La peste in Manzoni e
non solo
Ipertesto creato dalla 2^E Liceo Scientifico "D.
Bramante" – Magenta a.s. 97/98 con la
supervisione del prof. Gaudio Luigi e l’assistenza
tecnica del prof. Alberto Galli
Nel capitolo XXVIII
• Nel cap. XXVIII, passata la carestia, il passaggio dei
lanzichenecchi mette in apprensione il tribunale della
sanità di Milano, che già intuisce che in quell' esercito
poteva covare il germe della peste. Invano Tadino e
Settala proposero di proibire ogni contatto e
compravendita di robe dai soldati che stavano per
passare.
Cronologia
• 20 Ottobre1629: Scoppia la peste a Chiuso, e da lì a
Bellano, Lecco e in Valsassina
• 14 Novembre 1629: Il tribunale della sanità prende
provvedimenti (bullette)
Cronologia
• 29 Novembre1629: Un soldato porta il contagio a
Milano
• Primi mesi del 1630: La peste cova in Milano
Nel XXXI capitolo
• Dai paesi che circondano Milano, giungono le notizie
delle prime morti, ma, solo dopo una visita sui luoghi
della malattia, si stabilisce che si tratta di peste.
• Le autorità, ed in particolare il governatore Ambrogio
Spinola, rimangono piuttosto indifferenti al problema; ma
anche la popolazione rifiuta l'idea del contagio.
Nel XXXI capitolo
• Finalmente, il 29 novembre 1629 viene pubblicata una
grida che vieta l'ingresso in città di coloro che provengono
da paesi ove si è verificata l'epidemia:
• ma ormai la peste è già entrata in Milano. Vengono
prese misure per evitare il contagio, ma la gente, per
avidità e paura, riesce ad eluderle.
Nel XXXI capitolo
• L'epidemia si diffonde, ma in modo non rapido: la gente
rimane scettica e si scaglia contro i medici che mettono in
guardia contro la peste, giungendo ad aggredire il
medico Lodovico Settala.
Nel XXXI capitolo
• Si moltiplicano le morti e diviene impossibile negare
l'esistenza del morbo. Invece di dichiarare la presenza
della peste, si parla però di febbri pestilenti: ciò induce a
trascurare i pericoli del contagio. I malati trasportati
al lazzaretto si fanno sempre più numerosi, tanto che il
lazzaretto stesso diventa ingovernabile: solo l'intervento e
il sacrificio di alcuni frati riuscirà a
riportare l'ordine in quel luogo.
Nel XXXI capitolo
• Si parla finalmente di peste, ma si diffonde al tempo
stesso l'idea che all'origine del male non vi sia il contatto
con gli ammalati, bensì quello con unguenti velenosi.
Nel XXXI capitolo
• A rafforzare la psicosi dell'untore concorrono due episodi
di presunta unzione: l'uno verificatosi in duomo, l'altro
lungo le strade cittadine. Malgrado il tribunale di Sanità
non creda allo spargimento di veleni, le autorità non
smentiscono pubblicamente l'esistenza delle unzioni;
mentre vi è addirittura chi continua a negare la
pestilenza: l'esposizione di alcuni
cadaveri nel corso di una processione
convincerà tutti del contrario.
Nel XXXI capitolo
• Manzoni riflette infine sulle mistificazioni di fatti e di
parole che hanno condotto ad uno sviluppo così ampio del
contagio.
Nel XXXII capitolo
• L'Autorità cittadina si rivolge nuovamente al governatore
Ambrogio Spinola, ma questi, impegnato nell'assedio di
Casale, nega ogni aiuto. Si anticipano le notizie circa
l'esito della guerra: il duca di Nevers rimane signore di
Mantova, ma la città viene saccheggiata dai
lanzichenecchi.
Cronologia
• 30 Marzo 1630: I Cappuccini assumono l’
organizzazione del lazzaretto
• 17 Maggio 1630: Esplode la prima furia contro gli
untori
• 18 Maggio 1630: Dilaga il delirio collettivo (compaiono
strane macchie sulle case)
Cronologia
• 21 Maggio 1630: Grida contro gli ignoti che hanno
generato il terrore
• 22 Maggio 1630: I decurioni si rivolgono al governatore,
senza ottenere aiuti
• 11 Giugno 1630: Processione con la reliquia di S.Carlo
Nel XXXII capitolo
• Gli amministratori cittadini chiedono al cardinale
Federigo di far svolgere una processione per assicurarsi la
protezione divina, ma Federigo rifiuta. Intanto crescono i
sospetti sulle unzioni e si verificano episodi di linciaggio
come quelli ai danni di un vecchio e di tre francesi.
Nel XXXII capitolo
• Dopo nuove pressioni del governo milanese, il vescovo
acconsente a far svolgere la processione e a far venerare la
reliquia di san Carlo. Il lungo corteo vede la
partecipazione di popolani, di borghesi, di nobili e di
ecclesiastici.
Cronologia
• Dopo la processione: Il contagio si diffonde mietendo
centinaia di migliaia di vittime
• Fine agosto-inizi settembre 1630: fine del contagio
Nel XXXII capitolo
• Il giorno successivo alla processione si moltiplicano i casi
di peste, ma invece di cercare la causa nel contatto tra
tanta gente, si dà la colpa agli untori. I lazzaretti si
affollano al limite della loro capacità e cominciano a fare
la loro comparsa i monatti (il Manzoni apre una
parentesi etimologica sul termine monatto).
Nel XXXII capitolo
• Solo con l'opera dei cappuccini, dei sacerdoti, del vescovo e
delle poche persone di buona volontà, si riesce a far fronte,
fuori e dentro i lazzaretti, alla terribile situazione
sanitaria. Nella confusione generale si moltiplicano le
violenze commesse dai birri e dai monatti.
Nel XXXII capitolo
• Cresce anche la pazzia generale e la psicosi dell'unzione.
Si sospetta di tutti, e vi è persino chi, magari delirando,
dice di essere untore. Vengono inventate storie diaboliche
e fantasiose cui anche i medici sembrano dar credito.
Nel XXXII capitolo
• I dotti chiamano poi in causa congiunzioni di astri ed
altre teorie pseudo-scientifiche. Anche il cardinale
comincia a credere alle unzioni, e gli scettici sono ormai
pochi e silenziosi.
Nel XXXII capitolo
• I magistrati iniziano a cercare e a processare i presunti
untori: si eseguiranno molte condanne atroci e ingiuste di
cui il Manzoni parlerà più diffusamente in Storia della
colonna infame.
Dal XXXIII in poi
• Dopo i cap. XXXI e XXXII, il narratore riprende a
interessarsi dei protagonisti del romanzo. Nei capitoli
seguenti, la peste farà da sfondo alle loro vicende e
sbloccherà la situazione statica che si era venuta a creare
dopo la fuga di Renzo nel bergamasco e il trasferimento
di Lucia a Milano.
Dal XXXIII in poi
• Renzo infatti potrà lasciare il cugino Bortolo, dopo aver
preso in maniera leggera la malattia, ritornare al paese
(cap. XXXIII) e da lì alla ricerca di Lucia a Milano
(cap. XXXIV) e nel lazzaretto, dove incontrerà prima
Fra Cristoforo e Don Rodrigo moribondo (cap.
XXXV), poi Lucia (cap. XXXVI). Il contagio sarà
spazzato via dal temporale provvidenziale (fine
agosto-inizi settembre 1630) che accompagnerà
il lieto cammino di Renzo verso Lecco
all'inizio del XXXVII capitolo.
Come cambiano i personaggi
• Soprattutto nel XXXIII capitolo si attuano strani
capovolgimenti. La peste modifica i rapporti tra Don
Rodrigo e il Griso: il primo sembra ritrovare, nel
dramma della fine, una coscienza sopita, mentre il suo
"fedelissimo" servitore si rivela in realtà un traditore.
Come cambiano i personaggi
• Anche Bortolo e Tonio subiscono un netto cambiamento:
il primo rivela un certo egoismo ed il secondo, colpito
dalla peste, assomiglia addirittura al suo fratello
Gervaso. Renzo poi sarà vittima di fraintendimenti e
verrà scambiato per untore o per monatto.
I personaggi come giudicano la
peste
• Paradossalmente, due personaggi molto diversi tra loro,
Renzo e Don Abbondio, interpretano allo stesso modo la
peste come castigo di Dio, giusta punizione contro i
malvagi (Don Rodrigo) che mostravano tracotanza e
disprezzo delle leggi divine. In tal modo essi riducono la
provvidenza ad uno strumento di "giustizia" (Renzo nel
XXXV capitolo) o, che è sostanzialmente lo
stesso, ad una "scopa"
(Don Abbondio nel XXXVIII).
I personaggi come giudicano la
peste
• Viceversa, per Fra Cristoforo, che del resto morirà di
peste anche lui senza certo meritare alcun punizione, essa
è "insieme castigo e misericordia" (cap.XXXV) perché
aiuta certo l' uomo a comprendere il suo limite , ma nel
contempo gli offre una straordinaria occasione di
conversione e di riavvicinamento a Dio.
La folla e la peste
• Ancora più che in altre occasioni del romanzo, la folla,
che le autorità non hanno saputo adeguatamente guidare,
è dominata da passioni irrazionali: 1) i pregiudizi
superstiziosi che impediscono anche solo di pronunciare la
parola "peste"; 2) il malinteso desiderio di giustizia, di
trovare e punire i colpevoli della calamità che travolge
tutti
Gli intellettuali e la peste
• L' attività dei dotti (medici e non medici) non consiste nel
tentare di darsi ragione dei fatti, quanto piuttosto nel
ricercare nei testi antichi citazioni di fatti analoghi senza
verificarne l' esattezza o la pertinenza con la situazione
attuale.
Gli intellettuali e la peste
• Il loro lavoro è dunque una pura attività erudita incapace
di proporre soluzioni praticabili al presente disagio.
Emblematico al proposito è l' atteggiamento di Don
Ferrante.
I Monatti
• MONATTO un tempo nome dato agli addetti al
trasporto e alla sorveglianza degli appestati. Il termine
"monatto" indicava originariamente nell’Italia
settentrionale il becchino.
I Monatti
• Più tardi indicò più semplicemente coloro ai quali era
affidato il compito (secondo le parole del Manzoni che nel
capitolo 32° dei "Promessi Sposi" ne fa una celebre
descrizione) di "levar dalle case dalle strade dal
lazzaretto gli infermi e governarli; bruciare purgare la
roba infetta e sospetta".
I Monatti
• Era fatto loro obbligo di portare legato alla caviglia un
campanello che avvertisse i passanti del loro avvicinarsi.
L’origine del nome è incerta: secondo il Manzoni; (il
quale riporta anche le opinioni del Ripamonti che lo
derivava dal greco "monos" = solo, e di Gaspare Bugatti
che si riferiva al latino
"monere" = avvertire)
I Monatti
• L’ipotesi più probabile è che venisse dall’aggettivo tedesco
"monatlich" = mensile in quanto gli ingaggi fatti
prevalentemente in Svizzera e nei Grigioni avevano per lo
più una scadenza mensile.
I Cappuccini e la peste
• Quest' ordine religioso, che segue la regola francescana
così come era stata riformata nel 1525 e approvata dal
papa Clemente VII nel 1528, è ampiamente
rappresentato nel romanzo a tutti i livelli,
dai più semplici cappuccini a contatto
quotidiano con la gente al padre
provinciale, preoccupato di difendere gli
interessi dell' ordine durante il colloquio
con il conte zio.
I Cappuccini e la peste
• Nel lazzaretto si assumono il compito di sostituire l'
autorità là dove essa si dimostra impotente. In questo
caso Manzoni fa assumere a Padre Felice Casati, che
doveva garantire l'ordine nel lazzaretto
coadiuvato dal padre Michele Pozzobonelli,
i connotati di un condottiero che ricordano
quelli con cui era stato presentato
l' Innominato.
Federigo Borromeo e la peste
• Federigo Borromeo, come si narra nel XXII capitolo, è
nato nel 1564 da una delle più illustri famiglie milanesi.
Fu nominato sacerdote dal cugino Carlo Borromeo.
Improntò la sua vita alla povertà, rifiutando gli agi del
suo ceto.
Federigo Borromeo e la peste
• Quando divenne arcivescovo di Milano, utilizzò parte dei
suoi beni di famiglia e le rendite ecclesiastiche per aiutare
i poveri. Si mostrava severo solo con i suoi subordinati rei
d' avarizia o di negligenza. Istituì inoltre la biblioteca
ambrosiana cui tutti potevano accedere.
Federigo Borromeo e la peste
• Unica ombra in un uomo così ammirabile fu che aderì a
opinioni del tempo strane o malfondate (per esempio
riguardo le streghe e gli untori).
Federigo Borromeo e la peste
• Fu anche autore di innumerevoli scritti, tuttavia
dimenticati. Dimostrò il suo spirito caritatevole sia in
occasione della carestia del 1629 (capitolo XXVIII) sia
durante la peste dell' anno successivo, dimostrando ancora
una volta che le istituzioni religiose, o in generale la
solidarietà cosiddetta "privata", assumono
funzione di supplenza quando i poteri civili
sono indeboliti.
Federigo Borromeo e la peste
• Egli incitò i preti ad operare attivamente nella difficile
situazione e visitò di persona gli ammalati nelle case e al
lazzaretto, tanto che si stupì anche lui, alla fine della
pestilenza, di esserne uscito illeso.
Ludovico Settala
• (1552-1633) Professore di medicina all' università di
Pavia e di filosofia morale a Milano era uno degli uomini
più autorevoli del suo tempo. Purtroppo la sua fama,
annota Manzoni nel XXXI capitolo, fu accresciuta
quando cooperò a torturare e bruciare come strega una
povera infelice sventurata,
Ludovico Settala
• e fu invece messa in crisi quando , ormai quasi a ottant'
anni, cercava di convincere i milanesi dell' arrivo della
peste in città; al punto che coloro che lo trasportavano in
carrozza riuscirono a malapena a salvarlo, conducendolo
in casa di amici per sottrarlo alla folla inferocita.
Ambrogio Spinola
• Ambrogio Spinola, governatore di Milano nel 1629-30,
sostituisce Don Gonzalo per portare a termine l' assedio
a Casale Monferrato, e, come il suo predecessore, si
dimostra molto più preoccupato di conquistarsi fama con
la guerra che di governare con accortezza.
Ambrogio Spinola
• Infatti, per esempio, emanò una grida in cui ordinava
pubbliche feste per la nascita del principe Carlo,
primogenito del re di Spagna Filippo IV, il 18 novembre
1629, proprio mentre il contagio incominciava a
diffondersi; oppure mostrò ripetutamente indifferenza nei
confronti delle richieste di intervento da parte
delle autorità milanesi.
Ambrogio Spinola
• Il 22 maggio 1630 due decurioni lo raggiunsero sul
campo di battaglia, da cui non si allontanò mai, per
esporgli i problemi della città ormai in preda alla peste e
priva di risorse economiche per fronteggiarla, ottenendo
come risposta solo inconcludenti promesse.
Ambrogio Spinola
• Morì dopo pochi mesi, ammalato e amareggiato per i
dispiaceri dovuti anche all' ingratitudine degli spagnoli
nei suoi confronti.
Storia della colonna infame
• Già nel "Fermo e Lucia" Manzoni lascia ampio spazio
alla ricostruzione dei processi contro gli untori, per
formare successivamente l’attuale "Storia della colonna
infame" che costituiva l’appendice del romanzo nell'
edizione del 1840.
Storia della colonna infame
• In essa si narra come due donne vedono un tale, poi
riconosciuto da loro nella persona di Guglielmo Piazza,
imbrattare i muri di una sostanza untuosa.
Storia della colonna infame
• Egli poi, nel tentativo disperato di evitare i supplizi, fece
il nome del barbiere Giangiacomo Mora. I due furono poi
pubblicamente torturati e bruciati su un rogo ed infine fu
eretta una colonna chiamata "infame" sullo spiazzo
ricavato dalla demolizione
della casa del Mora.
Storia della colonna infame
• La nuova stesura della Storia lasciò un po' tutti delusi
per la sua secchezza e aridità. Le critiche misero anche in
discussione l’esattezza delle opinioni manzoniane sugli
untori, sui giudici, sulle procedure giudiziarie del Seicento
(vedi al proposito le sviste
manzoniane).
Storia della colonna infame
• La Colonna infame resta comunque per noi la visione di
un mondo cieco e la dimostrazione di un' ostinata sete di
giustizia e ripugnanza per l’oppressione da parte di
Manzoni.
Le sviste di Manzoni
• 1) Manzoni si affida ai testi di storiografia di Ripamonti
e di Tadino, ma il secondo spesso era la fonte del primo. I
fatti concordanti nei due scrittori erano ritenuti validi da
Manzoni, per questo nel testo ci sono dei dati
storicamente scorretti.
Le sviste di Manzoni
• 2) Per la peste, oggi si ritiene che si diffuse per la
negligenza e per la cattiva organizzazione della pubblica
sanità; ma avendo dei dati lacunosi, la tesi dell'
arretratezza giuridica e culturale seicentesca, la denuncia
del disinteresse dei potenti e l' analisi della follia popolare
di Manzoni risultano parzialmente errate.
Le sviste di Manzoni
• 3) Manzoni dubita del fenomeno delle unzioni, mentre
ora lo si accetta come vero.
La follia
• Manzoni ci presenta la peste come una perversa e
progressiva follia che travolge tutti. Egli non vuole
descrivere dei semplici fatti ma rendersi conto di come
nella storia dello spirito umano una serie ordinata d'idee
possa essere scompigliata da altre idee.
La follia
• 1) Alla gente piace attribuire i mali ad una perversità
umana.
• 2) La follia nella peste non fu il risultato di condizioni
storiche, ma derivò dall'animo dei singoli e dalla società ;
infatti si tende a voler trovare ciò che
l'opinione comune desidera perché solo
così si potrà essere onorati .
La follia
• Per tutto ciò l'uomo sarebbe disposto a cambiare le
proprie idee e da questo meccanismo si genera la follia. A
questo si può opporre solo chi non fonda la propria vita
sulle idee ma sui fatti.
La morte
• Nel romanzo la morte si presenta con una compostezza
ineffabile. Essa sveglia una penosa gravità di riflessioni
acquisisce il senso delle responsabilità solleva l'anima a
Dio ed ai nostri impegni con Lui ma non ha nulla di
orrido di spasmodico di oscuro di
terrificante.
La morte
• I morti di pestilenza quando non sono segno di
un'estrema pietà e quando sono segno di un disfacimento
drammatico hanno sempre qualcosa di composto che
muove il sospiro e la pietà e non dà neppure la
ripugnanza fisica.
Il male e il bene
• Nella ricostruzione della vicenda della peste Manzoni
non si limita a riferire i fatti , ma va alla ricerca delle
ragioni che hanno motivato quelle drammatiche vicende.
Viene portato alla luce il giudizio sulle problematiche
della storia umana nel suo complesso teatro di scontro tra
il male e il bene
Il male e il bene
• MALE VORTICE DI DISGREGAZIONE
Rende inefficienti le istituzioni. Distrugge i vincoli
affettivi. Trova conferma nei dotti. Si insinua nei medici,
nel cardinale, in Ferrer e nei tribunali.
Il male e il bene
• BENE FONTE DI ORDINE Potenzia le capacità
organizzative nei Cappuccini. Stimola la carità privata.
Anima l’ opera del cardinale e degli ecclesiastici.
La peste di San Carlo
• Scoppiata nel 1576 è da sempre direttamente collegata al
cardinale Carlo Borromeo, morto poi per il contagio dopo
aver soccorso gli appestati.
La peste di San Carlo
• La carità del santo non ha semplicemente mostrato che è
possibile vivere una tragedia con obiettivi diversi ma ha
scritto una storia che gli storici non hanno saputo scrivere:
essa non è stampata sui libri ma nella
memoria e nel cuore della gente.
La peste di San Carlo
• Ciò che resta memorabile è il bene operato dalla carità:
essa ha fissato nelle menti di tutti che S. Carlo si è
prodigato come guida, soccorso, esempio e capacità di
sacrificio di sè; la carità ha potuto far
diventare quella calamità generale un
titolo d' onore per il Borromeo; dare il
nome del santo alla peste come si fa per
una conquista o una scoperta.
I capitoli singoli
• I capitoli scandiscono il romanzo generalmente in singole
unità ritmiche di azione (vedi l' VIII della "Notte degli
imbrogli") o di digressione (come il XXII sul Cardinale
Federigo Borromeo).
I capitoli in coppia
• Talvolta, però, intensificano i rapporti tra di loro, come
nei cap. IX e X sulla monaca di Monza, o fanno
scattare un sistema di rimandi a distanza, come accade,
emblematicamente, per i cap. XI e XXXIII (le due
entrate in Milano di Renzo).
I capitoli in coppia
• Il XXXI e il XXXII costituiscono una coppia di
capitoli, collegati tra loro da fatti raccontati nel primo e
ripresi nel secondo (storie di alcuni personaggi, il
lazzaretto, i cappuccini, gli untori, le processioni, ecc…).
All' inizio del XXXII cap. il gerundio "Divenendo"
riprende esplicitamente il discorso là dove era stato
interrotto
Il metodo storico
• I Promessi Sposi sono un romanzo storico, quindi
l'autore costruisce la vicenda del suo romanzo all' interno
di un preciso contesto storico, ricostruito sulla base di una
serie di riferimenti, che contribuiscono a rendere più
"reale" la vicenda.
Il metodo storico
• La parte del romanzo riguardante la peste in Milano e'
molto ricca di detti riferimenti. In questo caso il suo
intento e' duplice: da una parte egli espone l'ambiente, lo
scenario in cui si trovano i personaggi, dall'altro vuole
farci conoscere un fatto la cui fama e' spesso lontana dalla
verità storica.
Il metodo storico
• Ma come si muove nel realizzare il suo resoconto? Prima
di tutto, egli esamina in modo critico i vari documenti
dell'epoca riguardanti la peste (si basa,in particolare su
quelle del Ripamonti, del Tadino, del Rivola, del
Borromeo), affermando che persino la più veritiera di
queste, quella del Ripamonti,
manca d'ordine, completezza
storica e capacità critica.
Il metodo storico
• Poi, cerca di confrontare quei resoconti, cosa che nessuno
aveva fatto prima. Più che altro, però, cerca, con la sua
opera, di mettere in evidenza i fatti più importanti e
significativi, di disporli nell'ordine reale della loro
successione, di esporre i rapporti causa/effetto. L'autore,
tuttavia, ci invita a leggere i
testi originali, per non perderne
la "forza viva".
Le ripetizioni
• La parola "peste", nel capitolo XXXI, viene ripetuta
più volte in un modo particolarmente significativo.
• L'uso della ripetizione, uno dei procedimenti caratteristici
dello stile epigrammatico, produce un effetto dinamico di
corrispondenza ascendente o di intensificazione
progressiva (climax).
Le ripetizioni
• Un aggregato di sostantivi e di litoti, che mascherano un
unico concetto fingendo di negarlo, può tracciare la
traiettoria di un processo intellettuale quando
quest'ultimo si riduce ad una "trufferia di parole", un
catalogo dialogato di proposte successive e discorsi, che
hanno in comune uno stesso orrore da esorcizzare.
Le ripetizioni
• Il senso del mutamento viene espresso dalla sequenza
nominale delle formule, dal linguaggio che si deforma e si
adatta via via per poter eludere una verità che non si
vuole o non si sa capire : "In principio dunque, non peste,
assolutamente no, per nessun conto: proibito anche di
proferire il vocabolo.
Le ripetizioni
• Poi, non vera peste; vale a dire peste sì, ma in un certo
senso; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si
sa trovare un altro nome. Finalmente, peste senza
dubbio, e senza contrasti".
La trufferia di parole
• Il teatro dell'esistenza è, in questo caso, il linguaggio, la
mente distorta dell'uomo.
• Nel romanzo di Manzoni le parole occupano un ruolo
fondamentale in due occasioni: -1) in seguito ai fatti di
S.Martino
• 2) con l’ arrivo della peste.
La trufferia di parole
• 1) Durante le giornate di S.Martino, infatti, la
popolazione di Milano era in preda alla confusione totale
e la città era diventata una "babilonia di discorsi".
La trufferia di parole
• 2) Con l’ arrivo della peste a Milano , invece, Manzoni
esprime il suo concetto di "Trufferia di parole". Infatti
inizialmente tutta la popolazione derideva i pochi che
credevano nell’ arrivo della peste e di questa parola era
stato addirittura vietato l’uso.
La trufferia di parole
• Anche i medici non osavano pronunciarla e, al momento
della diffusione, iniziarono a definirla come "febbre
pestilenziale". Una volta giunti a conclusione che si
trattasse effettivamente di peste si incominciò a pensare
che fosse un malefizio e questa idea confuse
il significato della parola. Lo stesso accade
ad altre parole dal significato tremendo e
spaventoso.
La riflessione e il giudizio sul
comportamento dell’uomo
• Nei capitoli dedicati alla peste tornano i grandi contrasti
fra istintualità e ragione, fra ignoranza e cultura
illuminata, fra apparenza e realtà, tra potere e servizio,
fra parola intesa come strumento di menzogna o come
veicolo di verità e, soprattutto, fra malvagità e amore nel
misterioso guazzabuglio del cuore dell’ uomo.
La riflessione e il giudizio sul
comportamento dell’uomo
• Quindi , nonostante l’ interruzione del filo narrativo in
alcune parti del romanzo, al centro è sempre l’ accorata
ricerca della dignità umana.
La città di Milano e il lazzaretto
• Milano: La città appare a Renzo completamente
trasformata rispetto a quella che aveva conosciuto nel
corso dei tumulti di San Martino. Prima ancora di
entrarci vede alzarsi una colonna di fumo scuro per i
vestiti e le suppellettili che vengono bruciate. Le strade
sono deserte (vi passano quasi solo i monatti) e piene solo
di cenci e, persino di cadaveri.
La città di Milano e il lazzaretto
• Il lazzaretto di Milano, come ricorda Manzoni nel
cap.XXVIII, è una costruzione a pianta rettangolare, ai
cui lati sono poste 288 stanze; è stato costruito nel 1489,
come si deduce dal nome stesso, per ricoverare gli
ammalati di peste, ma all' occorrenza serviva per altri
scopi.
La città di Milano e il lazzaretto
• Per esempio raccolse gli accattoni e i moribondi durante la
primavera del 1629 (in seguito alla carestia). Durante la
peste di S.Carlo del 1576 e quella del 1630 arrivò a
contenere fino a 16.000 appestati: era persino possibile
trovare trenta persone in un'unica stanzetta.
La città di Milano e il lazzaretto
• All' inizio del XXXV capitolo appare sovraffollato di
malati, diviso in due da una strada, al centro della quale
sorge una cappella ottagonale, il resto è suddiviso in
quartieri. In quella cappella, nel XXXVI capitolo,
padre Felice radunerà i guariti dalla peste per condurli
fuori dal lazzaretto in convalescenza, dopo una breve, ma
solenne predica. Nei quartieri,
invece, Renzo troverà prima Don
Rodrigo e poi Lucia.
La peste nella lingua
Uso del termine
• Anche se la peste in Europa sembra non operare più da
secoli, la parola "peste" è rimasta ben viva nella nostra
lingua in espressioni come "peste ti colga" o "quel
ragazzo è una peste" o "dire peste e corna di qualcuno" ,
o negli aggettivi derivati "pestifero" e "pestilenziale"
La peste nella Bibbia
• La peste da sempre ha fatto irruzione nella vita degli
uomini, portando loro dolore e morte. E' difficile accettare
un dolore troppo grande; più facile se gli si attribuisce un
senso. Questo è il perno di ogni lettura sacra.
La peste nella Bibbia
• Nella BIBBIA la peste non viene senza un motivo, ma
per insegnare; infatti viene interpretata come risultato di
una colpa, vendetta o monito superiore.
La peste nella Bibbia
• La sua comparsa non può essere imprevista, né casuale: è
annunciata con solennità dalla voce stessa di DIO,
espressione diretta della sua volontà. Al contrario di altri
testi, la BIBBIA è completamente indifferente alla
narrazione vera e propria della malattia.
La peste nella Bibbia
• Pone, invece, grande attenzione alle cause di cui essa è
proseguimento ed effetto naturale. I testi della Bibbia in
cui si parla di peste sono: l' Esodo, il Duteronomio e i
Paralipomeni nell' Antico Testamento, l'Apocalisse nel
Nuovo Testamento.
La peste nella Bibbia
• ESODO: Mosè, eletto messaggero della volontà divina,
porta al Faraone l' annuncio dei dieci flagelli che si
abbatteranno sull' Egitto se gli Ebrei non saranno
lasciati liberi.
La peste nella Bibbia
• La peste degli animali è la quinta delle piaghe minacciate
e poi messe in atto da Dio: tutti gli animali degli
Egiziani muoiono, ma con "mirabile distinzione"
neanche uno viene sfiorato dalla malattia fra quelli dei
figli di Israele.
La peste nella Bibbia
• DEUTERONOMIO: Nel Deuteronomio Mosè fa
quattro discorsi in cui tra le altre cose, dice al popolo
ebraico ancora in viaggio verso la terra promessa:
La peste nella Bibbia
• "...se non vorrai ascoltare la voce del Signore Dio tuo, e
non ti curerai di mettere in pratica tutti i Suoi
comandamenti ... sarai maledetto... e il Signore ti
aggiunga la peste, finché essa non t' abbia sterminato
dalla terra nella quale entrerai per possederla".
La peste nella Bibbia
• Bisogna però ricordare che la peste appare qui come un
male fra gli altri, forse neanche il più grave, e che, come
accade sempre nella Bibbia, non è mai descritta in modo
puntuale dal punto di vista medico e storico
La peste nella Bibbia
• PARALIPOMENI (detti anche Libri delle Cronache)
• Quando re David ordina di censire le tribù d'Israele per
conoscere il numero dei suoi guerrieri, mostra di non
fidare più nella protezione soprannaturale del Dio degli
eserciti.
La peste nella Bibbia
• Dio punisce allora il popolo ebraico, retto da David, con
una pestilenza che, secondo quanto narrato nei
"Paralipomeni", che fanno parte della sezione "storica"
della Bibbia, farà morire settantamila uomini.
La peste nella Bibbia
• APOCALISSE: Nella prima parte della visione
apocalittica di S.Giovanni, che costituisce l' ultimo libro
del Nuovo Testamento, vengono descritti i flagelli che si
abbatteranno sulla terra e sul cielo, annunciando la fine
dei tempi.
La peste nella Bibbia
• Anche in questo caso, come sempre nella Bibbia, la peste
non ha significato né rilievo particolare: è solo uno fra i
diversi castighi divini. "E quando aprì il quarto sigillo,
udii la voce del quarto animale dire:
La peste nella Bibbia
• <<Vieni>>.Guardai, ed ecco un cavallo scialbo, e chi
vi stava sopra si chiama Morte, e l'accompagna l'Inferno.
E fu dato loro il potere sopra un quarto della terra, e di
uccidere ,con la spada, la fame e la peste, le belve della
terra."
La peste nel mondo greco
• Anche per la religione greca la peste assume il compito di
punire le trasgressioni alle leggi divine. La tragedia
"Edipo re" di Sofocle si apre appunto con la pestilenza
che si abbatte sulla città di Tebe e di cui solo l' indovino
Tiresia conosce le cause:
La peste nel mondo greco
• il re Edipo ha, senza saperlo, ucciso suo padre e sposato
sua madre e gli dei irati hanno mandato la peste come
segno di contaminazione per queste colpe impunite.
Storia delle epidemie
• La peste è nota da almeno 3000 anni. In Cina sono
state registrate epidemie fin dal 224 a.C. Un' epidemia
di peste entrò ad Atene, sconvolgendola e decimandone la
popolazione, proprio nel 430 a.C., un anno dopo l'
inizio della Guerra del Peloponneso, colpendo una buona
parte della popolazione e lo stesso Pericle, l' uomo politico
che aveva voluto la guerra e l' egemonia ateniese nel Mar
Egeo.
Storia delle epidemie
• Le notizie che abbiamo su questo fatto sono riportate
in Tucidide e Lucrezio. Nel Medioevo la malattia si è
presentata in enormi pandemie che hanno distrutto le
popolazioni di intere città, come la cosiddetta "peste
nera". In seguito le epidemie si sono verificate in modo
più sporadico e l'ultima, risalente al 1894, si è
sviluppata in Cina, da dove si è diffusa in Africa, nelle
isole del Pacifico, in Australia e nelle
Americhe, raggiungendo San Francisco
nel 1900.
Storia delle epidemie
• La peste è tuttora presente in Asia, Africa, Sudamerica
e Australia (dove esistono i cosiddetti serbatoi della
peste), ma compare raramente in Europa o in
Nordamerica. Nel 1950 l'Organizzazione mondiale
della sanità ha dato inizio in tutto il mondo a
programmi sanitari per il controllo della peste. Oggi si
parla frequentemente dell' Aids come peste del duemila.
La peste nera
• E’ una epidemia di peste bubbonica che, originatasi nelle
steppe dell'Asia centrale e da lì propagatasi in Cina e in
India, dilagò in Europa dal 1347 con effetti devastanti.
• Diffusione della peste nera
• I cronisti asiatici dell'epoca indicarono, come causa
dell'epidemia, disastri naturali:
La peste nera
• furono certamente mercanti occidentali che portarono il
morbo della malattia, infettando le rotte abitualmente
battute nel Medio Oriente e nel Mediterraneo. Nel 1347
colpì Costantinopoli; subito dopo a Messina si ebbe la
prima manifestazione dell'epidemia in Europa, che
nell'estate del 1348 dilagò in Italia e in Francia, e da lì
toccò le coste meridionali
dell'Inghilterra, e il resto
d'Europa, dove imperversò
per oltre tre anni.
La peste nera
• La violenza dell'epidemia lasciò sgomenti gli osservatori
contemporanei, testimoni spesso della totale scomparsa
della popolazione di un luogo. Mai, prima o dopo
d'allora, una calamità fece tante vittime umane: dello
stupore angosciato dei superstiti resta testimonianza in
molti scritti, a cominciare dal Decamerone di Giovanni
Boccaccio, secondo il quale
Firenze era tutta un sepolcro.
La peste nera
• Molti, come Francesco Petrarca, fuggirono questi orrori
rifugiandosi in luoghi isolati e salubri. Le stime di
mortalità del 90%, comuni tra i contemporanei, sono
state tuttavia ridimensionate dalla ricerca moderna, e
attribuite alla carenza di indagini affidabili; si è potuto
in ogni caso verificare che nelle zone più colpite perì oltre
il 50% della popolazione.
La peste nera
• Dopo la tragica estate del 1348 la popolazione fiorentina
si era presumibilmente ridotta da 90.000 a meno di
45.000 abitanti, mentre a Siena su 42.000 cittadini ne
erano sopravvissuti non più di 15.000.
La peste nera
• Le reazioni alla peste nera:
• La gente dell'epoca era impreparata a reagire alla
malattia; poiché si ignoravano le ragioni scientifiche del
contagio, si speculava molto sulle cause dello scoppio
dell'epidemia, individuate da alcuni in un inquinamento
atmosferico agente attraverso un invisibile quanto letale
miasma proveniente dal
sottosuolo, liberato da terremoti
di cui si aveva avuto notizia.
La peste nera
• Le scarse condizioni igieniche – la presenza di scolmatori
e immondezzai a cielo aperto era normale nelle città
europee del Trecento – favorivano la diffusione del
contagio, soprattutto nelle aree urbane, dove i governi
adottarono sistemi per far fronte alla malattia, pur
ignorando le cause reali.
La peste nera
• Oltre a incoraggiare l'adozione di misure d'igiene
personale particolarmente accurate, posero restrizioni ai
movimenti di persone e merci, prescrivendo poi
l'isolamento dei malati o il loro trasferimento nei
lazzaretti (locale o gruppo di locali dove veniva effettuato
l’isolamento di persone sospettate di affezioni contagiose;
La peste nera
• nel lazzaretto le persone erano tenute sotto osservazione e
in condizione di quarantena), l'immediato seppellimento
delle vittime in fosse comuni cosparse di calce
appositamente preparate fuori dalle mura e la distruzione
col fuoco dei loro vestiti.
La peste nera
• Poiché si pensava che l'aria infetta fosse contagiosa, si
diffusero rimedi empirici come il bruciare erbe aromatiche
o indossare mazzolini di fiori profumati (similmente nel
corso di epidemie successive si credeva che il fumo del
tabacco fosse un rimedio efficace). Tra gli effetti
dell'epidemia, importanti furono quelli che investirono i
modelli tradizionali di
comportamento.
La peste nera
• In tutta Europa la Chiesa era convinta che la peste nera
fosse una punizione divina per i peccati compiuti
dall'umanità, e per questo predicava la rinascita morale
della società, condannando gli eccessi nel mangiare e nel
bere, i comportamenti sessuali immorali, l'eccessivo lusso
nell'abbigliamento;
La peste nera
• in questo contesto non meraviglia la popolarità acquisita
dal movimento della Congregazione dei flagellanti. Si
sviluppò tuttavia anche una corrente di pensiero opposta,
propria di quanti ritenevano che se la malattia colpiva
indiscriminatamente buoni e cattivi, tanto valeva vivere
nel modo più intenso e sfrenato possibile.
La peste nera
• Per quanti cercavano spiegazioni facili alla propagazione
della malattia, colpevoli erano gli emarginati della società:
in alcune zone vagabondi e mendicanti furono accusati di
contaminare la popolazione residente; in altre gli
"untori" vennero individuati negli ebrei, fatti così oggetto
della furia popolare.
La peste nera
• È probabile che appena prima dello scoppio
dell'epidemia, la popolazione medievale europea avesse
raggiunto il più elevato livello demografico; gli effetti della
peste dovettero dunque essere immediatamente evidenti:
La peste nera
• fu improvvisamente eliminata l'eccedenza di forza lavoro
agricola, alcuni villaggi si spopolarono e gradualmente
sparirono, molte città persero la loro importanza, mentre
crebbe il numero dei terreni rimasti incolti.
La peste nera
• Anche le razzie di soldatesche sbandate o di ventura
favorirono una vasta ondata migratoria dalle campagne
verso le città. Se a Firenze, passata l'epidemia, la
popolazione era stimata fra i 25.000 e i 30.000
abitanti, già nel 1351 era salita a 45.000 unità per
toccare le 70.000 persone trent'anni dopo.
La peste nera
• Nelle decadi che seguirono i salari aumentarono e le
rendite dei proprietari terrieri scesero, segno della difficoltà
di trovare mano d'opera e tenutari; in un certo senso i vivi
beneficiarono dunque della moltitudine di morti sofferta.
La peste nera
• La presenza della peste in Europa rimase endemica nei
tre secoli successivi, per poi scomparire gradualmente, da
ultimo in Inghilterra, dopo la "grande peste" del 16641666, per cause che rimangono senza spiegazione
AIDS e pesti del duemila
• AIDS: malattia causata da un retrovirus umano,
l’HIV, che colpisce il sistema immunitario umano
rendendolo sempre più debole. La morte avviene per altre
malattie come la tubercolosi o la polmonite. Può stare in
incubazione per 10 anni.
AIDS e pesti del duemila
• Si è meritata più di altre la definizione di "peste del
duemila" per i seguenti motivi:
• 1) il panico generato dalla notevole diffusione, del resto
facilmente evitabile con poche e semplici precauzioni;
AIDS e pesti del duemila
• 2) il carattere di punizione divina o di condanna morale
strettamente collegato da alcuni alla sua diffusione, come
era avvenuto per la "peste nera";
AIDS e pesti del duemila
• 3) l' isolamento e l' emarginazione dei colpiti dalla
malattia, cosa del resto assolutamente immotivata da un
punto di vista scientifico e che ha portato solo alla
creazione di un grave problema sociale e alla
dimenticanza del fatto che gli
ammalati sono persone che hanno
anzi maggiormente bisogno di
conforto e di affetto
AIDS e pesti del duemila
• Oltre all' AIDS esistono malattie che per le loro
caratteristiche possono essere considerate affini alla peste e
con casi recenti:
• Virus Ebola: febbre emorragica caratterizzata de febbre
e diarrea con sangue.
AIDS e pesti del duemila
• Nel giro di pochi giorni il sangue esce da tutti i pori e da
tutti gli interstizi. Si formano grumi che causano necrosi
nel cervello, nei reni, nel fegato e nei polmoni. Non si
trasmette per via aerea tranne nel caso dell’Ebola Reston,
forse non letale agli uomini.
AIDS e pesti del duemila
• Virus Marburg: affine all’Ebola, predilige gli occhi e i
testicoli, ha un tasso di morte del 25% ed è trasmissibile
per contatto con il caratteristico vomito nero. Di entrambi
non si conosce il vettore.
AIDS e pesti del duemila
• Encefalopatie spongiformi: gruppo di malattie del cervello
che causano la morte cerebrale. Tra queste si distinguono
il Kuru, il morbo di Creutzfeldt-Jakob e il morbo delle
mucca pazza, tutti letali per l’uomo.
AIDS e pesti del duemila
• Attualmente i centri più all’avanguardia per la cura delle
malattie più letali sono il C.D.C. di Atlanta, fondato
nel 1942, e l’USAMRIID di Fort Detrick, nel
Maryland, che però è un organo militare statunitense.
La peste e la medicina
• La peste è’ una malattia acuta, infettiva e contagiosa dei
roditori e dell'uomo, causata da un batterio Gramnegativo, classificato come Yersinia pestis. Nell'uomo la
peste si manifesta in tre forme: peste bubbonica, peste
polmonare e peste setticemica.
La peste bubbonica
• La peste bubbonica è la forma più nota di peste ed è così
chiamata per i caratteristici "bubboni", ovvero i linfonodi
ingrossati e infiammati all'inguine, alle ascelle o al collo.
La peste bubbonica viene trasmessa dal morso di
numerosi insetti che normalmente sono parassiti dei
roditori e che cercano un nuovo ospite quando l'ospite
originale muore.
La peste bubbonica
• Il più importante di questi insetti è la pulce dei roditori
Xenopsylla cheopis, un parassita dei ratti. Senza
adeguata terapia la peste bubbonica è fatale nel 30-75%
dei casi
La peste polmonare
• La peste polmonare (o polmonite pestosa), così chiamata
perché si localizza nei polmoni, si trasmette soprattutto
attraverso le goccioline di saliva emesse dalla bocca delle
persone infette; dai polmoni l'infezione si può diffondere
ad altre regioni dell'organismo, causando la peste
setticemica che consiste nell'infezione del sangue. Questo
tipo di peste è fatale nel 95% dei casi.
La peste setticemica
• La peste setticemica può essere provocata, oltre che dalla
peste polmonare , anche dal contatto diretto di mani, cibo
o oggetti contaminati con le mucose del naso e della gola.
La peste setticemica è quasi sempre mortale. Comunque
se la peste è individuata tempestivamente e adeguatamente
la mortalità scende al 5-10%.
Sintomi della peste
• I primi sintomi della peste bubbonica sono cefalea,
nausea, vomito, dolore articolare e generale sensazione di
malessere. I linfonodi inguinali o, meno comunemente,
ascellari e del collo, diventano all'improvviso dolenti e
gonfi.
Sintomi della peste
• La temperatura, accompagnata da brividi, sale a 38,540,5 °C. Il polso e la frequenza respiratoria aumentano
e il soggetto colpito è esausto e apatico. I bubboni si
gonfiano fino a raggiungere le dimensioni di un uovo.
Sintomi della peste
• Nei casi non fatali la temperatura inizia a scendere in
circa 5 giorni, tornando normale in circa 2 settimane.
Nei casi fatali il decesso avviene entro circa 4 giorni.
Nella peste polmonare l'espettorato è inizialmente mucoso
e tinto di sangue, per poi diventare molto abbondante e
rosso vivo.
Sintomi della peste
• Nella maggior parte dei casi il decesso avviene 2-3 giorni
dopo la prima comparsa dei sintomi. Nella peste
setticemica la temperatura della persona infetta sale
improvvisamente e il colorito diventa violaceo nel giro di
alcune ore;
Sintomi della peste
• spesso la morte sopravviene lo stesso giorno, appena si
manifestano i primi sintomi. Il colorito violaceo, a cui è
dovuto il nome popolare di Morte Nera, è presente nelle
ultime ore di vita di tutte le vittime di peste.
Terapia della peste
• Per ridurre l'incidenza della peste sono efficaci molte
misure preventive, come il rispetto delle norme igieniche, la
derattizzazione e la prevenzione dell'infestazione da ratti
sulle navi che salpano dai porti in cui la malattia è
endemica.
Terapia della peste
• Le carestie, che riducono la resistenza alle malattie,
favoriscono la diffusione della peste. I soggetti che hanno
contratto la malattia vengono isolati, messi a letto e
nutriti con cibi liquidi e facilmente digeribili.
Terapia della peste
• Per ridurre il dolore e calmare il delirio vengono
somministrati sedativi. Durante la seconda guerra
mondiale gli scienziati riuscirono a curare la peste con i
sulfamidici; in seguito si sono dimostrati più efficaci
antibiotici come la streptomicina, le tetracicline e il
cloramfenicolo.
La peste in letteratura: La peste
in Tucidide
• Anche nella descrizione della peste di Atene, che colpì la
città nel 430-429 a.C. Tucidide si rivela acuto e attento
osservatore della realtà. Egli enumera i sintomi e gli
effetti sul corpo con la precisione di un referto medico, per
poi allargarsi alle ripercussioni sull' anima.
La peste in letteratura: La peste
in Tucidide
• La solitudine, lo scoraggiamento, la minaccia alle norme
della convivenza umana, la sfrenatezza dei costumi, così
come le ha descritte Tucidide, diverranno materia di
ispirazione diretta non solo per Lucrezio, ma anche per
Boccaccio, Manzoni e Camus.
La peste in Tucidide
• "Io, per conto mio, dirò come si è manifestato il morbo, e
con quali sintomi; così che, se un giorno dovesse di nuovo
tornare a infierire, ognuno stia attento, conoscendone
prima le caratteristiche, abbia modo di sapere di che si
tratta".
La peste in Tucidide
• Queste parole sono state pronunciate nello stesso periodo e
nella stessa città in cui il poeta tragico Sofocle metteva in
scena la punizione di un uomo, Edipo re di Tebe, reo di
aver contagiato di peste una città per l' empietà di una
colpa, oltretutto voluta dagli dei; ma ci sembrano partire
da una prospettiva ideologica completamente differente.
La peste in Lucrezio
• Il poeta latino Lucrezio inserì la peste di Atene tra gli
argomenti della sua opera "De rerum natura". Secondo
Lucrezio la peste sarebbe arrivata alle porte della città
infettando la popolazione rurale, la quale, dopo, aver
visto i propri capi di bestiame morire a causa della
malattia, si rifugiò nella città trasmettendo il contagio (...
ve la portarono nuvoli di contadini languenti ...).
La peste in Lucrezio
• Gli scenari descritti in quest' opera possono sembrare
simili alle altre epidemie ma un fatto la differenzia
profondamente: la peste di Atene non è vista come una
punizione divina (... nè più si dava ormai peso alla fede e
alla santa divinità ...), ma come una forza della natura;
proprio per questo nel brano si tenta di dare una
spiegazione scientifica all' esistenza della malattia.
La peste in Boccaccio
• Nel 1348 una gravissima peste colpì la città di Firenze.
Di questo abbiamo molte informazioni grazie soprattutto
alla raccolta di cento novelle del "Decameron" di
Giovanni Boccaccio:
La peste in Boccaccio
• il testo, infatti , oltre a descrivere scrupolosamente i fatti
realmente accaduti, racconta di sette giovani donne "savie
ciascuna e di sangue nobile e di bella forma e ornate di
costumi e di leggiadra onestà", e tre "discreti e valorosi"
giovani che decidono, dopo aver valutato la situazione
della città, di rifugiarsi in una delle loro numerose ville di
campagna, dove passeranno il loro tempo
raccontandosi storie.
La peste in Boccaccio
• Le novelle vengono narrate non dalla voce dell' autore,
ma da quella dei personaggi; l'autore in persona invece
coordina e collega le novelle fra loro attraverso la cornice,
cioè la descrizione delle giornate trascorse in villa dai
personaggi novellatori.
La peste in Boccaccio
• L' introduzione del "Decameron" è tutta incentrata sulla
diffusione del morbo in Firenze e sulla degradazione
fisica e morale ad esso conseguente.
La peste in Boccaccio
• Dice Boccaccio "nel vero, se io potuto avessi onestamente
per altra parte menarvi l'avria volentier fatto" rivelando
così che nel suo romanzo la peste è solamente un polo
negativo che serve a dar risalto e valore al polo positivo
che seguirà.
La peste in Defoe
• Questo scrittore inglese dedicò alla peste londinese del
1665 un' opera intitolata appunto: "LA PESTE A
LONDRA".
• La cronaca dell'anno 1665 inizia con una descrizione
sui primi casi di peste.
La peste in Defoe
• Il protagonista, un sellaio, benché assista alla partenza di
molti ricchi concittadini, decide di non abbandonare la
città per non lasciare i suoi affari.
La peste in Defoe
• Egli, come tutti, s'interroga sui possibili motivi
dell'epidemia e mentre lui riesce a darsi una spiegazione
basandosi su eventi naturali, la popolazione attribuisce il
fenomeno al passaggio di una cometa, portatrice di
sventura. Il sellaio, durante le sue uscite lungo le vie di
Londra, vede molte persone che vagano per la
città predicendo morte e distruzione e si ferma
accanto ad alcuni visionari che dicono di
scorgere un angelo che impugna una spada di
fuoco.
La peste in Defoe
• Ed ecco, una sera, il sellaio, incurante dei severi divieti e
del pericolo di contagio, s'intrufola nel cimitero con la
complicità di un sagrestano suo amico: assiste al macabro
lavoro dei monatti e alla disperazione di un uomo la cui
famiglia è scaricata in quella fossa.
La peste in Defoe
• Sulla strada del ritorno una serie di tristi pensieri
accompagna il protagonista fino a casa, dove l'immagine
di quell' infelice gentiluomo gli torna alla mente
causandogli un pianto accorato. Nonostante rincasi ogni
volta sempre più affranto, il sellaio non resiste alla
tentazione di vagare per le strade, dove le scene
raccapriccianti sono sempre più frequenti.
La peste in Defoe
• Per le vie di Londra non si sentono solo storie tristi ma
anche racconti singolari come quella del suonatore di
piffero che, addormentatosi per strada, viene scambiato
per un cadavere e raccolto dai monatti, i quali, al suo
risveglio, si rendono conto dell'errore commesso.
La peste in Defoe
• Nel momento in cui la peste infuria maggiormente, il
protagonista non condivide appieno l'opinione comune
secondo cui le persone infette, spinte dall'odio, desiderano
contagiare gli altri per farli soffrire come loro;
La peste in Defoe
• egli pensa piuttosto che quest'idea venga diffusa dagli
abitanti delle campagne estremamente diffidenti verso gli
abitanti della città. La verità oggettiva è che gli appestati
diventano pericolosi nel momento del delirio;
La peste in Defoe
• per questo il sellaio ritiene giusto confinare nelle
abitazioni le persone contagiate per evitare episodi come
quello della nobildonna infettata e uccisa da un
appestato.
La peste in Poe
• Lo scrittore americano (1809-1849) dedicò due racconti
alla nostra tematica:
• "La maschera della morte rossa " e "Re peste ". Il primo
più drammatico e inquietante, il secondo più grottesco e
comico.
La peste in Poe
• "La maschera della morte rossa" ha per oggetto la
tragicità del destino umano (l' impossibilità di ignorare la
morte) ed è quindi costruito attraverso gli elementi propri
della letteratura "tragica".
La peste in Poe
• "Re peste", invece, è un racconto fondato sulla
deformazione visionaria della realtà (noi non sappiamo se
ciò che accade è vero o è piuttosto l' effetto della sbornia
dei due protagonisti principali.
La peste in Poe
• Non c'è quindi una riflessione sulla condizione o sul
destino umano, ma piuttosto un divertentissimo gioco
stilistico evidente nella rappresentazione grottesca dei
personaggi, fondata sull' iperbole e la caricatura.
La peste in Poe
• Infatti il finale del racconto, a differenza de "La
maschera della morte rossa", è lieto: i due incauti
marinai riescono a sfuggire a Re Peste e a tutto il suo
nobile seguito.
La peste in Poe
• "La maschera della morte rossa" incomincia, più o meno
come il Decamerone, con un gruppo di giovani "sani e
spensierati" che si rifugiano in un' Abbazia, lontano
dalla regione in cui sta imperversando una pestilenza.
La peste in Poe
• Il loro tentativo di sottrarsi al destino di contagio e di
morte è però destinato a fallire quando, a mezzanotte, al
culmine di una festa mascherata, compare, appunto, la
maschera della morte rossa che inseguirà anche il principe
Prospero, capo dell 'allegra brigata, nelle sale dell'
Abbazia, per raggiungerlo e ucciderlo nella inquietante
sala nera.
La peste in Poe
• A differenza del Decameron, però, si infittiscono sin dall'
inizio elementi che contraddicono qualsiasi tentazione di
svolgimento realistico, attraendo prepotentemente il lettore
nella dimensione del racconto fantastico.
La peste in Poe
• Non è quindi possibile spiegare razionalisticamente ciò
che accade ed anche la impari lotta dell' uomo con la
morte assume quelle caratteristiche di assurdità e
nichilismo che hanno reso così novecentesca la narrativa di
Poe.
La peste in Poe
• "Re peste": Due marinai ubriaconi, Tarpaulin e Legs (il
primo grasso ed il secondo magro, forse antesignani di
coppie comiche più celebri), fuggendo da una bettola per
non pagare il conto della troppa birra bevuta, si rifugiano
nei quartieri abbandonati e fatiscenti dell' antica Londra.
La peste in Poe
• Qui in una cantina, che visitano per bere, si imbattono in
uno strano banchetto. A capotavola spicca la figura di
"Re Peste", un uomo più magro di Legs, dal viso giallo
come lo zafferano e dalla fronte orribilmente ed
eccezionalmente alta, che fa le presentazioni:
La peste in Poe
• " la nobile dama che sta seduta dinanzi a voi è la Regina
Peste, nostra serenissima consorte. Gli altri personaggi
che voi vedete sono tutti prìncipi del sangue e portan il
segno della regale origine nei rispettivi nomi di Sua
Grazia l' Arciduca Pest-Iferus, Sua Grazia il Duca
Pest-Ilenzial, Sua Grazia il duca Temp-Pest e sua
Altezza Serenissima l' Arciduchessa Ana-pest."
La peste in Poe
• Tarpaulin offende i convitati e per questo viene scagliato
in una botte di vino, dalla quale sarà liberato da Legs. I
due se la daranno poi a gambe dopo aver abbattuto lo
scheletro che danzava al di sopra della tavola
La peste in Artaud
• Attore, regista e, soprattutto, teorico del teatro, pubblicò
nel 1938 "Il teatro e il suo doppio", un testo che
influenzerà moltissimo la pratica teatrale, soprattutto
delle esperienze di ricerca teatrale più significative degli
ultimi decenni (Living Theatre, Tadeusz Cantor, Peter
Brook, Jerzy Grotowski).
La peste in Artaud
• In quel testo Artaud dà un ' interpretazione molto
originale e "positiva" della peste, perché "la peste coglie
immagini assopite, un disordine latente e spinge d'
improvviso fino a gesti estremi". La peste, per Artaud,
non è una vera e propria malattia, ma un' entità psichica
non provocata da un virus:
La peste in Artaud
• egli rifugge quindi ogni spiegazione medica che tenda a
definire scientificamente o a circoscrivere geograficamente
questo fenomeno.
• Infine, egli afferma che " il teatro, come la peste, scioglie
conflitti, sprigiona forze, libera possibilità, e se queste
possibilità e queste forze sono nere,
la colpa non è della peste o del
teatro, ma della vita":
La peste in Camus
• Nella "Peste" Albert Camus affronta il grande
problema dell’assurdo, cioè dell’impossibilità di trovare
senso e giustificazione all’esistenza umana e al dolore che
essa contiene.
La peste in Camus
• L’antichissima domanda sul significato del male
(inconciliabile con la presenza di un Dio giusto e buono)
viene riformulata in termini laici e si risolve nella
constatazione lucida e senza speranza dell’ineluttabilità
del male e della sua insensata gratuità.
La peste in Camus
• L’unica salvezza dalla disperazione può essere nella
solidarietà fra gli uomini; l’unica rivolta possibile, il
rifiuto di portare altro male nel mondo.
La peste in Camus
• Gran parte del romanzo è dedicata alle conversazioni tra
i personaggi, che si confrontano incessantemente, senza
risposta, con la presenza del dolore: ogni giorno essi
vedono agonia e morte, ma nessuno, nemmeno il sacerdote
Paneloux (uno dei personaggi principali),
riesce a trovare una giustificazione
accettabile alla ragione umana.
La peste in Camus
• L’unico sollievo all’angoscia è l’azione: tutti infatti
entrano nelle formazioni sanitarie volute da Tarrou. il
romanzo si chiude sotto il segno della testarda necessità di
lottare da parte di quegli uomini che si rifiutano di
ammettere i flagelli.
La peste in Camus
• Quando il romanzo uscì fu subito chiaro ai lettori che la
peste era una metafora del nazismo: la lettura in chiave
storica, autorizzata da Camus stesso, era confortata dalle
numerosi allusioni alla oppressione della dittatura e alla
resistenza. La peste è metafora del
male: dell’assurdità del dolore inflitto
agli uomini, dell’insensatezza del loro
esistere.
La peste in Amado
• Scrittore brasiliano nato nel 1912, annovera, tra i suoi
romanzi, "Teresa Batista stanca di guerra", pubblicato
nel 1972, in cui si narrano le vicende di una bellissima
mulatta, Teresa appunto, che passa attraverso
innumerevoli peripezie (orfana, venduta bambina ad un
crudele padrone, diventa ballerina e
prostituta, si innamora e viene tradita)
dalle quali esce sempre vincitrice, con la
sua vitalità e voglia di vivere.
La peste in Amado
• Quando a Buquìm, una cittadella isolata e povera, si
diffonde la pestilenza del "vaiolo nero", Teresa sarà tra i
pochi a non fuggire e a curare i poveri e vaccinarli,
correndo il rischio di contagiarsi. L' episodio si conclude
con le seguenti parole:
La peste in Amado
• "lo creda chi vuole: a por fine al vaiolo nero che
imperversava nelle vie di Buquìm sono state le puttane di
Muricapeba capeggiate da Teresa. Coi suoi denti limati e
col suo dente d'oro Teresa Batista ha masticato il vaiolo e
lo ha sputato fuori...
La peste in Amado
• Nascosto in una grotta il vaiolo aspetta una nuova
occasione. Ah, se nessuno provvede, un giorno ritornerà
per farla finita, e allora poveri noi! Dove trovare un'altra
Teresa-del-vaiolo-nero per dirigere le operazioni?
La peste in Calvino
• Una delle Lezioni americane, intitolata "Esattezza",
parla diffusamente della "peste della scrittura", cioè di
quel contemporaneo vizio assurdo di usare la lingua
senza attenzione alla "forma", scegliendo un termine al
posto di un altro senza motivi logici e razionali, perdendo
così tutta la ricchezza del substrato linguistico e
ignorando tutta la serie di
connotazioni che si celano dietro
una scelta lessicale.
La peste in Herbert
• Autore della nota saga di Dune , diventata un film
famoso, scrisse un altro interessante romanzo
fantascientifico, pubblicato in Italia nel 1991: Il morbo
bianco.
La peste in Herbert
• Il protagonista, il biologo americano John O'Neill, dopo
aver perso la moglie e i due bambini in un attentato
terroristico, realizza una terribile vendetta nei confronti
dell' intera umanità: sfruttando le sue conoscenze, riesce a
creare un nuovo virus, attivo soltanto sulle donne, in
grado di alterare la struttura genetica delle cellule del
corpo umano e di
portare alla morte.
La peste in Herbert
• In seguito diffonde il morbo, chiamato "bianco" perché si
manifesta con chiazze biancastre, attraverso il
semplicissimo veicolo della cartamoneta. Infine, in un
ritorno di lucidità, aiuta gli scienziati a trovare il modo
per fermare la malattia, quando ormai sono rimaste in
vita pochissime donne e la vita nel pianeta è sconvolta.
La peste in King
• Ne L' ombra dello scorpione un' epidemia di sconvolgente
violenza uccide in poco più di una settimana la maggior
parte degli abitanti degli Stati Uniti. Fra i pochi
sopravvissuti, riunitisi nella città di Boulder, si creano
due gruppi in lotta fra loro:
La peste in King
• quelli attratti dalla visione di serenità assoluta
rappresentata dall' immagine di una vecchia contadina e
quelli che seguono Darkman, che incarna il male con il
suo carico di colpa ed il suo ambiguo potere di seduzione.
Nella eterna lotta fra il bene ed il male quest' ultimo è
destinato a soccombere, non senza aver lasciato dietro di
sé uno strascico di inquietudine.
La peste in King
• La peste viene letta in questo romanzo, ancor più che ne
Il morbo bianco di Frank Herbert, come una vera e
propria Apocalisse, rimarcando l' aspetto esplicitamente
sacro della storia narrata.
Bibliografia
• FONTI: soprattutto: Cuccarini "Le immagini della
peste dal mito alla fantascienza" ed. Il Capitello
FONTE PRINCIPALE
• SAGGI Caretti "Manzoni. Ideologia e stile"
ed.Einaudi
• Raimondi "Il romanzo senza idillio" ed.Il Mulino
• E infine i LIBRI DI TESTO: …
Bibliografia
• Brasioli, Carenzi, Acerbi "I Promessi sposi di
Alessandro Manzoni" ed.Atlas
• Sbrilli "I Promessi sposi di Alessandro Manzoni"
ed.Bulgarini
• Secchi "I Promessi sposi di Alessandro Manzoni"
ed.Massimo
• Bricchi "I Promessi sposi di Alessandro Manzoni"
ed.Bompiani
• Perissinotto "I Promessi sposi di Alessandro Manzoni"
ed. Paravia
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La peste in Manzoni e non solo