maltempo è sempre cattivo, piove
e nevica sempre, le persone si svegliano
umide».
70
Francesco Sabatini (1985, 2011),
L’«italiano dell’uso medio»: una realtà tra le varietà
linguistiche italiane, in L’italiano nel mondo
moderno. Saggi scelti dal 1968 al 2009, a cura di V.
Coletti, R. Coluccia, P. D’Achille, N. De Blasi, D.
Proietti, Napoli, Liguori, 2011, pp. 4-36
[35 tratti, soprattutto sintattici]
Gaetano Berruto (1987, 2011)
Tendenze di ristandardizzazione, in Sociolinguistica
dell’italiano contemporaneo, Roma, Carocci, 2011,
pp. 67-126 («neostandard»)
[verificare nel manuale]
71
«a me, non me la fai»
«quello che sai tu, lo sanno tutti»
«di tutti i libri che abbiamo comprato, non ne hai letto
nemmeno uno»
In queste frasi il primo elemento rappresenta il
tema, su cui si focalizza l’interesse principale del
parlante, sul quale poi viene svolto il rema, cioè il
discorso o l’argomentazione successivi.
72
Si avvicinano a questa struttura le frasi segmentate, con
dislocazioni (a sinistra e a destra) del dato principale
(assunto come tema) e ripresa di esso mediante un
pronome clitico nella parte della frase che predica
l’informazione «nuova».
A sinistra:
il libro, non l’ho letto
il giornale, lo compro io
A destra:
non l’ho letto, il libro
lo compro io, il giornale
ecc.
«sao co kelle terre per kelli fini che ki contene, trenta
anni le possette parte Sancti Benedicti»
caso estremo di questa struttura, il nominativus pendens
Marta, non la vedo da tre mesi
L’università, quel professore non se ne cura
proprio.
il più famoso anacoluto della nostra storia letteraria:
«Quali pericoli?» interruppe la signora «Di
grazia, padre guardiano, non mi dica le cose
così in enimma. Lei sa che noi altre monache,
ci piace di sentire le storie per minuto».
74
ci attualizzante, originariamente avv. di luogo, viene usato
larghissimamente in unione con essere e avere
«oggi c’è sciopero dei treni»
«a quest’ora non si sono più treni»
«oggi non c’è lezione»
collegabile: oggi niente lezione
(il tipo no + sost., da «no Martini, no party»,
fino a «clementini no semi»)
«ci ho fame, ci ho sonno, ci hai ragione».
mi «affettivo» : «mi faccio una passeggiata, una bella
dormita», ecc.
75
che polivalente,
- con funzione temporale, «maledetto il giorno che t’ho
incontrato / -a»
- con funzione finale, consecutiva o causale: «vieni che ti
pettino»
- «aspetta che te lo spiego»;
- perfino «voglio una vita spericolata, voglio una vita che
non è mai tardi, voglio una vita che non dormi mai»,
(Vasco Rossi, Vita spericolata, 1983)
Esempi di che polivalente addirittura in Dante, Convivio, I IX,
20: «Con quella misura che l’uomo misura sé medesimo, misura
le sue cose» e in Petrarca, Canzoniere, CXIX, 5-6: «questa vita
terrena è quasi un prato / che ’l serpente tra’ fiori e l’erba giace».
Concordanze a senso: «una ventina di automobili
restarono bloccate nella neve»; «un milione di
persone hanno sfilato per le vie di Roma»
«state contenti, umana gente» (Purg. 3 37)
«questa buona gente son risoluti d’andare a
mettere su casa altrove»
77
costrutti impersonali:
bussano alla porta
riparano la strada
mediante il pronome indefinito uno
uno non parla, e gli capitano molti guai
mediante il tu generico
tu non parli, e ti capitano molti guai
78
regresso del congiuntivo
nelle interrogative indirette:
non so se questo è vero
nelle ipotetiche dell’irrealtà:
se venivi prima, ti dicevo tutto
79
Accordo del participio passato:
Andrea ha comprato due nuovi CD
I due nuovi CD che Andrea ha comprato /
comprati
A Guglielmo Gorni che ci ha lasciati
80
Lui, lei e loro come pronomi soggetto.
Manzoni corregge sistematicamente egli > lui, ella > lei nel
passaggio dalla ventisettana alla quarantana.
L’uso di egli, ella, essa, essi, esse, è ristretto al parlato che
possiamo definire “celebrativo” e alle scritture di tipo
argomentativo e situazionale
Eglino ed elleno
il primo usato ancora da Manzoni nella redazione ventisettana
del romanzo (ma espunto in quella definitiva) e da Leopardi
nello Zibaldone (in un’annotazione del 25 marzo 1827)
il secondo protratto fino a D’Annunzio, Novelle della Pescara
(1884-1886)
Fornaciari nella sua Sintassi italiana del 1881 (parte I cap. XV)
disapprova: «Dire eglino, elleno puzzerebbe di affettazione».
81
Il neoprofessore Carducci, entrato in una classe
dell’istituto superiore femminile “Nencioni” di
Firenze per la prima lezione, suscita stupore e
ilarità a stento repressi nelle sue studentesse
alle quali aveva indirizzato l’allocutivo elleno.
Alla prima lezione, esordisce con un «Elleno
adunque...» che viene sommerso dalle risate
delle ragazze. E lui, alla più sbarazzina: «Lo so
che ella avrebbe detto: “Sicché loro...” Ma è
bene intendersi subito: qui si conviene aver
rispetto alla grammatica, qui non si parla a
modo delle ciane»
82
pronome gli usato con vari valori. Non solo ‘a
lui’, ma anche ‘a lei’ e ‘a loro’.
gli ho detto (con riferimento a un soggetto
femminile o plurale)
83
morfologia nominale
amalgama: s.m. o s.f. ? [uscita in -a, come poeta]
L’amalgama degli odontotecnici: s.m. e s.f.
• Mentre per la maggior parte dei dizionari l’amalgama degli
odontotecnici è s.m. (per es. in LUI 1968: «amalgama dentario»;
Devoto-Oli illustr.,Gabrielli illustr.), oppure s.m. o s.f. così in
GRADIT, o ancora Duro a. dentario «meno corretto l’uso al
femm.», – invece per il GDLI è solo di genere femm.: «amalgama
dentaria», senza ess. d’autore.
L’amalgama dei linguisti: s.m. (anche s.f.?)
• Non tutti i dizionari segnalano la valenza linguistica di amalgama
(così Duro, Conciso, Treccani, ecc.), ma chi la registra o
considera il lemma s.m. (per es. De Mauro, Zing.), o lo etichetta
come s.m. e s.f. (GRADIT).
84
amalgama come s.f. nel giornalismo colto (13 s.f. vs 7 s.m.)
Giovanni Sartori, Corriere della Sera» dell’1 novembre 2006,
amalgama femminile:
«Si capisce che se la sinistra si fonderà (parzialmente) nel
Partito Democratico, in tal caso anche Berlusconi dovrà cercare
una amalgama parziale»
amalgama s.f. nell’uso letterario (LIZ, GDLI)
A. Soffici av. 1954 [1900?]: «amalgama armoniosa dei toni e
dell’illuminazione del plein air»;
E. Cecchi 1936: «un’amalgama di poesia ed eloquenza»;
A. Palazzeschi 1943: «amalgama interna»;
G. Manzini 1947: «una miracolosa amalgama d’amore» (che
adopera nel 1945 la voce anche al maschile: «Un amalgama
85
singolare»).
Nella saggistica quattro ess.:
(i) quello strano amalgama (Carlo Tenca 1852, ried. in Saggi
critici, Firenze 1969, p. 361);
(ii) quasi ripugnino... allo amalgama sociale (Pietro Ellero,
Scritti politici, Bologna 1876, pp. 59-60)37.
(iii) la pienezza dell’ethos, corradicata ad una forma
altamente specifica, costituitasi per lento amalgama [...] (G.
Nencioni 1972, Antropologia poetica?, rist. in Fra
grammatica e retorica, Torino, Einaudi 1983, p. 168);
(iv) quel risultato [cioè la composizione di pseudogrecismi e
ibridismi] è, più che una fusione, un amalgama di elementi
geneticamente diversi (G. Nencioni 1987, Lessico tecnico e
difesa della lingua, ried. in Saggi di lingua antica e
moderna, Torino, Rosenberg e Sellier 1989, p. 268).
86
S.G. Sgroi, Grammatici, vi esorto alla storia! A
proposito del genere grammaticale «oscillante»
di amalgama, acme, asma, e-mail, impasse,
interfaccia, fine settimana, botta e risposta, e di
ministro/ministra, «Studi di grammatica
italiana», XXV (2006), pp. 175-254 [con
un’importante
bibliografia
finale
sulle
oscillazioni dell’uso]
87
LIZ = Letteratura Italiana Zanichelli. CD-Rom dei testi della
letteratura italiana, a cura di P. Stoppelli ed E. Picchi, Bologna,
Zanichelli [LIZ11993; LIZ21995; LIZ3 1997; LIZ4 2001: testi
362 > 1.000; autori 109 > 245 ].
G. Contini, Preliminari sulla lingua del Petrarca: «o
italiani, io vi esorto alle Concordanze!» (1951, ora
Contini 1975, xxvi) (edizione del Canzoniere, quasi
sottovoce, entro parentesi tonde, in coda a un cenno alla
«Concordanza petrarchesca dell’americano McKenzie»)
Contini 1975 = Francesco Petrarca, Canzoniere. Testo critico e
introduzione di G. Contini. Annotazioni di D. Ponchiroli,
Torino, Einaudi [il saggio introduttivo Preliminari sulla lingua
del Petrarca, vii-xxxviii, è ricavato «da una lettura riprodotta
nel fascicolo di “Paragone” (allora Sansoni, Firenze) per aprile
88
1951», xxxv].
C. Dionisotti: «ancora oggi (1961) le uniche concordanze
di cui disponiamo sono quelle, naturalmente non
compilate da Italiani né stampate in Italia, della lingua di
Dante e del Petrarca. Bibliografie sì, a bizzeffe, critiche e
non critiche, individuali e collettive, necessarie certo,
come sono necessari i cimiteri. Ma concordanze, cioè gli
strumenti indispensabili per uno studio linguistico della
letteratura, niente»
(ora Dionisotti 1967, 94, recensendo la prima storia della
lingua italiana su cui si erano posati i suoi «occhi increduli»,
quella di Bruno Migliorini)
Dionisotti C., Geografia e storia della letteratura italiana,
Torino, Einaudi [il saggio Per una storia della lingua italiana,
89-124, è già «edito, in redazione abbreviata, in “Romance
Philology”, vol. XVI, Berkeley 1962», 89].
89
concordanze, sempre più raffinate, della prima lingua
poetica, di Dante, di Petrarca e di Boccaccio, di tanti
autori antichi, ma anche fasi posteriori e testimonianze
della lingua letteraria moderna e contemporanea, e
addirittura molti autori dialettali, si possono studiare con
il fondamentale sussidio delle concordanze.
Poliziano, Machiavelli, Leopardi, ecc
«Concordanze
della
Lingua
Poetica
Italiana
dell’Otto/Novecento» (CLIPON), a cura di G. Savoca:
concordanze delle poesie di Montale, Corazzini, Cardarelli,
D’Annunzio, Sbarbaro, Ungaretti, Palazzeschi, Quasimodo,
Leopardi, Saba, Rebora, Campana, ecc
Belli, Pierro, ecc
90
Oggi
superate dai nuovi media le concordanze di
tipo cartaceo, alle quali converrà ricorrere solo
quando non siano disponibili corrispondenti
strumenti informatici
91
LIZ: selezionare secondo criteri di volta in volta variabili il
corpus desiderato (un singolo autore, un singolo testo, l’intero
blocco dei testi o quelli di un sol secolo o segmento di secoli, un
dato genere letterario [autobiografia, commedia, lirica, massime,
ecc.], una data forma [tutti i testi che presentano caratteristiche
formali comuni come l’ottava rima, il dialogo], le opere in prosa
o in versi), per ricercarvi le occorrenze di un dato lemma.
LIZ: superare verso il basso e verso l’alto il confine della parola,
che resta invece invalicabilmente determinato per le liste di tipo
cartaceo, in qualsiasi modo redatte e organizzate. selezionare
sintagmi, locuzioni, parole co-occorrenti anche a distanza, cioè
si può lavorare in modo esteso sul lessico (e, entro certi limiti,
anche sulla sintassi); e inoltre è possibile ricercarvi gli elementi
grafici, fonologici e morfologici che costituiscono la parola.
92
oscillazioni di due fenomeni
un fenomeno fonetico, l’alternanza o/uo dopo
palatale [le forme gioco/giuoco, giochi/giuochi,
figliolo/figliuolo, spagnolo/spagnuolo, e inoltre i
lemmi terminanti in -aiolo/-aiuolo, -icciolo/icciuolo]
un fenomeno morfologico, l’alternanza -o/-a nella
prima persona dell’imperfetto indicativo [(io) ero /
(io) era, (io) avevo / (io) aveva, (io) andavo / (io)
andava, (io) guardavo / (io) guardava, (io) parlavo
/ (io) parlava, (io) pensavo / (io) pensava, (io) stavo
/ (io) stava].
93
Oggi: banche dati e vocabolari solo telematici.
http//www.ovi.cnr.it. Tesoro della lingua italiana
delle origini (TLIO) con decine di milioni di
occorrenze
http//cibit.unipi.it. Biblioteca italiana telematica
del Consorzio interuniversitario CIBIT
http// corpus.cilta.unibo.it. CORIS (CORpus di
Italiano Scritto), 100 milioni di parole
94
Anche la morfologia verbale è in movimento.
Quanti usano il trapassato remoto?
O il futuro anteriore?
LEGGETE CON ESTREMA ATTENZIONE IL
MANUALE ,
pp. 39 e segg.
95
Uso contemporaneo di ma e però.
Dante, Inf. XXII 143: «Lo caldo sghermitor subito
fue; / ma però di levarsi era neente, / sì avieno
inviscate l’ali sue»; Villani, Cronica, 10.19: «Più
altri caporali di parte d’Imperio e ghibellini d’Italia
vi furono; ma però piccola festa v’ebbe»;
Landolfi, La pietra lunare [1939]: «Ma però –
volle ancora dire il vecchio – quel Napoleone era
un uomo, anzi è»).
GDLI [= S. Battaglia (- G. Barberi Squarotti), Grande Dizionario
della Lingua Italiana, 21 voll., UTET, Torino 1961-2002, s.v.
ma § 1]
96
XXII dell’Inferno: insieme al XXI, coppia di canti dedicati ai barattieri ‘coloro
che avendo un ufficio si fanno corrompere per denaro o altra ricompensa’ e
quindi, in senso lato ‘truffatori, malviventi’. Quinta bolgia dell’ottavo
cerchio, mirabilmente oscura, perché i dannati sono immersi nella pece
bollente che a Dante ricorda quella del cantiere navale di Venezia.
A guardia i diavoli neri (detti Malebranche), dal cui capo (Malacoda) Virgilio
ottiene indicazioni per passare nella bolgia seguente e addirittura una orrida
scorta guidata da Barbariccia, che dà un singolare segnale di avvio alla
comitiva. I dannati stanno ben attenti a tuffarsi nella pece bollente
all’approssimarsi della comitiva (per evitare di essere afferrati e graffiati
dagli uncini di cui i diavoli sono muniti). Uno viene tirato su da Graffiacane:
Ciampolo, cortigiano del re Tebaldo II di Navarra; allegramente straziato dai
diavoli, fa a Dante i nomi di altri due barattieri di origine italiana: frate
Gomita, quel di Gallura, e Michele Zanche. Fingendo di voler sollecitare
altri dannati a venire fuori dalla pece (offrendoli a disposizione dei diavoli)
Ciampolo ottiene di essere lasciato libero un momento: sfugge ad Alichino
che, cercando di riacciuffarlo senza riuscirvi, viene a sua volta ghermito
(136) da Calcabrina, adirato per la beffa subita dai diavoli. I due cascano
nella pece bollente, che funge da sghermitor dei due.
97
Sghermitor è un unicum dantesco
Il vocabolo è formato da ghermire, con applicazione di s-, prefisso di
largo uso e fortemente dinamico che, preposto a verbi, sostantivi e
aggettivi [non inizianti per vocali] indica allontanamento e
separazione
(sfuggire,
scampo),
opposizione
(scucire,
scontentezza), privazione o detrazione (sfrondare, smozzicare),
assenza o cessazione (smettere, spiovere [o, appunto, sghermire]).
Sulla scia di Dante, il vocabolo è usato dai commentatori danteschi
(Francesco da Buti [1324 ca.-1406], Commento sopra la Divina
Commedia; Guiniforto Barzizza [1406-63], Lo Inferno della
Commedia di Dante Alighieri col comento; anche nel lat. mediev. di
Benvenuto da Imola: «subitus separator istorum ita quod
disghermivit eos ubi erant primo ghermiti inter se»
In senso diverso (è anche questo un unicum, a quanto pare) è usato da
Giosuè Borsi (1888-1915), Versi (1905-1912): «O sghermitrice alba
sinistra, a terminar venuta i miei piaceri»; Borsi è poeta di
reminiscenze dannunziane, partito volontario in guerra e morto sul
98
fronte, a Gorizia.
Dizionari dell’uso.
Devoto-Oli, Vocabolario della lingua italiana, con CD-ROM, a
c. di Luca Serianni, Maurizio Trifone, Le Monnier, Firenze,
2012
Francesco Sabatini - Vittorio Coletti, il Sabatini Coletti.
Dizionario della lingua italiana, Firenze, Sansoni/RCS Libri,
2009
Italiano. Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana
2008, diretto da Giuseppe Patota, con CD-ROM, Milano,
Garzanti Editore, 2013
Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, con CD-ROM,
Bologna, Zanichelli, 2013
T. De Mauro, Grande Dizionario della Lingua Italiana, 6 voll.
con CD-ROM, Torino, UTET, 1999; vol. VII di supplemento,
Nuove parole italiana dell’uso, Torino, UTET, 2003 (in sigla
GRADIT)
Molti sono puri marchi (Devoto, Oli, Zingarelli
sono morti)
Differente struttura del GRADIT
I vocabolari possono dirci moltissime cose
100
Da Sabatini-Coletti
lingua [lìn-gua] s.f.
1 Organo della cavità orale dell'uomo e dei vertebrati; ha
proprietà tattili e gustative e partecipa ai processi di masticazione
e deglutizione: punta, dorso, radice della l.; schioccare la l. || tirare
fuori la l., mostrarla per l'esame del medico o in segno di scherno |
l. bianca, sporca, patinata, sintomo di cattiva digestione | l. bella,
pulita, segno di buona salute | l. biforcuta, tipica di alcuni rettili ~
persona falsa e infida | mozzare, tagliare la l. a qlcu., in
esecuzione di una condanna, supplizio anticamente in uso presso
alcuni popoli | avere la l. secca, arida, per la sete o per il lungo
parlare | con la l. penzoloni, si dice di un cane ansante, di un
impiccato o, in senso fig., di persona trafelata || fig. avere la l.
fuori, essere in affanno: sono arrivato in cima alla salita che avevo
la l. fuori
2 Nell'uso gastronomico, l. di animale macellato: l. lessa, in
101
umido, salmistrata
3 estens. Tutto ciò che può richiamare la forma di una l.: l. di fuoco; l.
di terra || l. di sabbia, striscia di spiaggia | l. del ghiacciaio (o glaciale),
parte di un ghiacciaio che scende al di sotto del bacino collettore
insinuandosi nel solco di una valle | l. di gatto (o di suocera),
biscottino lungo e sottile da tè, talvolta coperto di cioccolato; detto
anche confortino | lingue di passero, tipo di pasta più nota col nome di
linguine
4 bot. Nome popolare di funghi e di piante erbacee, le cui foglie
ricordano la forma di una l. || l. cervina, felce comune nei luoghi
ombrosi, caratterizzata da foglie lunghe fino a un metro; è detta anche
scolopendrio |
5 Nell'uomo la l. è l'organo principale della fonazione e indica perciò
la sua facoltà di parlare e la specifica parlata, quella appresa per
prima o come fondamentale, di ogni individuo (vd. anche accez. 6)
SIN favella, idioma: usare, parlare una l.; acquisizione, apprendimento
della l., facilità, difficoltà di l.; per metonimia, spec. nel l. letter., i
parlanti nel loro atteggiamento di esprimere le loro sensazioni o
opinioni: «se mo sonasser tutte quelle lingue» (Dante); «Lingua mortal
non dice / quel ch'io sentiva in seno» (Leopardi)
6 In ling. (più tecnicamente rispetto all'accez. 5) sistema di simboli
(primariamente fonici, secondariamente anche grafici, di tipo
alfabetico o di altro tipo) per mezzo dei quali, attraverso un
processo detto appunto di simbolizzazione, gli esseri umani
elaborano, fissano e comunicano il pensiero; è costituito da unità
distinte (fonemi, a livello della struttura fonica, rappresentati da
grafemi nelle scritture alfabetiche; morfemi, a livello del
significato) combinabili secondo regole sintattiche; ognuno di tali
sistemi con le sue peculiarità caratterizza fortemente la comunità
che lo ha costruito. SIN linguaggio verbale, codice: l. italiana,
tedesca, greca, giapponese; parlare, scrivere una l.; analisi della l.;
nascita, morte di una l.; evoluzione delle l.; errori di l. || l. nazionale,
adottata ufficialmente per gli usi, parlati e scritti, di una nazione,
spesso per distinguerla dalle l. locali o dai dialetti | l. naturale (o
storico-naturale), parlata nel presente o nel passato da una comunità
linguistica storicamente determinata | l. artificiale, creata
appositamente per soddisfare esigenze comunicative internazionali,
103
come l'esperanto, costituito da elementi presi da l. diverse o inventati |
l. viva, in uso ancora oggi | l. morta, non più usata normalmente come
mezzo di comunicazione tra parlanti | l. parlata, che si adopera per la
comunicazione orale e, in partic. per quella dell'uso quotidiano e
familiare | l. scritta, tipica della comunicazione scritta, di solito più
curata e controllata | l. trasmessa, il tipo di l. usato nella comunicazione
fonica o fonico-visiva a distanza, intermedio tra quella più spontanea,
parlata in situazione di faccia a faccia, e quella più pianificata propria
dell'uso scritto | l. seconda, straniera, acquisita spontaneamente o con lo
studio | l. classiche, il greco e il latino || figg. parlare la stessa l., essere
d'accordo | parlare due l. diverse, non riuscire a capirsi | in che l. ve lo
debbo dire?, si dice a chi mostra di non darci retta
7 Per antonomasia, l. italiana || questione della l., il secolare dibattito, in
Italia, sull'identità, il nome, i modelli della lingua nazionale | parlare in
l., letteratura in l., non in dialetto
104
8 L. straniera; anche con iniziale maiusc. con riferimento alla
disciplina universitaria a essa collegata: studiare, imparare una l.;
corsi di lingue; facoltà di Lingue; laurearsi in lingue || film in l.
(originale), non doppiato
9 Modo particolare di usare la l. proprio di una persona, spec. di uno
scrittore, con i suoi caratteri stilistici, o specifico di un'epoca o di un
ambito disciplinare o professionale: una l. semplice, ricercata,
raffinata, povera, oscura; l. letteraria, poetica; la l. di Dante, di
Manzoni; la l. del Trecento; la l. del diritto, dell'economia, della
medicina
10 estens. Territorio, nazione: gente di ogni l.
dim. linguetta, linguina, linguino m. | pegg. linguaccia
agg. rel. non derivati dal lemma: (6) glottologico
105
• Bisogna fare distinzione tra norma (non
sempre precisata) e uso [in tutte le sue diverse
manifestazioni, scritto (variamente scritto,
dagli scrittori ai semicolti) e orale (variamente
orale, dalle manifestazioni più elevate a quelle
della informalità assoluta).
• Le incertezze nell’uso della lingua (che non
possono essere ricondotte solo a deficienze
personali) portano ad una considerazione: non
esiste un solo italiano, ne esistono molti, che
cambiano nel tempo, nello spazio, nelle diverse
situazioni comunicative, a secondo del mezzo
che usiamo per comunicare e del nostro livello
106
socio-culturale.
Di conseguenza, dobbiamo saper calibrare il
nostro atteggiamento: il ruolo del docente
(di tutte le discipline, non solo di lettere)
non può andar disgiunto rispetto a quello
dell’utente della lingua.
• Esiste un sentimento che potremmo
definire “pudore linguistico”
(paragonabile al pudore morale trattato
dall’art 529 del Codice Penale), variabile
nel tempo, a seconda delle circostanze e in
parte anche a seconda dei singoli individui
107
• Come il concetto di pudore va soggetto a
interpretazioni diverse presso i singoli tecnici
del diritto così il sentimento della accettabilità
linguistica è sottoposto a variabilità e alcuni
dubbi o censure di anche solo pochi decenni fa
paiono oggi quasi incomprensibili.
• Come chi viola il senso del pudore viene
sottoposto a sanzioni penali (o amministrative,
non so), anche chi produce un testo
sgrammaticato viene sottoposto a sanzione: a
scuola, in un concorso pubblico, ecc.
108
Il singolo parlante o scrivente riconosce
intuitivamente l’esistenza di norme, pur se
non ha mai studiato (o magari ha odiato) la
grammatica. Ogni parlante sa che non si
può dire: *tu parla a io, e anche che una
frase come *la mela mangia Carlo, pur
sintatticamente ineccepibile, è
agrammaticale
109
Opposizione “giusto” ~ “sbagliato”. Tra
l’uso linguistico sicuramente corretto e
quello sicuramente sbagliato esiste una
“zona grigia” caratterizzata da oscillazioni
reali anche notevoli, intorno alla cui
praticabilità gli utenti manifestano notevoli
incertezze. Quindi, tripartizione piuttosto
che bipolarità.
110
• L’accettabilità di questi fenomeni nella lingua
scritta (e anche, in misura minore,
nell’oralità) oscilla non solo in base al livello
di lingua adoperato (sorvegliato o non
sorvegliato [la variazione diafasica]), ma
anche in base alla sensibilità individuale o
collettiva.
• Primo Levi, Lilit e altri racconti, Torino, Einaudi,
1981: 245 «Lui, per esempio, si sarebbe fatto
scuoiare prima, come del resto qualsiasi
piemontese o lombardo si farebbe scuoiare vivo
prima di usare un passato remoto» (GDLI). 111
Di conseguenza, dobbiamo saper calibrare il
nostro atteggiamento: il ruolo del docente
non può andar disgiunto rispetto a quello
dell’utente della lingua.
112
Alcune osservazioni di tipo “puristico”:
malgrado ‘cattivo gradimento’ si applica solo
a persone, quindi non si può dire malgrado la
pioggia sono uscito a passeggiare;
fino ad allora è sbagliato «perché allora
deriva dal latino ad illam horam e l’ad vi è
incorporato», quindi occorre dire fino allora.
Perplessità sul tipo: la signoria vostra è
invitata a partecipare gentilmente alla
riunione. Spesso io mi sento dire (o
addirittura scrivere): professore, potrebbe
dirmi cortesemente quando è fissato l’esame?113
La lingua non è un tribunale ma piuttosto una
piazza, nella quale si muovono persone
diversamente vestite e in diverso atteggiamento.
Tolleranza verso gli allotropi fonetici
(familiare/famigliare, spegnere/spengere), morfologici
(succube / succubo, apersi / aprii, devo / debbo,
sogniamo / sognamo, insieme a / insieme con, malgrado
l’avesse avvisato / malgrado che l’avesse avvisato, tre e
mezzo / tre e mezza [riferito all’ora], senza te / senza di
te) e sintattici (uso oscillante degli ausiliari essere e
avere in molti intransitivi [è piovuto / ha piovuto],
doppia reggenza del participio passato [i baci che ti ho
dato / che ti ho dati]).
114
In generale:
- l’italiano è usato, come lingua d’uso, dalla quasi
totalità dei parlanti
- si caratterizza per la frammentazione in
macrovarietà a diffusione regionale (che vanno
distinte rispetto ai dialetti, i quali variabilmente
sopravvivono)
- ammette l’esistenza di una varietà standard, la
cui effettiva padronanza richiede uno sforzo di
appropriazione da parte dei singoli, non essendo
nativa per nessun parlante
115
Tolleranza (variabile, collettivamente e individualmente)
verso i tratti regionali.
Ad esempio, per la fonetica (in molte zone d’Italia):
mancata distinzione tra /è/~/é/ (pèsca ‘frutto del
pesco’~ pésca ‘atto del pescare’), /ò/~/ó/ (bòtte ‘colpi
violenti’~ bótte ‘recipiente per il vino’)
mancata distinzione tra /s/~/z/ (chiese con la sorda
‘pass. rem. di chiedere’ ~ chiese con la sonora ‘plur. di
chiesa’)
mancata distinzione tra /ts/ sorda ~ /dz/ sonora (la
razza umana con la sorda ~ il pesce chiamato razza con
la sonora)
116
In Salento:
ipercorrettismi nell’uso della sonora:
/stadzione/, con la sonora
riluttanza alla consonanti finali: /barra/
‘bar’, /agga/ ‘[caffè] Hag’
117
per la morfosintassi:
al nord: il + nome proprio (il Paolo);
mai che + ind./cong. pres. (mai che mi porti al
cinema); cosa ‘perché’(cosa ridi?)
predominanza del passato remoto sul
passato prossimo (accentuata in Sicilia, meno
in Salento. Fenomeno opposto al nord)
118
per il lessico:
al nord: adesso ‘ora’, sberla ‘schiaffo’, terrina
‘zuppiera’
a Roma: bufala, burino, fasullo, figo, paraculo,
frocio e checca (quasi tutte passate in it.)
nel mezzogiorno: coppola ‘berretto’, coppino /
cuppino ‘mestolo’, fatica ‘ lavoro’, faticare
‘lavorare’, pittare ‘tinteggiare’, schiattare ‘soffrire
per il gran caldo’, sparatrappo ‘cerotto’, tenere
‘avere, possedere’
in Salento: villa ‘giardino pubblico’
alcune di queste voci sono ormai passate in it.:
119
camorra, pizza, scugnizzo
fonti del cambiamento
1. normali processi di obsolescenza da un lato e di
neoformazione dall’altro che modificano la struttura
della lingua (fonetica, morfologia, sintassi e lessico;
anche la grafia, che è un sistema secondario)
2. scambi con la variegata realtà dialettale (in Italia
particolarmente vivace e nient’affatto destinata
all’estinzione)
3. contatti con altre lingue (oggi in particolare con
l’inglese)
120
3. contatti con altre lingue
a.
morbus anglicus
drink (~ bevanda)
coffee break (~ pausa caffé)
meeting point (~ punto d’incontro)
body guard (~ guardia del corpo)
student service, customer service, customer satisfaction
authority, privacy, Rai educational, Raifiction,
Welfare, Tax day, USA day, Sport day, election day
Un ministro in un incontro ai Lincei il 7 ottobre ha
parlato di education come mission
spending rewiew, Jobs Act
121
food, fashion, glamour
Tipi di locali che fanno tendenza (anzi: sono trendy)
vengono etichettati come live club, meeting point,
brew pub, country house, magic snow, multi club,
show food, happy beach, drinking shop, crazy pizza,
dream hotel, show window.
Una circolare interna di una azienda invitava a
billare le ore lavorate in un particolare settore.
122
quesito: cos’è la «spending rewiew»?
quesito più difficile: cos’è il «jobs act»?
è corretta la -s?
123
“Jobs Act? E che ne so, e chi lo conosce. Non so
manco se è nu pesce, è na carne… Di nome non
lo so, poi magari se lo vedo, lo riconosco. C’ha la
barba?”. Così il senatore di Forza Italia, Antonio
Razzi risponde a una domanda di Claudio Sabelli
Fioretti e Giorgio Lauro sul piano riforme del
governo Renzi, nel corso della trasmissione
radiofonica “Un giorno da pecora» (radio due)
Jumpstart Our Business Startups
To increase American job creation and economic
growth by improving access to the public capital
markets for emerging growth companies.
124
cucina e alimentazione
lasagne
(a
partire
dal
XVI
secolo)
successivamente
aleatico,
panettone,
pappardelle
pizza (che pare sia la parola italiana più diffusa al
mondo),
pasta,
spaghetti,
cannelloni,
cappuccino, espresso, mortadella, salame,
tiramisù
«Lobster Fra Diavolo», «Shrimp
Diavolo», «Chicken Scarpariello»
Fra
125
Il Deutsches Universalwörterbuch contiene numerosi
italianismi gastronomici che, considerata la fonte, andranno
valutati come appartenenti al lessico comune:
«al dente, antipasto, balsamico (aceto balsamico), barista,
bel paese, broccoli, bruschetta, calamari, cannoelloni,
cappuccino, carpaccio, cassata., chianti, ciabatta, cinzano,
espresso, farfalle, focaccia, frascati, frutti di mare, gnocchi,
gorgonzola, grappa lambrusco, lasagne, latte macchiato,
makkaroni, maraschino, mascarpone, minestra, minestrone,
mortadella, mozzarella, osteria, pancetta, panettone,
pannacotta, pasta, pecorino, pesto, pizza, pizzeria, polenta,
prosecco, radicchio, ravioli, risotto, ristorante, rucola,
scampi, spaghetti / spagetti, spumante stracciatella, tartufo
(gelato), taverne, tiramisu (sic), tortellino, tortellone,
126
trattoria, tuttifrutti (gelato), zabaglione, zucchino».
parmesan, freddocino
«Combino» e «Fioccini», «Tizio» e «Bellarom»
In molti casi, per ottenere il cosiddetto «country-of-origin
effect» [anglicismo!!!] ditte tedesche ricorrono per i
loro prodotti a nomi che richiamano l’Italia senza
averne l’origine: «acentino», «alberto» [pizza e piatti
pronti a base di pasta surgelati], «baresa» [sughi pronti],
«bellarom» [caffè], «caffeciao», «casale» [mozzarella],
«casa moderna» [pizza], «combino» [pasta e sughi
pronti], «costa delicata» [frutti di mare], «cucina» [linea
di prodotti vari “all’italiana”], «cucina originale italiana»
[linea di prodotti vari “all’italiana”], «Don Camillo»
[piatti a base di pasta], ecc.
127
XXVII° Congresso della «Société de Linguistique
Romane» (Nancy, 15-20 luglio 2013)
Danielle Candel – Teresa Cabre
«Nous ne faisons place aux mots étrangers qu’autant qu’ils
sont vraiment installés dans l’usage, et qu’il n’existe pas
déjà un honnête mot français pour désigner la même chose
ou exprimer la même idée».
128
Un ex presidente nazionale di Confindustria
sollecita l’esportazione dei prodotti italiani
parlando di food, beverage, fashion, glamour.
Nello stesso momento gli imitatori dei nostri
prodotti sparsi nel mondo si danno nomi che
sembrino italiani proprio per attrarre compratori
incauti.
In un convegno all’Accademia dei Lincei un
ministro ha parlato di education come mission
del suo ministero
129
b. decisione del Politecnico di Milano (e di
qualche altra università): interi corsi
magistrali e di dottorato dovrebbero svolgersi
esclusivamente in inglese
evidenti implicazioni sociali e addirittura
costituzionali (oltre a quelle linguistiche)
130
Affiancare nelle attività scientifiche, nei congressi e nelle
riviste, all’inglese una rosa di lingue di grande
tradizione: italiano, francese, tedesco, spagnolo,
portoghese, ecc.
Abstracts o Summaries, talvolta corredati di Keywords.
Nei congressi delle «Société de Linguistique et
Philologie Romanes», negli interventi, negli atti dei
congressi e in tutte le pubblicazioni si possono usare
tutte le lingue romanze (anche le meno diffuse, come ad
esempio il ladino) ma non l’inglese (per l’ottimo motivo
che non si tratta, fino a prova contraria, di una lingua
131
romanza)
c. strategia educativa che consolidi la
diversità linguistica
idea semplice: oggi ciascuno ha bisogno di tre
lingue.
la prima, la lingua identitaria; la seconda,
l’inglese come lingua veicolare; la terza, una
seconda lingua straniera liberamente
scelta, sulla base dei valori che il singolo
individuo attribuisce alla lingua scelta, in base
ai suoi interessi e ai suoi rapporti con altri
paesi e altre culture.
132
1. processi di obsolescenza e di neoformazione
Lessico:
sessanta
parole
italiane,
lessicologicamente
qualificabili
come
archeologismi, hanno vissuto gran parte della loro
vita nel solo mondo dei dizionari.
V. Della Valle – G. Patota, Residui passivi. Storie
di archeologismi, «Studi di Lessicografia italiana»
XXX (2013), pp. 133-164.
133
abbatacchiare ‘percuotere con un batacchio’, accattapane
‘accattone’‘mendicante’, acconto ‘amico’ ‘familiare’ ‘confidente’,
appennecchiare ‘disporre, ridurre in pennecchi’, baciabasso
‘baciamano’ ‘profondo inchino’, beccastrino ‘zappa lunga e stretta
per togliere sassi’, calisse ‘pannolano di poco valore’, campamento
‘quanto serve per vivere’, ‘(mezzo di) salvezza’, debaccare
‘correre’ ‘agitarsi’, decere ‘essere conveniente, appropriato’,
dibucciare ‘sbucciare’, diluvione ‘mangiatore vorace’, disenfiare
‘sgonfiare’, egente ‘bisognoso’ ‘povero’, fànfano ‘chiacchierone’,
fortume ‘sapore penetrante, acido e forte’, fracassìo ‘fracasso’
‘fragore continuato’, immezzire ‘diventare fradicio’, laqueato
‘ornato di lacunari’, lucignolato ‘avvolto, ritorto come un
lucignolo’, malagiato ‘privo di comodità, benessere’ ‘disagiato’,
nestare ‘innestare’, nocchieroso ‘pieno di nocchi’, notaria o
noteria ‘arte del notaio’ ‘notariato’, orbità ‘cecità’ ‘privazione’,
ormare ‘inseguire’, ostelliere ‘oste’ ‘albergatore’,
134
palizzo ‘palizzata’, pendevole ‘pendente’, pincione ‘fringuello’,
pinzo ‘pieno zeppo’, pistore ‘fornaio’, pomoso ‘ricco di frutti’,
prezza ‘apprezzamento’, privigno ‘figliastro’, prodigalizzare
‘scialacquare’,
producimento
‘produzione’,
racciabattare
‘accomodare alla meglio’, raffacciare ‘rinfacciare’, rammattonare
‘ammattonare di nuovo’ ‘riammattonare’, rangola ‘preoccupazione’
‘affanno’, rattacconare, ‘riparare le scarpe con pezze o toppe’,
recamento ‘riferimento’ ‘il recare’, rovigliare ‘rovistare’ ‘frugare’,
rugghiamento ‘ruggito’, sboglientare ‘sbollentare’, smanziere
‘innamorato’ ‘amante’, staggina ‘sequestro’ ‘pignoramento’,
straccaggine ‘stanchezza’ ‘spossatezza’, tattera ‘cosa da nulla’
‘sciocchezza’ ‘minuzia’, ‘difetto, vizio’, tortezza ‘stortezza’
‘deformità’, treccare ‘ordire imbrogli, intrighi’, treggea ‘insieme di
confetti’, vendevole ‘vendibile’, vivificativo ‘capace di vivificare’
‘vivificatore’; e poi necare ‘uccidere’, pluvia ‘pioggia’, propago
‘stirpe’ ‘discendenza’, sbricco ‘furfante’ ‘briccone’ e
135
svenevolaggine ‘svenevolezza’.
In rete: «adotta una parola»
«adotta una parola»: un gioco online per salvare l'italiano
Una
campagna
della
Società
Dante
Alighieri,
con il supporto di «IoDonna» e «Corriere.it»
«adotta una parola»: un gioco online per salvare l'italiano
Una
campagna
della
Società
Dante
Alighieri,
con il supporto di «Io Donna» e «Corriere.it»
Nella conversazione quotidiana entrano continuamente nuove
parole, da postare a kebabbaro, mentre altre cadono lentamente
in disuso, come esecrabile o procace.
Per tutelare l'italiano che scompare, la «Società Dante Alighieri»
che dal 1889 si propone diffondere la lingua e la cultura italiane nel
mondo, ha lanciato la campagna «Adotta una parola». In
collaborazione con quattro dizionari d’italiano (Devoto Oli,
Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli) ha selezionato le parole in
via d'estinzione nella nostra lingua.
Sul sito dell'iniziativa, chiunque ami l'idioma del bel paese
può scegliere una parola, adottarla e diventarne il
custode per un anno, impegnandosi a promuoverne
l’utilizzo, segnalarne abusi e registrare nuovi significati.
L'aspirante custode deve indicare la motivazione della
scelta e sottoscrivere una dichiarazione simbolica
d'impegno: in cambio, riceverà un certificato (digitale) di
adozione.
Anche Io Donna e Corriere.it sostengono l'iniziativa.
Hanno scelto venti parole "in via d'estinzione" e
propongono un gioco per valorizzarle: nel 2014 i lettori
potranno scegliere una parola e inviare una frase che la
contenga e ne illustri il significato. Io Donna sceglierà e
pubblicherà le frasi migliori.
137
Le parole con cui giocare:
affastellare, calligrafico, contrito, delibare,
diatriba, dirimere, emaciato, fandonia, fronzolo,
stantio, fuggevolezza, improntitudine, leziosità,
lusingare, narcisistico, perseveranza, presagire,
propinare, sconclusionato, uggioso.
138
Esperimento (ognuno può farlo su sé stesso)
Si verifichi in quale misura parlanti colti conoscono
e usano parole che ricorrono con frequenza bassa o molto
bassa in testi scritti e parlati contemporanei.
Sono le parole che il GRADIT marca con BU,
ʺbasso usoʺ.
Si può rispondere:
1. la uso
2. non la uso ma ne conosco il significato
3. non la uso e non ne conosco il significato
139
4. è parola sinonima di …
Ecco qualche lista:
abbreviatore, accarezzamento, accoglitore,
acquaiolo, adeguazione, affastellatore, agapico,
aghettiforme, aleggiare, allestitura
cachigrafo, califfa, cancrenarsi, capivoltare,
carnivoria, cassula, cavernità, centuplice,
chiamavetture, ciabattoso
facondo, fare ciccia, favoreggiare, fiammoso,
finestrata, fluttare, formulistica, frasconaia,
frondeggiare, fuori chiave
ecc.
140
Accanto a parole che scompaiono ci sono i
neologismi: http://www.iliesi.cnr.it/ONLI/BD.php
L’Osservatorio mira a:
- individuare le linee di tendenza nella
formazione di neologismi;
- verificare la vitalità dell’italiano
contemporaneo nell’uso dei meccanismi di
produzione e di formazione.
141
La banca dati dell’Osservatorio neologico della
lingua italiana è costituita sulla base dello spoglio
dei principali quotidiani nazionali, e anche di molti
a diffusione locale, che permettono di verificare il
continuo arricchimento, e quindi di ricostruire la
costante evoluzione, del lessico italiano dagli anni
Novanta del XX secolo a oggi. Vi sono comprese
formazioni di nuovo conio o derivate,
internazionalismi, forestierismi, tecnicismi e
alcuni neologismi d’autore, in considerazione
dell’opera di diffusione e di influenza esercitata dai
quotidiani nella lingua d’uso, soprattutto nella loro
142
veste di fonte scritta.
L’esigenza di dare un nome a concetti, fenomeni, tendenze
o eventi nuovi spinge i giornalisti a diventare veri e propri
onomaturghi, coniando, cioè, espressioni nuove, non
presenti nei dizionari.
un esempio per tutti:
tangentopoli ‘nel linguaggio giornalistico degli
anni novanta, lo scandalo delle tangenti legate alla
pubblica amministrazione’ (all’inizio riferito alla sola città
[-poli, < gr. Polis ‘città’ ] di Milano)
da lì, dimenticando l’etimologia originaria: affittopoli,
calciopoli, parentopoli, ecc. [cercate nell’Osservatorio]
143
Inoltre, gli elementi referenziali per ogni
persona sono in continua evoluzione. Lo
sviluppo di nuove conoscenze e l’affermarsi di
contesti tecnologici e sociali mutevoli –
l’informatica,
le
telecomunicazioni,
l’economia, la politica, i grandi cambiamenti
mondiali in atto – determinano un’elevata
mobilità lessicale, che si manifesta anche
nell’oscillazione delle forme denominative.
144
nell’ONLI, 12 novembre 2014
totale: 2507 entrate
126 pagine informatiche
abaya, s. f. inv.
abbassacolesterolo, s. m. e agg. inv.
abbattitore, s. m.
abertzale, agg.
abito-bustier, loc. s.le m.
abito-camicia, loc. s.le m.
abito-gioiello, loc. s.le m.
abito-peplo, loc. s.le m.
abito-scultura, loc. s.le m.
abito-sirena, loc. s.le m.
abortismo, s. m
145
zerovirgola, s. m. e f. e agg. inv.
zignare, v. intr.
zona a traffico limitato, loc. s.le f.
zona-euro, loc. s.le f.
zonarolo, s. m. e agg.
zona rossa, loc. s.le f.
zupperia, s. f.
146
abaya s. f. inv.
Sopravveste tradizionale islamica, di lana pesante perlopiù di
colore nero o scuro, lunga fino ai piedi.
in Arabia Saudita le donne non si mostrano in pubblico se non
accompagnate da un familiare, salvo rare occasioni, non possono
guidare e vanno in giro coperte dalla abaya, la veste nera che lascia
scoperti solo gli occhi (Francesca Caferri, Repubblica, 25 novembre
2008, p. 19).
Già attestato in: Repubblica, 23 agosto 1990, p. 6 (Vladimiro
Odinzov)
Tipo: Prestito/ Arabo
Formanti: abaya (arabo)
Pubblicato in: 2006 parole nuove, Milano 2005
Il Vocabolario Treccani. Neologismi. Parole nuove dai giornali, Roma
2008
147
Grande dizionario italiano dell’uso, Torino 2007 (1992)
abbassacolesterolo (abbassa-colesterolo), s. m. e agg. inv.
Chi o che riduce la concentrazione di colesterolo nel sangue.
I farmaci d'elezione sono le statine, gli abbassacolesterolo che fino a ieri si giudicava
conveniente somministrare a chi ha già avuto un infarto, ovvero come misura di
prevenzione secondaria, ma che una nota della Commissione unica del farmaco
immette ora nella prevenzione primaria. (Giovanni Maria Pace, Repubblica, 5 ottobre
2001, p. 29, Cronaca).
È la prima volta che vengono dimostrati i benefici di una statina (un farmaco
abbassacolesterolo) nel ridurre il rischio di eventi cardio-vascolari nelle donne (studio
su 6.801). Venti mg di rosuvastatina al giorno, presi per due anni, hanno ridotto del 46
per cento un mix di eventi cardiovascolari (infarti, ictus, decessi per cause cardiache,
procedure di rivascolarizzazione coronarica, angina instabile). (M. R. M., Repubblica,
24 novembre 2009, p. 40, Salute).
Già attestato in: Repubblica, 16 novembre 1995, p. 22 (Giovanni Maria Pace)
Tipo: Composizione / Verbo+nome
Formanti: abbassare colesterolo
Pubblicato in: Neologismi quotidiani, Firenze 2003
Il Vocabolario Treccani. Neologismi. Parole nuove dai giornali, 148
Roma
2008
zona rossa (Zona rossa), loc. s.le f.
Zona di allerta e di esclusione; con riferimento a una zona di
sicurezza, appositamente perimetrata, alla quale è interdetto l'accesso.
Lasciati i temi politici del giorno davanti a palazzo Chigi, […] [Pier Luigi] Bersani,
[Dario] Franceschini, Rosy Bindi e un altro centinaio di deputati si sono diretti
all’Aquila. […] alla comitiva […] viene il groppo alla gola che prende chiunque si
avventuri tra le macerie della spettrale «zona rossa» della città terremotata. (Mario
Stanganelli, Messaggero, 28 luglio 2010, p. 4, Primo Piano).
I manifestanti, in corteo, si sono avvicinati con fumogeni e amplificatori, fino a
qualche centinaio di metri dal palco del premier per disturbarne l'intervento. E ci
sono riusciti, anche se controllati a vista dalle forze dell'ordine che avevano creato
una sorta di «zona rossa» attorno all'area in cui si è svolta la cerimonia del
giuramento degli allievi della Guardia di Finanza. (Enrico Paoli, Libero, 27 maggio
2012, p. 6, Primo Piano).
Già attestato in: Repubblica, 10 febbraio 1985, p. 11, Cronaca (Oliviero Beha)
Tipo: Polirematica / Nome+aggettivo [cercate il significato di polirematica]
Formanti: zona rosso
Pubblicato in: Neologismi quotidiani, Firenze 2003
Il Vocabolario Treccani. Neologismi. Parole nuove dai giornali, Roma 2008 149
Decine di manifestanti si dirigono verso la «zona
rossa» ai piedi del Duomo, rimuovendo le
transenne.
[anche in questo caso tra virgolette a
caporale]
Corriere della Sera, 15 novembre 2014, p. 2
150
zupperia s. f.
Locale di ristorazione nel quale sono servite e consumate
zuppe di vario tipo.
In Italia, facciamo più fatica a pensare la minestra in versione street food o come
supporto ad altri ingredienti, tanto che la «zupperia» (souperie), intesa come luogo di
acquisto e consumo di zuppe cremose, ha vissuto una brevissima stagione modaiola
qualche tempo fa, senza evoluzioni e senza eredi. Nella quotidianità casalinga, invece,
la cose vanno assai meglio: merito dei piccoli grandi elettrodomestici che
semplificano l'approccio alla cucina, e dei grandi cuochi che ci hanno insegnato ad
amare vellutate & affini. (Licia Granello, Repubblica, 29 ottobre 2006, p. 46,
Domenicale).
Già attestato in: Corriere della sera, 17 febbraio 2001, p. 57, Cronaca di Milano
Tipo: Suffissazionee
Formanti: zuppa -eria 1[Suffisso che forma sostantivi indicanti negozi, laboratori,
luoghi di vendita, locali pubblici o servizi commerciali] [ricordate friseria, che non è
nell’Osservatorio]
Pubblicato in:
Neologismi quotidiani, Firenze 2003
151
Il Vocabolario Treccani. Neologismi. Parole nuove dai giornali, Roma 2008
Fenomeni di obsolescenza e di innovazione si
manifestano non solo nel lessico, ma ad ogni
livello della lingua.
I fenomeni di morfosintassi (e anche di grafia e
di fonetica) che abbiamo esaminato nella zona
grigia testimoniano il movimento dell’italiano
152
2. scambi con la variegata realtà dialettale
Oggi circa il 50% della popolazione alterna
italiano e dialetto, circa il 40% della popolazione
usa esclusivamente l’italiano, si aggira intorno al
6/7% la percentuale di coloro che usano solo il
dialetto.
Siamo in una situazione di diglossia (non rigida)
153
Diglossia e bilinguismo.
Il concetto di diglossia è stato elaborato da Ch. A. Ferguson nel
1959 (Diglossia in “Word”), con riferimento a quattro diverse
situazioni: paesi arabi (con l’arabo letterario come varietà alta
[A] e l’arabo colloquiale come varietà bassa [B], Grecia (con la
katharevusa [A] e la dimotikì [B]), Svizzera (con il tedesco [A] e
lo svizzero-tedesco [B]), Haiti (con il francese standard [A] e il
creolo [B]). A si usa per un sermone in chiesa o in moschea, per
un discorso in parlamento, per una lezione universitaria, per un
notiziario radiofonico o televisivo, per un articolo di giornale, per
la poesia e la letteratura elevata, ecc.; B si usa per ordini a
sottoposti, per le conversazioni con familiari, amici e colleghi,
per la letteratura popolare, ecc. Differenze con la situazione
italiana di oggi. Il bilinguismo non prevede una gerarchia rigida
nell’uso, ma la coesistenza di varietà di pari prestigio (es.: l’Alto
154
Adige o la Svizzera e le sue quattro lingue ufficiali).
Sottoposti alla pressione dell’italiano, i dialetti si
indeboliscono:
perdono
parole
(salent.
caforchia, cannaozzu, currulu, dderlampare, sire,
tata e moltissime altre) o sostituiscono
[/affiancano] [al/]le forme dialettali con [0] altre
italianizzanti (canata > cognata, cittu > zitto,
faore > favore, fungu > fungo, pete > piede,
state > estate e moltissime altre)
155
A direzione invertita, molti termini dialettali
entrano nell’italiano.
Piemonte: agnolotti, fonduta, gianduiotto,
grissini; barbera, barolo; funzionario, vidimare,
battere la fiacca, piantare una grana
Lombardia: grana, gorgonzola, fesa, ossobuco,
panettone; lavandino, mantovane, tapparelle;
marsina
Toscana: panforte, ricciarelli; becero, bischero,
figuro, perbene (< Pinocchio); un sacco e una
sporta (< Pinocchio); mandare a quel paese
156
Lazio (Roma): braciola, porchetta, saltimbocca,
sfilatino, supplì, stracciatella, spaghetti
(all’amatriciana / alla matriciana);
Italia meridionale: pizza, caciocavallo, provola,
provolone, calamaro, capitone, cernia,
cannolicchio, vongola; lampara; camorra
Salento: negramaro, primitivo
Sicilia: cannolo, cassata; passito, nero d’Avola;
intrallazzo, mafia, omertà, picciotto, pizzo, pizzino;
incazzarsi
157
Anche fenomeni fonomorfologici.
dal settentrione:
esclamativa parziale con introduttore di che: che
bello, che bravo (invece di: quanto è bello, come è
bello, ecc.)
introduttore interrogativo cosa per quanto: cosa
costa? cosa pesa?
pronome te invece di tu (quest’uso e settentr,
toscano e romano): in posizione isolata: io sto bene,
e te?; posposto: lo dici te, lo pensi te; separato dal
verbo: te cosa fai domani? te cosa vuoi fare?
158
da Roma:
sta per è: sta malato; ci sta per c’è: ci sta un
supermercato, qui vicino?
congiuntivo imperfetto invece del presente: che la
smettesse! che si stesse zitto!
interrogativa introdotta da che: che sei impazzito?;
che non ti senti bene?
suffisso -aro: borgataro, gruppettaro, benzinaro,
rocchettaro, ecc.
159
dall’Italia meridionale
oggetto preposizionale: amo a Marta, domani
vedo a Maria
160
Questione: l’italiano esce dai confini?
Firenze, 21 e 22 ottobre
«Stati Generali della Lingua Italiana»
Ministero degli Affari Esteri, in collaborazione
con i Ministeri dell'Istruzione e dei Beni culturali
161
Gruppo 1. Nuove sfide e nuovi strumenti della
comunicazione linguistica (apprendimento digitale,
cinema, teatro, audiovisivo, ruolo del libro)
Gruppo 2. Le strategie di promozione linguistica per le
diverse aree geografiche e per paesi prioritari.
(Mediterraneo, Cina, USA, America Latina)
Gruppo 3. Ruolo delle università con particolare
attenzione alle cattedre di «Italianistica».
Gruppo 4. Ruolo degli italofoni e delle comunità italiane
all’estero
Gruppo 5. Gestione e strumenti della promozione della
lingua italiana.
162
questione cruciale
modello di italiano da proporre, scelta non
semplice considerate l’ampiezza e la varietà
delle trasformazioni che percorrono attualmente
la lingua italiana e ne mettono in crisi il
concetto tradizionale di standard
163
Harro Stammerjohann (a cura di),
Dizionario di italianismi in francese, inglese,
tedesco (DIFIT), Firenze, Accademia della
Crusca, 2008
circa 2.700 italianismi in tedesco, 2.300 in
inglese, 2.000 in francese
fonti: vocabolari e repertori delle lingue
riceventi
164
italianismi: quanti sono?
i conti cambiano radicalmente a seconda che si
tenga conto:
- solo degl’italianismi diretti o anche di quelli
sicuramente indiretti
- solo di quelli già acclimatati o anche di quelli
recentissimi, ma vivi nella conversazione orale
- solo delle basi o anche dei derivati
- solo dei prestiti o anche dei calchi semantici
165
Altra questione.
Ampliare la schedatura attraverso la viva voce degli
informatori avrebbe sicuramente aumentato il numero
complessivo dei lemmi repertoriati ma per altri versi
avrebbe complicato le cose: quante attestazioni della
medesima forma si dovrebbero accertare ai fini
dell’accoglimento nel DIFIT? come giudicare la
qualità della fonte? quale forma preferire in presenza
di più varianti (fonomorfologiche o semantiche)? Il
ricorso ai dizionari garantisce invece una sorta di
vidimazione ufficiale, pur nella consapevolezza che
anche l’opera dei redattori di dizionari soggiace a
fenomeni di variabilità, spesso non di poco conto.
166
«Italiano per il mondo», Firenze, Accademia
della Crusca, 2012
dominio letterario
finanza e commercio
arti
musica
cucina e alimentazione
moda
167
I capolavori del Medioevo italiano circolano
all’estero attraverso le traduzioni, come quelle
castigliane e catalane della Divina Commedia ai
primi del Quattrocento. Le traduzioni si
moltiplicano, specie quelle di Petrarca, dal XVI
secolo in poi, quando l’italiano di cultura conosce
forse la sua massima fortuna europea
Serie di scrittori stranieri in lingua, tra cui:
Montaigne, Quevedo, Milton fino ai più recenti
Joyce e Pound
168
epica e trattazioni enciclopediche: francese
Brunetto Latini, maestro di Dante, in francese
scrive il suo Tresor, enciclopedia medievale
presto volgarizzata, già alla fine del Duecento:
il francese è «la parleure ... plus delitable et
plus commune a tous gens»
altri:
- la Cronaca di Martino da Canale
- il Milione di Marco Polo steso da Rustichello
da Pisa
169
Negli stessi decenni,
poesia amorosa: provenzale
in questa lingua scrivono non pochi poeti
dell’Italia settentrionale e centrale
ventisette trovatori italiani o di possibile origine
italiana: Sordello da Goito, Percivalle Doria [che
poetò anche in siciliano], Lanfranco Cigala,
Bonifacio Calvo, Bartolomeo Zorzi, ecc..
170
finanza e commercio (mercanti)
fr.a. lombard ‘usuraio’ e successivamente ‘rapace, avido’
(e maison de lombard ‘monte di pietà’),
l’anglonormanno lombard (e poi in inglese con lo stesso
senso, attestato ancor oggi a Londra da una «Lombard
Street»), il ted. lombard credit ‘obbligazione’, il russo (e
anche ceco, ungherese) lombard ‘prestito su pegno’, il
neerland. lommerd ‘luogo dove si cambia e si presta
denaro’; il port. e lo spagn. del Messico ‘ tipo di cavolo’,
il cat. ‘capomastro, muratore’
il fiorino (il fiore è simbolo di Firenze) è moneta
olandese (fino all’avvento dell’euro) e tuttora in corso per
quella ungherese;
171
la lira (< libra) (una volta italiana) è moneta corrente in
altri paesi come la Turchia e l’Egitto;
il germanismo banco (< bank semplicemente ‘panca,
sedile’) assume in Italia il significato tecnico di ‘banco di
prestatore o cambiatore di denaro’ e successivamente di
‘istituto di credito’; da qui si trasmette poi al fr. banque,
all’ingl. bank; ted. bank (“cavallo di ritorno”), al
neerland. bank, allo sp. banco, al port. banco;
analoga sorte tocca all’italiano banchiere > fr. banquier,
ingl. banker, ted. Banker, neerland. bankier, ecc.
172
comunicazione artistica e architettonica
artista, chiaroscuro, fresco, schizzo, tempera,
maniera, sveltezza
architetto, ordine (architettonico)
bassorilievo, cannellatura, cavetto, cornicione,
stucco
173
musica
movimenti musicali: adagio andante, allegro,
accelerando, crescendo, forte, fortissimo, lento,
maestoso
composizioni ballabile, concertino, sinfonietta
protagonisti dell’opera baritono, basso, contralto,
mezzosoprano, tenorino
strumenti pianoforte, pianola, tuba, viola,
violoncello
174
Caruso, Buti, Gigli
Villa, Modugno, Mina, Vanoni (che collabora con
artisti come Vinicius de Moraes e Toquinho),
Dalla (la sua canzone Gesù bambino sembra sia
stata per due anni il best-seller del Sud America,
cantata da Maria Bethania, diva del canto
popolare brasiliano e, in traduzione intitolata
Minha historia, da Chico Buarque de Hollanda,
l’intellettuale della canzone brasiliana)
addio, arrivederci, buongiorno, ciao (fortunatissimo,
nella conversazione di molte lingue ormai
sostitutivo delle formule di saluto autoctone),
amore, bacio, bella
175
cucina e alimentazione
lasagne (a partire dal XVI secolo) successivamente
aleatico, panettone, pappardelle
pizza (che pare sia la parola italiana più diffusa al
mondo),
pasta,
spaghetti,
cannelloni,
cappuccino, espresso, mortadella, salame,
tiramisù
«Lobster Fra Diavolo», «Shrimp
Diavolo», «Chicken Scarpariello»
Fra
176
Il Deutsches Universalwörterbuch contiene numerosi
italianismi gastronomici che, considerata la fonte, andranno
valutati come appartenenti al lessico comune:
«al dente, antipasto, balsamico (aceto balsamico), barista, bel
paese, broccoli, bruschetta, calamari, cannoelloni,
cappuccino, carpaccio, cassata., chianti, ciabatta, cinzano,
espresso, farfalle, focaccia, frascati, frutti di mare, gnocchi,
gorgonzola, grappa lambrusco, lasagne, latte macchiato,
makkaroni, maraschino, mascarpone, minestra, minestrone,
mortadella, mozzarella, osteria, pancetta, panettone,
pannacotta, pasta, pecorino, pesto, pizza, pizzeria, polenta,
prosecco, radicchio, ravioli, risotto, ristorante, rucola,
scampi, spaghetti / spagetti, spumante stracciatella, tartufo
(gelato), taverne, tiramisu (sic), tortellino, tortellone,
trattoria, tuttifrutti (gelato), zabaglione, zucchino».
177
parmesan, freddocino
«Combino» e «Fioccini», «Tizio» e «Bellarom»
In molti casi, per ottenere il cosiddetto «country-of-origin
effect» [anglicismo!!!] ditte tedesche ricorrono per i loro
prodotti a nomi che richiamano l’Italia senza averne
l’origine: «acentino», «alberto» [pizza e piatti pronti a base
di pasta surgelati], «baresa» [sughi pronti], «bellarom»
[caffè], «caffeciao», «casale» [mozzarella], «casa moderna»
[pizza], «combino» [pasta e sughi pronti], «costa delicata»
[frutti di mare], «cucina» [linea di prodotti vari
“all’italiana”], «cucina originale italiana» [linea di prodotti
vari “all’italiana”], «Don Camillo» [piatti a base di pasta]
178
moda
Punto Italia, Profilo Italiano, Bella moda, Via Veneto (a
Rio)
Chiesa cattolica
in italiano la grande maggioranza dei suoi scritti
quotidiano a diffusione universale,
insegnamento nelle proprie università e nei collegi pontifici
lemmi relativi all’abbigliamento e ai titoli ecclesiastici:
confessionale, conclave, monsignore, nunzio, papalina, ecc.
occasioni ufficiali e pubbliche i pontefici (al di là della loro
nazionalità originaria) usano quasi esclusivamente l’italiano come
lingua della comunicazione veicolare, orale e scritta
(recentemente papa Francesco in Corea del Sud).
179
Circolazione dell’italoromanzo nei paesi del mediterraneo
In contesti e in momenti storici vari, la nostra lingua (o
specifiche varietà di essa) ha rappresentato un fondamentale
strumento di interconnessione e intercomprensione tra i
popoli mediterranei, con connotazioni eminentemente
strumentali e veicolari legate ai commerci ai rapporti di
vario genere; prevalgono modalità orali per il contatto, pur
se ovviamente l’intera documentazione del passato a noi
pervenuta è di tipo scritto.
180
repubbliche marinare di Venezia e (in misura
ridotta) di Genova
nelle isole dell’Egeo sin dai primi secoli del
secondo millennio e vi restano a lungo, anche
dopo la presa di Costantinopoli da parte dei
Turchi nel 1453
Genova è estromessa definitivamente dall’Egeo
nel 1566
Venezia mantiene pezzi del suo dominio ancora
per qualche tempo
181
veneziano e genovese depositano vari elementi
lessicali nel neogreco
venez mezar(i)òla ‘clessidra’, ‘misura di tempo rispondente a un
quarto d’ora’ > neogreco meŝarolli [s sonora] (isola di Chalki),
meddzarolli (isola di Simi); venez. zonta [s sonora] ‘aggiunta,
pezzo che si aggiunge’, ‘giunta di tessuto’, ‘guadagno
estemporaneo, arrotondamento’ > neogreco tsonda [s sorda] ‘id.’;
varie forme con i suffissi -ésos [s sonora] (frandzésos, englésos,
kinésos [sempre s sonora]), -áδa (lemonáδa ‘limonata’,
portokaláδa ‘aranciata’, katsáδa ‘sgridata, lavata di capo’), aδóros (avandaδóros ‘complice in un furto’, fumaδóros
‘fumatore’, dzoγaδóros ‘giocatore (accanito)’)
gen. fugún ‘grossa cassa quadra usata sulle navi per accendervi il
fuoco e fare la cucina’ va ricondotto il neogr. fufú ‘fornello
portatile’, ‘fornello del venditore di caldarroste
182
A Lecce il leone di san Marco è effigiato nel sedile, in
piazza sant’Oronzo
cinque lettere di Sabatino Russo e una di Mosè de Meli,
mercanti salentini, al veneziano Biagio Dolfin – 1392,
1399, secc. XIV ex. – XV in., Copertino-Lecce
(nell’archivio di stato di Venezia)
Stussi Alfredo, 1965, Antichi testi salentini in volgare, in
«Studi di filologia italiana», XXIII, pp. 191-224, poi in
Stussi Alfredo, 1982, Studi e documenti di storia della
lingua e dei dialetti italiani, Bologna, il Mulino, pp. 15581.
183
Giovanni Antonio Orsini del Balzo, principe di Taranto
(muore nel 1463)
Angilberto del Balzo, conte di Ugento e duca di Nardò
(muore nel 1487)
Ora nella B.N. di Parigi a séguito della biblioteca dei re d’Aragona,
nella quale confluiscono i manoscritti di provenienza salentina, in
conseguenza dei ripetuti sequestri, operati dai re di Napoli, di beni
appartenuti a feudatari ribelli più o meno convintamente filoangioini.
La parte più consistente dei fondi manoscritti conservati a Napoli
(«unze cent quarante livres de toutes sortes» assicura una annotazione
coeva) raggiunge la capitale francese come bottino di guerra al rientro
in Francia di Carlo VIII, dopo la breve parentesi della sua discesa a
Napoli (1494-95), e qualche anno dopo in conseguenza di due vendite
effettuate dal deposto re aragonese Federico e da sua moglie Isabella
184
del Balzo
nell’abbazia di S. Nicola di Càsole si produce, fino
alla caduta di Otranto in mano dei Turchi (1480-81),
un numero straordinario di manoscritti greci (copie
di testi classici ma anche prodotti originali e
contemporanei), tali da rendere il Salento il tramite
più importante per la diffusione della cultura
bizantina nell’intero mondo occidentale.
www.adamap.it [archivio digitale degli antichi
manoscritti della Puglia]
185
Uso, esteso per secoli, dell’italiano nell’impero ottomano. «Nelle
transazioni economiche e nella comunicazione politica» l’italiano
costituisce lo strumento privilegiato di scambio tra diversi gruppi
etnici conviventi nell’impero (inglesi, francesi, olandesi, italiani, oltre
ai locali naturalmente), in un contesto di mistilinguismo quotidiano e
persistente.
Lingua «di base toscana non ortodossa», che testimonia la
circolazione internazionale del nostro idioma fuori dalle cerchie dei
letterati, all’esterno anche rispetto agli altri settori più o meno
specializzati che abbiamo ricordato prima.
Nell’impero ottomano l’italiano è lingua sovranazionale nella quale
si redigono trattati (anche nei casi, più d’uno, in cui non è coinvolta
alcuna parte italiana), si stendono strumenti ufficiali e privilegi, si
trasmettono documenti di cancelleria.
186
regione africana settentrionale, in particolare Tunisi:
l’italoromanzo è vitale, sicuramente conosciuto e apprezzato già
nella seconda metà del Quattrocento.
due traduzioni in una varietà meridionale (area napoletana)
allestite da Cola de Jennaro, maniscalco napoletano a lungo
schiavo del re di Tunisi, una delle matrici principali della
pirateria; Cola vi è trattenuto da 18 anni nel momento in cui, nel
1479, completa i due volgarizzamenti, redatti durante la schiavitù e
offerti al re suo carceriere nella speranza di ottenere la libertà.
a lui si devono una mascalcia e una versione del Secretum
secretorum (enciclopedia medievale di grande successo),
entrambi inediti (primo testo, dott. A. Montinaro) conservati in
attestazione unica quasi sicuramente autografa in due diversi codici,
uno della Biblioteca Apostolica Vaticana e uno della Bibliothèque
Nationale de France a Parigi.
187
antica vocazione mediterranea della nostra lingua,
in qualche modo nota a milioni di uomini e donne
non italiani che abitano i paesi dell’area
tendenza, di origine remota, continua fino ai nostri giorni,
affidata a veicoli diversi (in primo luogo il mezzo
televisivo, come ho potuto personalmente constatare,
sentendo emissioni della televisione italiane risuonare nelle
abitazioni di città nordafricane e maltesi; questo
testimoniano le frasi incerte, a volte speranzose, più spesso
dolorose, che sentiamo pronunziare da coloro che con
mezzi di fortuna e a rischio della vita da anni sbarcano
sulle coste meridionali della penisola per sfuggire a
188
sofferenze e morte
unicum il caso di Malta (l’italiano è stato fino al
1936 lingua ufficiale).
l’introduzione
dell’italiano
nell’isola
è
probabilmente quattrocentesca, legata alla presenza
dei cavalieri dell’Ordine di San Giovanni (i cavalieri
di Malta), religioso, militare e ospedaliero. oggi
nelle scuole maltesi l’italiano è la lingua opzionale
più studiata (inglese e maltese sono invece
obbligatori, essendo entrambi lingue nazionali),
conosciuto dal 57% della popolazione; i programmi
televisivi in prima serata registrano un ascolto
medio del 25%
189
Limitata a un periodo particolare della nostra
storia, pur se qualche forma di contatto privilegiato
continua sino ad oggi, è la diffusione della lingua
italiana nei territori delle ex colonie africane,
Etiopia, Eritrea, Somalia
190
Storia linguistica dell’emigrazione italiana nel
mondo (2011)
Italiano 2010. Lingua e cultura italiana all’estero
(altra inchiesta di 10 anni prima)
mondo:
tempo libero e interessi vari 55,8 %, studio 21%,
lavoro 12,8 %, motivi personali e familiari
10,4%.
America Latina:
motivi personali e familiari (esplicitamente indicata
“la famiglia di origine italiana”) 37%, tempo
libero e interessi vari 27%, studio 27%, lavoro
191
9%.
Agli inizi del XX secolo, nel censimento del 1914,
in Argentina la popolazione immigrata di origine
italiana, particolarmente folta a Buenos Aires,
raggiungeva la percentuale dell’11.8 % del totale
nazionale e superava quella di origine spagnola, del
10.5 %
San Paolo sarebbe la città italiana più popolosa
del mondo, visto che gli italiani emigrati e i loro
discendenti ammontano a cinque milioni
192
A San Paolo l’italiano è la terza lingua straniera
più studiata (dopo le prevedibili inglese e spagnolo,
alla pari con francese e tedesco), a Rio la quarta
(preceduta da inglese, spagnolo, francese).
Nell’a.a. 2009-2010 si sono tenuti in Brasile 62
corsi di italiano di livello elementare con 1.056
studenti, 59 di livello intermedio con 982 studenti,
59 di livello avanzato con 1.104 studenti
193
218 forme riconducibili all’italiano
prestiti integrali: agnolotti, rigatoni
coppie in cui coesistono italianismo e forma locale:
aceto balsamico (variante brasiliana vinagre
balsâmico), basílico (manjericão), funghi
(cogumelos), gelateria (sorveteria < sorbetto),
pasta (macarrão), pollo (frango), polpetta
(almôndega), ristorante (restaurante), sfogliatella
(massa folhada), sugo (molho de tomate), zafferano
(açafrão),
194
adattamenti, in varia forma, di lemmi italiani:
gnocco > nhoque, bergamotto > bergamota
‘mandarino’ > bergamoteira ‘albero del mandarino’
(italianismi tipici degli stati del Sud del Brasile)
caffè > café > che ha dato luogo anche ad alcuni
alterati quali cafedório ‘caffè aquoso, senza sapore’,
cafeteiro ‘padrone di un bar’ e cafezinho ‘caffeino’.
195
• estensione del DIFIT (con la medesima metodologia)
ad altre grandi lingue ancora non considerate,
privilegiando in prima istanza il mondo romanzo.
• allestimento di un Dizionario degli italianismi,
un’opera sugli italianismi entrati nelle varie lingue del
mondo, progettata qualche anno fa e poi interrotta per
difficoltà economiche della casa editrice
• storia dinamica della circolazione lessicale tra Italia e
altri paesi, una sorta di libro dell’entrata in Italia e
dell’uscita dall’Italia del lessico rappresentativo, per
grandi flussi e per campioni
196
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ROSARIO COLUCCIA