Cronache veneziane. La
memoria della città
29 aprile 2013
Fonti cronistiche e narrative nel
medioevo italiano
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La tradizione storiografica
La triade degli MGH
“Rerum italicarum scriptores” (1 e 2)
Storia della storiografia (Fueter)
Typologie des sources du Moyen Age
Occidental
Fonti cronistiche e narrative
• Il “primum mobile” identitario: perché si
rielabora una memoria consapevole nella crisi
tardoantica
• La motivazione “nazionale”
• La motivazione “istituzionale”
• La motivazione “identitaria “
• Le narrazioni storiche altomedievali e il
concentrarsi delle scritture presso i vertici
istituzionali della chiesa
Fonti cronistiche e narrative
• La crisi tardo-antica della “comunicazione
politica”
• Cronache imperiali di “committenza” statale
(attenta ai vertici del potere politico)
• Fasti municipali e scritture storiche di ambito
locale: elenchi di magistrati, narrazione di
fondazioni, celebrazioni di culti locali
• Gabba (Rifessioni sulla storiografia locale
antica)
Gli ecclesiastici e le cronache
• - egemonia delle chiese sulla scrittura: la clericalizzazione della
produzione letteraria e narrativa di ambito latino
• testi narrativi
• -persistenza dei testi narrativi e commemoriali di tradizione
ecclesiastica (eccezione: le "storie nazionali")
• - le narrazioni storiche di ambito definito nell'alto medioevo sono
celebrazioni di vescovi, legati alle città, oppure laudes civitatum
(celebrazione encomiastica della sede episcopale). Al di fuori delle
città, rari esempi di narrazioni legate a monasteri importanti:
Bobbio, Montecassino, Nonantola, Abbadia S. Salvatore.
La crisi dei testi laici
• Modificazioni della produzione documentaria nella crisi
tardo-antica e nell'alto medioevo (sino all'età
carolingia)
• - diminuzione della documentazione ordinaria di
carattere pubblico, in particolare della documentazione
che interessa ambiti territoriali ben definiti
• - continua la produzione legislativa (romana e
germanica)
• - si sviluppa la produzione teologica e dottrinale,
poetica e letteraria, narrativo-storiografica
Crisi dei testi laici sia a livello del «centro» del potere, che in
periferia
• ma la crisi dello stato esclude dal ricorso alla scrittura la
generalità delle persone [mentre nel mondo romano
l'attitudine alla scrittura era stata larghissima: vedere CLA,
Pompei; valore dell'epigrafia come indizio della diffusione
sociale della scrittura ];
• La crisi della società e dello stato tardo-antichi significa:
decadimento della vita urbana, allentamento o difficoltà
delle relazioni fra centri e periferie nell'impero,
disinserimento di vasti strati sociali da forme ordinate di
carriera pubblica e di amministrazione, crisi delle scuole e
progressivo distacco del laicato dalla cultura scritta [e
dunque crisi delle scritture storiche di ambito locale: fasti di
magistrati, narrazioni di fondazioni, celebrazioni di culti
locali ecc.]
,
• FONTI CRONISTICO-NARRATIVE
• Influenza delle generali condizioni di alfabetizzazione
• Alto medioevo come epoca dello specialismo
ecclesiastico nella produzione di testi cronistici
• Svalutazione della storiografia medievale dovuta al
pregiudizio secondo cui la cultura medievale non
avrebbe attribuito importanza alla conoscenza
storica a causa della sua fondamentale ispirazione
religiosa, che poneva tutti i valori nella trascendenza
e faceva della vita terrena solo un passaggio
Fonti cronistiche e narrative nel
medioevo
• Una nuova concezione della storia:
• Dalla concezione ciclica alla concezione “lineare”
della storia, che ha una fine e un fine
(storia e storia della salvezza)
Inserire le storie particolari nella storia universale
(partire dalla creazione del mondo: un
inquadramento cronologico che resta nei testi
anche tardi, come testimonianza di un modo di
pensare, di un’idea della storia)
Schemi mentali
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Tripartizione
-dalla creazione del mondo
-alle vicende dell’epoca vicina all’autore
-al futuro escatologico
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‘storia universale’ nella quale conta sostanzialmente l’ammaestramento che tutta la storia degli
uomini non è altro che l’esplicazione di un progetto divino (Adamo-Cristo-perfezione della
redenzione-fine della storia).
è una componente presente, ma
- insieme con il desiderio di ricordare le tradizioni gloriose dei popoli e dei regni
- con le celebrazioni delle gesta di personaggi illustri
- con la propaganda politica e ideologica
- con il desiderio di serbare memoria di fatti (per ammaestramento morale o per istruzione politica,
informazione culturale, meraviglia e diletto)
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sono funzioni non diverse dalla storiografia antica, ma anche da quella moderna, pur all’interno di
una concezione propria della realtà e della verità e con strumenti letterari e retorici peculiari
Fonti cronistiche e narrative
• In lingua latina e greca continua a svilupparsi
una storiografia di carattere “generale”,
• Alcune opere ripercorrono roma antica (Paolo
Orosio). Compilazioni
• Altre imperniano la narrazione su
Costantinopoli (Procopio di Cesarea, secolo VI)
• Sviluppo nuovo: le Storie “nazionali”
• Goti, Franchi, Longobardi, Angli
• In genere scritte da ecclesiastici
Fonti cronistiche e narrative
• Paolo Diacono e la “historia langobardorum”
• Dalle origini mitiche dei longobardi ….
• Anche: Fioritura di narrazioni di ambito
territoriale definito:
• Cataloghi di vescovi (cronotassi episcopali)
• Vite episcopali
• Rare narrazioni imperniate su alcuni importanti
monasteri: Bobbio, Montecassino, Nonatola,
Monte Amiata (leggende di fondazione, cataloghi
e vite di abati)
Fonti cronistiche e narrative
• Punto di frattura la clericalizzazione
• In generale prevale un’ottica locale, di
“monastero” o di “episcopio”
Annales episcoporum
Rari esempio di scritture libere da un ancoraggio
locale: Raterio da Verona
Fonti cronistiche e narrative
• Liber pontificalis della Chiesa romana,
sequenza di biografie di papi elaborate in una
prima serie nel secolo IV e poi aggiornata per
tutto il medioevo, sino al Quattrocento
Fonti cronistiche e narrative
• La varietà delle forme memoriali e
commemorative della tradizione monastica ed
episcopale:
• Le “cronache cartulario”
• Le “cronache con documenti”, un ibrido tra
testo narrativo e “libri iurium” che si
rafforzano a vicenda
Fonti cronistiche e narrative: la svolta dell’età comunale
• L’ETA’ COMUNALE
• Una identità di lunga durata: sino al
Settecento incluso (in Italia)
• (Historiae rariores) (La tradizione a stampa)
• Vecchi e nuovi protagonisti:
• Ecclesiastici che si “convertono” e diventano
ideologi della città
• Vescovi e frati, prima di tutto
Fonti cronistiche e narrative
• Nuovi protagonisti, i notai e i giudici , e i
cancellieri, “intellettuali organici” della città e
della città comunale in particolare
(abbinano la consuetudine con la scrittura e il
ruolo nella gestione della politica cittadina ai
vari livelli)
• Valore civile, anche rituale e simbolico, della
cronaca cittadina
• Rolandino da Padova
Fonti cronistiche e narrative
• Committenza ufficiale da parte del comune
• Caffaro e gli “Annali”
• Prospettiva cittadina
• In Italia, comparativamente alla ricchezza della
tradizione, studi abbastanza tardi e radi
• NOTAI CRONISTI G. Arnaldi, “Studi sui cronisti
della Marca Trevigiana nell’età di Ezzelino da
Romano”, Roma 1963
• M. Zabbia, I notai e la cronachistica cittadina
italiana del Trecento, Roma 1999 (Nuovi studi
storici, 49).
Fonti cronistiche e narrative
• Formation et culture des notaires (XIe-XIVe
siècle), in Éducation et cultures en Italie (XIIe-XVe
siècles), a cura di I. Heullant-Donat, Paris 2000,
pp. 297-324
• La tradizione dell’esperienza storica, Introduzione
a R. W. Southern, La tradizione della storiografia
medievale, a cura di M. Zabbia, Bologna 2002
(Istituto italiano per gli studi storici. Testi storici,
filosofici, letterari, 11), pp. 9-33
Fonti cronistiche e narrative
• L'éloquence politique dans le cités
communales (XIIIe siècle), in Cultures
italiennes (XIIe-XVe siècles), a cura di I.
Heullant-Donat, Paris 2000, pp. 269-296
• Boncompagno da Signa, i maestri di retorica e
le città comunali nella prima metà del
Duecento, in Il pensiero e l'opera di
Boncompagno da Signa, a cura di M. Baldini,
Signa 2002, pp. 23-36
Fonti cronistiche e narrative
• Problema di forme espressive, di modelli
letterari
(un aspetto fortemente trascurato dalla
riflessione storica)
Dal “modello annalistico” (singoli notamenti per
ciascun anno, privi di connessioni, poveri di
“retorica”)….
…. alla “scrittura della storia” (opus rethorice
maximum)
Fonti cronistiche e narrative
• Una lunghissima transizione,
• Una lunga sopravvivenza di forme letterarie e
di registri espressivi
• Latino / volgare
• Modelli antichi (la biografia, Plutarco e
Svetonio; la narrazione storica drammatizzata,
Cesare e Livio; ecc.), ripresi tanto in latino
quanto in volgare
Fonti cronistiche e narrative
• La tradizione della letteratura italiane e le
fonti storiografiche medievali e moderne
Foscolo
De Sanctis
Dionisotti
“Atlante della letteratura italiana”
Fonti cronistiche e narrative
• B. Smalley, Storici nel Medioevo, Napoli, Liguori,
1979, L. 35.000
• O. Capitani, La storiografia medievale, in La
Storia. I grandi problemi dal Medioevo all'Età
contemporanea, Torino, UTET, 1988, vol. I/1, pp.
757-792
• - B. Guenée, Storia e cultura storica nell'Occidente
medievale, Bologna, Il Mulino, 1991.
•
Fonti cronistiche e narrative
• Altri soggetti politici:
• Le corti e la storiografia di corte
• Il “modello di corte” nella storiografia europea
medievale: la tradizione regia francese e
inglese
• V.H. Galbraith, Kings and Chroniclers,
Hambledon, London, 1982
• La cultura aristocratica francese e la sua
“importazione” in Italia
Fonti cronistiche e narrative
• - L. De Lachenal, Spolia. Uso e reimpiego dell'antico dal III al XIV secolo,
Milano, Longanesi, 1995.
• - C. Frugoni, L'antichita': dai "Mirabilia" alla propaganda politica; M.
Miglio, Roma dopo Avignone. La rinascita politica dell'antico; M.
Greenhalgh, "Ipsa ruina docet": l'uso dell'antico nel medioevo, in Memoria
dell'antico nell'arte italiana. I. L'uso dei classici, a cura di S. Settis, Torino,
Einaudi, 1984 (rispettivamente pp. 3-72; pp. 73-111; pp. 113-167).
• - C.H. Haskins, La rinascita del XII secolo, Bologna, Il Mulino, 1972.
• - R. Krautheimer, Roma: profilo di una citta', 312-1308, Roma, Edizioni
dell'Elefante, 1981.
• - E. Panofsky, Rinascimento e rinascenze nell'arte medievale, Milano,
Feltrinelli, 1971.
Un’altra svolta
• Un nuovo clima culturale
• La storiografia umanistica
• Il passaggio dalla concezione
provvidenzialistica della historia salutis
medievale a quella progressiva ed
evoluzionistica delle filosofie della storia dei
secoli XVIII e XIX
Fonti cronistiche e narrative
• E. Cochrane, Historians and Historiography in
the Italian Renaissance, Chicago and London
1981
• N.S. Struever, The language of history in the
Renaissance. Rhetoric and historical
Consciousness in Florentine Humanism,
Princeton 1970
• R. Landfester, Historia magistra vitae.
Untersuchungen zur Humanistischen
Geschichtstheorie des 14. bis 16.
Jahrhunderts, Genève 1972
Fonti cronistiche e narrative
• C. Vasoli, Il modello teorico, in “La storiografia
umanistica”, Atti del convegno, Messina 1992
• Coluccio Salutati
rerum gestarum scientia monet principes,
docet populos et instruit singulos quid domi
quidque foris, quid secum, quid cum familia,
quid cum civibus et amicis, quidque privatim
vel publice sit agendum
• (valore etico degli exempla)
Fonti cronistiche e narrative
• La storiografia laica con l’Umanesimo recupera
, perfeziona e continua riproporre il canone
storiografico antico, fino alla rivoluzione
scientifica del secolo XVII e XVIII e al declino
del “mito delle origini”
• Storiografia dello stato
Fonti cronistiche e narrative
• La storiografia ecclesiastica deve adattare il
modello provvidenzialistico medievale ai
problemi posti dalla rottura dell’unità
religiosa, dalle controversie dottrinali tra
Chiesa cattolica e Chiese protestanti, dalla
confessionalizzazione dello Stato moderno
Fonti cronistiche e narrative
• Un altro aspetto: le fonti «private».
La nascita dell’individualismo
(Petrarca, il Secretum): il diario
Ragioni familiari per lo scrivere.
Il libro di famiglia tra privato e pubblico
Fonti cronistiche e narrative
• I libri di famiglia sono una forma di scrittura
documentaria finalizzata alla registrazione, diffusa tra
XIV e XVI secolo.
• Di origine extraletteraria, questo genere testuale va
distinto dalla storiografia «minore», dalla
memorialistica, dall'autobiografia.
• Angelo Cicchetti e Raul Mordenti (La scrittura dei libri
di famiglia, in Letteratura italiana diretta da A. Asor
Rosa, vol. III, Le forme del testo, t. Il, La prosa, pp.
1117-59) collocano i libri di famiglia nell'ambito dei
testi di registrazione (che comprendono tanto i
protocolli notarili quanto i libri dei conti dei mercanti),
riconosce ad essi alcune qualità proprie della scrittura
diaristica,
Fonti cronistiche e narrative
•
registrazione
• la presenza in apertura di un'invocazione alla divinità e
l'utilizzazione di un formulario fisso con lo scopo di conferire
alla scrittura veridicità, autorevolezza, sacralità;
• destinatario lontano nel tempo; la disposizione della scrittura
nel libro, distribuita per partizioni collegate a determinate
operazioni di registrazione.
• Aspetto codicologico-paleografico conferma questa
parentela, specialmente con i libri di conti mercantili: in
comune con essi i libri di famiglia hanno infatti l'utilizzo della
medesima scrittura corsiva (la mercantesca), l'autografia,
l'assenza di correzioni (benché siano presenti glosse), le
caratteristiche di unicità e irriproducibilità (si tratta di
testimoni unici conservati), il formato, la rilegatura, la
quantità di pagine, le materie e gli strumenti scrittori tipici dei
libri di utilità.
Fonti cronistiche e narrative
• Libri di famiglia e ricordanze economiche hanno una
comune origine mercantile dovuta all'«attitutidine
borghese a registrare del/nel tempo» (ivi, p. 1123).
L'attività mercantile si intreccia infatti con gli eventi della
vita familiare e pubblica: dalla mera registrazione dei conti
si passa cosí ad annotare fatti di interesse familiare oltre
che meramente economico (ad esempio eredità, dotazioni,
controversie, tutela di orfani e, conseguentemente, i fatti
che hanno generato questi eventi: nascite, morti,
matrimoni, ecc.) e situazioni in cui gli affari privati
intersecano la sfera pubblica. La diffusione di questa forma
di scrittura si estende comunque al di là della classe
mercantile da cui origina, poiché risponde ad una radicata
esigenza di sopravvivenza della memoria.
Fonti cronistiche e narrative
• L'altro tipo di scrittura a cui i libri di famiglia si
possono apparentare è quella diaristica
• tempo della scrittura (discontinuo nel racconto e
immediato nella registrazione) e la narrazione
rivolta dal presente verso il futuro. Si tratta però di
scrittura diaristica di tipo plurale: la memoria
tramandata non è individuale bensí familiare,
collettiva perché frutto della successione diacronica
di diversi scriventi.
Fonti cronistiche e narrative
• ibrido, a metà tra il libro-archivio e il librozibaldone»
• (p. 1138), ma costante nell'autorappresentazione
familiare, caratterizzata da elementi di continuità
a livello di contenuto pur nella discontinuità e
nell'eterogeneità della scrittura.
•
• L'autorappresentazione familiare si articola
infatti generalmente su due poli: l'identità del
gruppo familiare e il suo operare economico.
• funzioni pratiche di anagrafe e di archivio
familiare
• Sul piano dell'aspetto economico, oltre alle
registrazioni contabili, i libri di famiglia
raccolgono esperienze di vita dando origine
ad un sistema di informazione familiare.
Fonti cronistiche e narrative
• Ricordi di Giovanni di Pagolo Morelli, a cura di
V. Branca
• Talvolta la scrittura, sollecitata dagli eventi,
supera i confini dell'enunciazione scivolando
nel gusto del racconto.
Fonti cronistiche e narrative
• A partire dal XVII secolo la scrittura dei libri di famiglia
entra in crisi, poiché alcune delle funzioni da essi svolte
passano dalla dimensione privata alla sfera pubblica
oppure vanno soggette a specializzazione e
professionalizzazione: la registrazione anagrafica viene
svolta dai registri parrocchiali d'istituzione posttridentina; si consolidano alcuni sistemi di
informazione pubblica (come gli almanacchi) che
soppiantano quella familiare; con le storie
genealogiche si afferma un nuovo tipo di scrittura
familiare, mentre la sfera eminentemente privata viene
assorbita dalla scrittura diaristica.
,
• Parte seconda
• La storia e le cronache di Venezia
I fatti (e le opinioni….)
• La storia di Venezia bizantina inizia al tempo della
guerra gotica, il lungo conflitto con il quale Giustiniano
I riconquistò Italia. La Venetia et Histria – dove i
Bizantini comparvero nel 539 – fu un fronte
secondario, ma non di meno ebbe a risentire le
conseguenze devastanti della guerra, che portò con sé
distruzioni, violenze, carestie ed epidemie ricorrenti.
• Verso il 540 fu sottomessa dagli imperiali; poi durante
la controffensiva ostrogota degli anni Quaranta venne
spartita fra questi, i Goti e i Franchi per tornare infine
sotto l’impero verso il 556 quando il generalissimo
Narsete riuscì a riportare il confine alle Alpi.
.
• Significativa è una lettera di Flavio Aurelio Cassiodoro, il
senatore romano che fu ministro dei re ostrogoti, a cui si
deve una descrizione della laguna in una sua lettera del
537-538 con la quale ordinava il trasporto per nave di
rifornimenti alimentari dall’Istria a Ravenna.
Questi dovevano passare attraverso la rotta interna (i
cosiddetti “Septem Maria” da Ravenna ad Altino e, di qui,
ad Aquileia) sotto il controllo dei “tribuni marittimi” delle
Venezie e la circostanza offre a Cassiodoro lo spunto per
descrivere l’ambiente lagunare in cui si poteva navigare
anche quando le condizioni del tempo non consentivano di
avventurarsi in mare.
• Scrive un cronista del tempo che dopo la fine
della guerra l’Italia era “tornata all’antica felicità”
ma, se mai questa vi fu, durò molto poco. Nel
568, guidati dal loro re Alboino, i Longobardi
provenienti dalla Pannonia invasero infatti l’Italia
superando le Alpi Giulie e dilagando nella
pianura. Nell’arco di quattro anni quasi tutta
l’Italia a nord del Po fu conquistata e l’invasione
mise fine all’unità territoriale della regione
veneta dove, nella parte orientale, restarono ai
Bizantini soltanto Padova con il vicino castello di
Monselice, Oderzo, Altino e Concordia.
• Fu anche la causa dell’inizio di un progressivo
spostamento delle popolazioni della terraferma: di
fronte ai nuovi venuti, la cui ferocia era proverbiale, le
lagune offrivano un rifugio sicuro a causa della loro
incapacità di condurre operazioni che richiedessero
l’uso delle flotte.
• Le autorità ecclesiastiche temevano inoltre queste
genti, ancora in gran parte pagane o al massimo di fede
ariana, e il primo a dare l’esempio fu il patriarca di
Aquileia, Paolino, che con il tesoro della chiesa si
spostò in laguna nel vicino castello di Grado.
• I fuggiaschi pensavano sicuramente a un rifugio
temporaneo, così come doveva essere accaduto in altre
circostanze, ma questa volta gli avvenimenti presero un
corso diverso che andava al di là delle aspettative dei
protagonisti. I Longobardi si insediarono stabilmente in
Italia e la loro progressiva espansione territoriale finì per
accentuare gli spostamenti verso la costa delle popolazioni
non intenzionate a restare sotto il loro dominio.
• Si trattò in ultima analisi di un avvenimento epocale,
destinato cioè a cambiare il corso della storia: da un lato
causò la frammentazione politica del territorio italiano,
durata poi per secoli, dall’altro fu la causa determinante
dell’origine di Venezia, che forse in condizioni diverse mai
sarebbe esistita.
.
• La tradizione vuole che il primo doge, Paulicio o Paulucio Anafesto
fosse eletto nel 697 dai Venetici
•
tuttavia la nascita del ducato è da inquadrarsi nella riforma delle
province italiche di Bisanzio promossa dall'imperatore Maurizio di
Bisanzio, con la nomina a capo di queste di duces (dux o dukas,
δούκας in greco-bizantino), cioè comandanti militari (di nomina
imperiale per tramite dell'esarca ravennate), nel tentativo di
arginare l'invasione longobarda.
• La figura del dux bizantino, divenuto nei secoli doge, conquistò
quindi una sempre maggiore autonomia, attuando una politica via
via sempre più indipendente. La capitale del nuovo ducato venne
originariamente posta nella città di Eracliana.
• Nel 726 l'estensione all'Italia dei provvedimenti
iconoclasti dell'imperatore Leone III provoca la
reazione del Papa e il diffondersi di rivolte in tutti i
territori bizantini d'occidente (come del resto in quelli
d'oriente): nella Venezia il popolo e il clero in rivolta
vanno contro il diritto imperiale alla nomina del Dux.
.
• Tuttavia, nonostante la ribellione, la Venezia interviene
a sostegno dell'Esarcato contro i Longobardi. Tra il 737
e il 741 i Bizantini riportano il governo della provincia
nelle mani di magistrati elettivi annuali, i Magistri
Militum, fino a che nel 742 l'imperatore concesse al
popolo la nomina del Dux[1]. Nello stesso anno la
capitale venne traslata a Metamauco.
• I Bizantini tentarono inutilmente di cacciare i
Longobardi, ma loro avanzata proseguì
inesorabile nel corso degli anni, anche se con fasi
di remissione e occasionali controffensive
imperiali, fino ad arrivare nel 751 alla definitiva
caduta di Ravenna, dove già nel VI secolo si era
insediato l’esarco che per conto di Costantinopoli
governava il territorio italiano, portando così alla
fine del dominio di Bisanzio al centro e al nord
della penisola. Il destino della terraferma veneta
si compì nella prima metà del VII secolo.
.
• Nel 601 il re longobardo Agilulfo in guerra con Bisanzio
si impossessò di Padova distruggendola e, poco più
tardi, di Monselice. La presenza imperiale si riduceva
così ai soli capisaldi di Concordia, Altino e Oderzo,
ugualmente però destinati a cadere.
Nel 616 Concordia era longobarda e verso il 639,
quando il re Rotari condusse un attacco a fondo contro
l’esarcato, fu la volta di Altino e di Oderzo.
Buona parte delle popolazioni prese quindi la via delle
lagune e, seguendo gli itinerari fluviali che in epoca più
antica avevano segnato i loro rapporti con il mare, si
insediarono in un’ampia fascia costiera che andava dai
lidi di Grado fino a quelli di Chioggia.
.
• Non siamo in grado di avere idee chiare su questi
spostamenti, su cui le fonti veneziane sono piuttosto
confuse, ma possiamo affermare che il più importante
riguardò il trasferimento dei quadri amministrativi da
Oderzo verso la nuova città di Eraclea o Eracliana, fondata
in quegli anni al margine della terraferma per volontà
dell’imperatore Eraclio al fine di dare un nuovo centro a ciò
che restava della provincia veneta.
Finiva in questo modo per la Venezia di terraferma il
processo storico iniziato con l’invasione longobarda e si
concludeva con la nascita di una nuova realtà lagunare,
costituita da un’amministrazione bizantina al governo di
una specie di federazione di isole destinate a dar vita alla
futura città di Venezia.
,
• La nuova realtà politica formatasi nelle lagune veneziane continuò a
essere parte integrante della storia dell’impero di Bisanzio per
ancora un paio di secoli. Verso il 715 (o secondo un’altra cronologia
nel 697) le isole lagunari ebbero un proprio duca che diede inizio
alla lunga serie dei “dogi” veneziani.
Secondo la tradizione locale, il primo ad essere promosso alla carica
fu un cittadino di Eraclea, di nome Paulicio, seguito da un secondo
duca Marcello e da un terzo di nome Orso, ma la critica moderna è
piuttosto diffidente su questa interpretazione e tende piuttosto a
considerare Orso il primo vero duca veneziano, collocando la sua
elezione verso il 726, nel momento in cui parte delle popolazioni
italiane (e fra questi i Venetici) si ribellarono ai decreti iconoclasti
dell’imperatore Leone III.
.
• Si tratterebbe in altre parole di un governatore locale
eletto in contrapposizione a Bisanzio quando – come si
legge nella Vita di papa Gregorio II – i sudditi in rivolta
“senza tenere conto dell’ordinazione dell’esarco, in
ogni parte di Italia elessero propri duchi” ma, anche se
questa ribellione vi fu, ebbe breve durata e già nel 727
in un documento ufficiale Leone III e Costantino V si
riferivano a Venezia come “la nostra provincia da Dio
conservata”. Poco più tardi, inoltre, l’esarco in fuga da
Ravenna temporaneamente occupata dai Longobardi
trovò rifugio nelle lagune e poté riconquistare la sua
città con l’aiuto della flotta venetica.
• La definitiva perdita bizantina di Ravenna, nel
751, e la conquista del regno longobardo da
parte dei Franchi di Carlo Magno nel 774, con
ma un blocco navale bizantino lo convinse ben
presto a rinnovare la propria fedeltà
all'imperatore d'Oriente, trasformando il
ducato in una base per le azioni militari
bizantine in Italia.
• La situazione territoriale in terraferma si era
infatti profondamente modificata: Carlo
Magno nel 774 aveva messo fine al regno dei
Longobardi conquistando dopo qualche
tempo anche l’Istria bizantina. Nell’800 si era
inoltre fatto proclamare imperatore,
contrapponendo così a Costantinopoli una
nuova potenza con una decisa volontà di
supremazia in Occidente.
• Muta definitivamente il contesto circondante il Ducato
di Venezia. Franchi e Bizantini se ne contesero il
dominio
• all'interno ci si divise tra il partito filofranco,
capeggiato dalla città di Equilio, e quello filobizantino,
con roccaforte ad Eracliana: nell'805 l'aperto conflitto
esploso tra i due centri spinse il doge Obelerio
Antenoreo a raderli al suolo e deportarne la
popolazione a Metamauco. Messa così a tacere ogni
opposizione il doge si risolse nell'806 a porre il ducato
sotto la protezione di Carlo Magno,
• In questo modo Venezia passava di fatto
nell’orbita carolingia senza un’apparente
reazione da parte di Bisanzio, ma quando
nell’806 Carlo Magno assegnò Venezia, l’Istria
e la Dalmazia al figlio Pipino, nella sua qualità
di re d’Italia, l’imperatore Niceforo I, per
riaffermare i diritti di Bisanzio, inviò una flotta
che andò a gettare le ancore nella laguna
veneta
,
• . Ne seguì una guerra bizantino-francovenetica, con l’arrivo di un’altra flotta
bizantina a Venezia,
,
• Nell'809, in risposta alle aggressioni condotte dai
Bizantini su Comacchio, l'esercito franco comandato da
Pipino invase la Venetia, assediando Metamauco e
costringendo il Dux a rifugiarsi nelle isole interne della
laguna, presso la città di Rivoalto. Il conflitto ebbe
termine nell'810, quando la flotta veneziana riuscì a
intrappolare e distruggere quella franca nelle secche
tra Metamauco e Popilia. La vittoria portò al potere il
partito filobizantino, che approfittò immediatamente
dell'occasione per sbarazzarsi dell'odiato Antenoreo e a
sostituirlo con il nobile eracleense Angelo Partecipazio,
il quale, nell'812 trasferì definitivamente la capitale a
Rivoalto, decretando così l'effettiva nascita di Venezia.
• L’inviato imperiale che aveva trattato con
Carlo Magno, lo spatario Arsafio, nell’811 a
nome del suo signore dichiarò deposti il doge
filofranco Obelerio e i due suoi fratelli
associati al trono sostituendoli con il duca
lealista Agnello Partecipazio, riportando così
decisamente il governo cittadino sotto
l’influenza di Costantinopoli.
.
• Questi avvenimenti segnarono l’ultimo intervento
diretto di Bisanzio nella vita veneziana. Il ducato,
anche se formalmente soggetto a Bisanzio, si
avviò in realtà verso una progressiva
indipendenza, pur mantenendo per secoli un
forte legame con l’impero. Difficile dire quando
Venezia sia divenuta indipendente, tenendo
conto che il fatto avvenne senza scosse violente,
ma soltanto come un processo naturale di
evoluzione.
• La dottrina storica ha avanzato molte ipotesi in
proposito, collocando in momenti diversi
l’effettiva indipendenza fra IX e XI secolo e si può
dire soltanto che già nel corso della prima metà
del IX secolo vennero fatti passi notevoli in questa
direzione: Agnello Partecipazio trasferì la capitale
a Rialto, dando così una nuova fisionomia al
ducato, e nell’828 sotto il suo successore
Giustiniano il corpo di San Marco venne portato
da Alessandria a Venezia dove costituì il simbolo
della nuova città, sostituendo il culto bizantino di
San Teodoro.
• Al sicuro nella nuova città il ducato veneziano
rimane un'isola bizantina nel mare del
Medioevo feudale d'occidente. Tuttavia nei
due secoli successivi le istituzioni e la politica
veneziane si distaccheranno progressivamente
sempre più dalle vicende di un impero sempre
più lontano, la cui sovranità si farà sempre più
meramente formale
• È in questo periodo che, a fianco dei tentativi di
costituire un sistema politico su modello
imperiale bizantino (con il tentativo di rendere
ereditaria la carica ducale tramite l'adozione del
sistema di associazione al trono di un erede "coDux"), si viene sviluppando un sistema di famiglie
patrizie in concorrenza per il potere (segno ne
sono le frequenti rivolte e deposizioni dei "Dogi",
tonsurati, accecati ed esiliati), nucleo della futura
oligarchia mercantile a capo dello Stato.
.
• Alcuni anni più tardi, i Veneziani conclusero un
trattato con i Franchi (il Pactum Lotharii dell’840)
con cui si comportavano né più né meno come
uno stato autonomo. Ciò non significava
l’indipendenza da Bisanzio, almeno come siamo
soliti intenderla nei nostri schemi storici: da parte
bizantina si seguitava a guardare a Venezia come
una lontana provincia e da parte veneziana, non
si sa se più per comodità che per convinzione, si
continuò a lungo ad accettare una supremazia
ideale di Bisanzio.
• • Antonio Carile-Giorgio Fedalto, Le origini di
Venezia, Bologna, Patron, 1978
• • Gherardo Ortalli, I cronisti e la determinazione
di Venezia città, in Storia di Venezia, II. L'età del
comune, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,
1995
• • Cronache, a cura di Giorgio Fedalto e Luigi
Andrea Berto, introduzione generale di Giorgio
Fedalto, Roma-Gorizia, Città Nuova editrice, 2003
L’invenzione della tradizione
• Il concetto di origine:
• Secondo la storiografia ellenistico-romana,
nell’origine di un fenomento storico, ci sono
tutte le sue caratteristiche, tutti gli elementi
del suo DNA (pregiudizio sostanzialistico)
• Collingwood contro Mazzarino
Il concetto di origine
• Nella storiografia cristiana:
L’evento in una serie rettilinea universale («la»
fine e «il» fine della storia), che si oppone alla
concezione circolare (anakyklosis, Plutarco:
l’eterno ritorno) della storiografia classica
Origini e condizione giuridica delle persone
• Il concetto di origine si colora anche di
implicazioni giuridiche
• Varietà delle stirpi in età romana, poi
territorialità del diritto e constitutio
antoniniana (212 d.C.): tutti sono romani
• Poi di nuovo la ‘personalità del diritto’
• Che cos’è un ‘popolo’, chi sono i ‘veneziani’
L’approccio mentale del cronista veneziano
I condizionamenti inconsci dello storico contemporaneo
Kretschmayr e Cassiodoro
Venezia: una ‘invenzione’ longobarda?
L’importanza del rapporto «originario» con la parte adriatica del ducato bizantino, con l’»Histria»,
che non è una ‘conquista’ di una Venezia nata in Italia, ma un elemento costitutivo del modo di
auto-concepirsi della città, sin dall’inizio
.
• Le fonti cronachistiche costituiscono uno degli ausili
più significativi della ricerca storica. Esse infatti
rappresentano un importante strumento non soltanto
per conoscere gli eventi passati, ma anche per
comprendere la cultura delle epoche che ci hanno
preceduto.
• La molteplicità di informazioni, che possono essere
desunte dalle cronache, è direttamente ricollegabile
alle caratteristiche di queste stesse testimonianze,
frutto della mediazione tra la realtà e la sua
rappresentazione operata dallo scrittore.
,
• Il carattere intenzionale di questo tipo di fonte impone
dunque un attento vaglio non solo di quanto in esse
riportato, ma soprattutto della prospettiva nella quale i
diversi elementi vengono inquadrati all'autore. Ogni
cronista interpone tra la realtà, osservata in prima
persona o conosciuta attraverso altre attestazioni, un
proprio filtro interpretativo, che si esercita sia a livello
linguistico che concettuale. Le fonti cronachistiche
possono dunque riflettere gli orientamenti culturali,
politici, morali dell'autore e, attraverso la
rielaborazione da questi operata, quelli di un'intera
epoca.
,
• . Per questo motivo, prima di avvalersi degli
elementi desunti dalle cronache, è
imprescindibile analizzare le figure dei loro autori,
il loro cammino formativo e le loro vicende
individuali, in modo da poter poi sceverare nei
loro scritti l'interpretazione personale dal dato
storico. Solo grazie a questo studio propedeutico
anche i silenzi dello scrittore, le sue scelte lessicali
e altre modalità espositive potranno essere
comprese e valorizzate dallo storico e arricchirne
la comprensione dei fenomeni del passato
Le cronache veneziane
• Tutte dal XI secolo in poi
• La costante, orgogliosa dell’ORIGINARIA
indipendenza del ducato: una finzione
storiografica significativa sul piano
dell’autocoscienza e della consapevolezza
civica, di chi è in qualche modo portatore di
una visione ‘ufficiale’
• (…. Ma esiste una visione ‘ufficiale’? Esiste un
concetto di ‘storiografia di regime’?)
Autocoscienza prima delle cronache?
• Il meccanismo che agisce a Venezia è lo stesso
che agisce nelle altre città italiane:
• Apparizione del vescovato di Olivolo 778
• Definitiva dislocazione della sede ducale a
Rialto 810….
• … solennemente consacrata dalla traslazione
delle reliquie di san Marco 828
• Simbiosi del centro politico e del centro religioso all’insegna
della protezione di un santo patrono
Coscienza bizantina, coscienza veneziana
• Prima dei primi decenni del secolo IX, non si può parlare…..
Il nome di Venezia
• Nel preceptum dell’imperatore carolingio Lotario Pietro
Tradonico è dux Veneticorum (840)
• Nel testamento di Orso Particiaco, vescovo di Olivolo, del
febbraio 853, si parla di patria Venecia: Volo et testificor ut
hec omnia sint in privilegio et libertate patriae Veneciae et
numquam extra patria sub defensione Veneciarum persistere
debeant perpetuis temporibus
• Testamento di Giustiniano Particiaco: sottoscrizione del doge
signum manus domno excellentissimo Petro, imperialis
consolis, propria manu sua cum consensu POPULI Venecie
• [nasce prima il regalismo dogale, poi il comune!]
La fondazione «urbanistica» di Venezia in un brano della Historia
veneticorum di Giovanni Diacono (secolo XI)
Il ducato cristiano e bizantino
• http://www.cronachevenezianeravennati.it/h
ome/index.jsp
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