Neisser e il cognitivismo
La riflessione sulle origini del linguaggio
Nel 1957 Skinner pubblica Verbal Behaviour, dove cerca di spiegare
l’acquisizione del linguaggio nel bambino mediante processi di
imitazione e rinforzo.
Nel 1958 il linguista Noam Chomsky (n.1928),
autore di Syntactic structures, pubblica una
recensione radicalmente critica, dove stronca la
concezione comportamentista e propone la sua
TEORIA GENERATIVOTRASFORMAZIONALE del linguaggio.
Gli ipercorrettismi che compaiono
transitoriamente nel linguaggio infantile
(“aprito” invece di “aperto”) dimostrano che il
bambino possiede competenza innata di analisi
del parlato, un Language Acquisition Device
(LAD) che estrae regole produttive di infinite
frasi ben formate.
Il mito dell’arco riflesso come unità di analisi del comportamento
è una comoda semplificazione, ma una finzione teorica
Per colmare il vuoto teorico fra cognizione e azione occorre
tener conto dello svolgimento dell’azione complessa nel tempo
Il modello per un’analisi del comportamento a livelli
multipli, senza perdere le caratteristiche strutturali degli
schemi di azione, è la descrizione linguistica chomskiana,
con la sua struttura (profonda) gerarchica, ad albero
They are flying planes
È una frase ambigua che può significare
1) (They) (are) (flying planes) - Sono aereoplani volanti
2) (They) (are flying) (planes) - Stanno pilotando degli aerei
E.C. TOLMAN
(1886-1959)
Il libro di Tolman (1932) dedicato al Mus norvegicus
albinus, il topo bianco da esperimento, è intitolato
Purposive behaviour in animals and men
Introduce l’idea di PURPOSE, cioè che il comportamento è
INTENZIONALE, nel senso di ORIENTATO A SCOPI
L’unità di analisi è il COMPORTAMENTO MOLARE,
irriducibile a elementi più semplici, MOLECOLARI, e
caratterizzato da proprietà emergenti, da un significato
Edward Tolman (1886-1959) e la MAPPA COGNITIVA
Studiando l’APPRENDIMENTO SERIALE dimostra che i topi nel labirinto non imparano una sequenza
di risposte motorie a stimoli critici nei punti di svolta perché
•allagando il labirinto nuotano lungo il percorso appreso
•ponendo ostacoli al cammino abituale scelgono il percorso alternativo più breve
•cambiando il punto di partenza si comportano come se consultassero una mappa
Tolman e Honzik (1930) sottoposero a prova quotidianamente tre gruppi di ratti
•1) non ricompensati
•2) ricompensati regolarmente
•3) non ricompensati fino all’11°giorno e con l’introduzione della ricompensa, il gruppo 3)
raggiunse le prestazioni del gruppo 2)
Quindi la semplice ESPLORAZIONE del labirinto produce un APPRENDIMENTO
ORIENTATIVO LATENTE PER OSSERVAZIONE che si manifesta la prima volta che
il rinforzo viene introdotto
Tolman concluse che l’animale acquisisce
una STRUTTURA-SEGNO (SIGN-GESTALT) ,
una sorta di IMMAGINE del labirinto o di
RAPPRESENTAZIONE mentale complessa del percorso
La nascita del COGNITIVISMO
Tolman viene accusato da Guthrie di aver lasciato il ratto “in balia dei suoi
pensieri”, di non aver affrontato, cioè, il problema del passaggio
DALLA CONOSCENZA ALL’AZIONE
In Piani e struttura del comportamento, uno psicolinguista, George
A. Miller, uno psicologo matematico, Eugene Galanter e un
neuropsicologo Karl H. Pribram, trasformano l’idea di mappa
cognitiva o IMMAGINE collegandola con un PIANO d’azione, un
comportamento organizzato gerarchicamente da una lista di
istruzioni o flow-chart analoga al programma di un calcolatore
IMMAGINE è la conoscenza accumulata da un
organismo circa se stesso e il suo mondo
PIANO è l’insieme delle istruzioni per eseguire il
comportamento complesso che porta allo scopo
L’unità TOTE di Miller, Galanter e Pribram (1960)
TOTE =Test-Operate-Test-Exit
uscita, cessazione dell’azione
input
TEST
(congruenza)
CIRCUITO A FEEDBACK
applicabile ricorsivamente
(incongruenza)
OPERAZIONE
output
ESEMPIO TOTE
TEST DEL
CHIODO
(La testa è a livello)
(La testa sporge)
COLPISCI
CON IL MARTELLO
Che cosa scorre lungo le frecce?
ENERGIA? Nel caso dell’impulso nervoso, che supera la soglia
intesa come test
INFORMAZIONE nel senso di scelta binaria tra alternative
CONTROLLO cioè comando al sistema di attivarsi e
disattivarsi, o di passare ad eseguire l’istruzione successiva
nell’albero gerarchico
Il primo Cognitivismo adottò per la mente umana il modello
del calcolatore seriale, privilegiando le ultime due risposte
GLI STADI DELLA MEMORIA
APPRENDIMENTO (LEARNING) di abitudini motorie, anche
associative. In questo stadio avviene la CODIFICA (encoding),
modo in cui l’input percettivo o informativo viene
rappresentato in un sistema
RITENZIONE (RETENTION) modo in cui il ricordo viene conservato
nel corso del tempo, ha ha che fare con le tracce registrate a
livello neurobiologico nella memoria dell’organismo
RECUPERO (RETRIEVAL) modo in cui in ricordo viene estratto dal
sistema per essere riutilizzato nella situazione di adattamento
attuale
I tre stadi della memoria possono essere rappresentati con scatole e frecce
CODIFICA
encoding
Mette in memoria
Traduce l’informazione
ambientale in significati
IMMAGAZZINAMENTO
storage
RITENZIONE
Mantiene in memoria
Rimanda alla registrazione
biologica, a livello del SNC
RECUPERO
retrieval
Riprende dalla
memoria
Dipende dal contesto
ambientale e relazionale
W. James
memoria primaria /memoria secondaria
Memoria a Breve Termine
MBT (decine di secondi)
Capacità limitata (7+o -2 item o chuncks)
Codifica acustica (o visiva)
Span di memoria
(Hamilton 1859)
CONSOLIDAMENTO
Il magico numero 7
(G.A.Miller, 1956)
Memoria a Lungo Termine
MLT
Capacità illimitata
Codifica del significato
Registro sensoriale visivo o memoria iconica
(Sperling 1960)
Presentando per 50millisecondi una matrice 3x3 di lettere dell’alfabeto,
I soggetti dicono di averle viste tutte ma riescono a nominarne
soltanto tre o quattro.
Con una PROCEDURA DI RESOCONTO PARZIALE, cioè se un suono di
diversa altezza segnala immediatamente quale riga dev’essere
nominata, le riportano sempre tutte e tre. Il vantaggio scompare con un
ritardo del segnale di 1 secondo.
F T X
M P R
D L V
suono alto
suono medio
suono basso
La questione della soglia di riconoscimento
La DURATA DI ESPOSIZIONE dello stimolo visivo ha dei valori di soglia?
Per distinguere e identificare una figura disegnata o un oggetto e per leggere una
parola a stampa occorre un tempo di esposizione minimo, variabile a seconda delle
condizioni di presentazione, del materiale e del compito, oltre che delle
caratteristiche di personalità del percipiente.
Bruner e Postman (1947) in uno studio sul riconoscimento di parole iniziavano con
1/100 di secondo (10 millisecondi) e aumentavano il tempo di esposizione di 10
msec alla volta fino al riconoscimento corretto.
Una presentazione di durata inferiore alla “soglia di riconoscimento” è chiamata
SUBLIMINALE (dal latino sub, sotto, e limen, soglia, in riferimento al confine del
pensiero conscio).
La teoria della DETEZIONE DEL SEGNALE di Tanner e Swets (1954) mostra che
la soglia non è una linea di demarcazione rigida, ma è un punto variabile nel
continuum della trasmissione dell'informazione, sul quale cade la decisione del
soggetto di riferire il segnale. La correttezza della prestazione dipende da un insieme
di fattori.
Il problema dell’attenzione
Nel 1967 Ulrich Neisser, in Cognitive psychology, sostiene che i processi
cognitivi sono PROCESSI COSTRUTTIVI A DUE STADI che usano più o
meno informazione sensoriale:
“il primo è rapido, approssimativo, globale e parallelo, il secondo è
volontario, attentivo, particolareggiato e sequenziale”.
Definisce l’attenzione come una “assegnazione di meccanismi analizzatori a
una porzione limitata del campo” e distingue i
PROCESSI PREATTENTIVI, operazioni preliminari che hanno la funzione di
segregare le unità su cui esercitare l’attenzione e la cognizione, dagli
ATTI DI SINTESI FIGURALE, che preludono al riconoscimento percettivo e
alla categorizzazione.
Neisser (1967) sostiene che la presentazione tachistoscopica di stimoli per
una durata inferiore alla soglia (SUBCEZIONE di Lazarus e McCleary,
1951) non simula l'esperienza quotidiana in cui lo stimolo passa inavvertito
perché su di esso non viene focalizzata l'attenzione.
Ciò avviene, invece, nel fenomeno evidenziato dal neurologo Otto Pötzl
nel 1917(cfr. S. Freud, Traumdeutung, ed. 1919), che presentava
tachistoscopicamente una sola volta una figura e chiedeva di descriverla,
poi la cercava nei sogni della notte successiva, e trovava aspetti non
menzionati nella descrizione del percetto: per dimostrare la teoria freudiana
dei resti diurni, cioè che materiale incidentale non pervenuto alla coscienza
ricompare nei sogni.
In realtà il materiale presentato tachistoscopicamente viene messo in
enorme evidenza, al centro dell'attenzione, anche se è visto poco
chiaramente, e occorrerebbe, secondo Neisser, studiare presentazioni alla
periferia del campo visivo.
Movimenti saccadici degli occhi e attenzione
L’attenzione selettiva è un insieme di filtri che escludono l’informazione
irrilevante, dirigendo la percezione su aspetti rilevanti. Fa questo orientando
fisicamente i recettori sensoriali attraverso movimenti oculari, finché l’oggetto
di interesse cade nella FOVEA, la regione più sensibile della retina destinata a
elaborare i dettagli.
L’esplorazione visiva avviene tramite FISSAZIONI (brevi periodi, di circa
300msec, cioè un terzo di secondo, durante i quali gli occhi sono relativamente
immobili) separati da SACCADI (repentini spostamenti degli occhi da una
parte alla successiva, che sono molto veloci, dell’ordine di 20msec, e durante i
quali la visione è soppressa).
Tecniche per registrare i movimenti oculari producono video in cui alla scena si
sovrappone la sequenza dei movimenti oculari. I punti di fissazione cadono
sulle aree della scena che veicolano la quantità maggiore di informazioni, ad
esempio, se si guarda un volto, su occhi, naso e bocca, caratteristiche salienti
per distinguere una faccia dall’altra.
La mancanza di attenzione non blocca del tutto gli stimoli (TEORIA DEL
FILTRO di D. Broadbent) ma li attenua (A. Treisman) in modo che essi
vengono elaborati solo parzialmente, senza arrivare per lo più alla coscienza.
Percezione subliminale e influenza sulle preferenze - una leggenda metropolitana?
Negli anni cinquanta si diffuse la storia, forse
inventata, di una trovata pubblicitaria: in un
cinematografo fecero balenare sullo schermo le
parole pop-corn e Coca-cola e gli spettatori
corsero a comprarli! (Cfr. V.Packard (1958) I
persuasori occulti e J.S. Bruner (1983)
Autobiografia. Alla ricerca della mente).
Negli anni ottanta studi attendibili mostrarono che preferenze e sentimenti
possono essere plasmati da esperienze singole, episodiche, non ricordate a
livello esplicito.
Un paziente amnesico, Boswell, partecipò a un esperimento dove un
ricercatore gli faceva regali, un altro lo trattava male mentre un terzo
restava neutrale: quando gli fu chiesto di scegliere quella che preferiva fra le
fotografie dei tre (che non ricordava di aver mai incontrato!) mescolate ad
altre, scelse più spesso quella del “buono”.
Gli psicologi sociali (Wilson e Brekke, 1994) chiamano “contaminazione
mentale” l’influenza implicita della pubblicità.
Il Cognitivismo HIP (Human Information Processing)
Costruisce modelli di elaborazione dell’informazione nella mente
IL MODELLO DELLA MEMORIA DI ATKINSON E SCHIFFRIN (1971)
ripetizione
input
Memoria
sensoriale
attenzione
Memoria a
breve termine
MBT
codifica
Memoria a
lungo termine
MLT
recupero
Le informazioni non
ripetute vanno perdute
entro 1/2-3 secondi
Le informazioni non
ripetute vanno perdute
entro 10-15 secondi
Conserva le informazioni
durevolmente, alcune possono
andare perdute col tempo
Ulrich Neisser, nel primo manuale della psicologia cognitiva (Cognitive
psychology, 1967), auspica che la ricerca psicologica sulla memoria passi
dalle teorie della copia, basate sulla metafora del magazzino o
dell’archivio di tracce mnestiche statiche, all’ipotesi della riutilizzazione
dell’esperienza passata
In Cognition and reality (1976)
critica il primo Cognitivismo in nome della
VALIDITÀ ECOLOGICA DELLA RICERCA
Ispiratore di Neisser è il grande psicologo della percezione
James Gibson, che in Ecological approach to visual perception
del 1979 invita a studiare l’attività cognitiva in una prospettiva
realistica, anziché in condizioni di stimolazione impoverita
CONCETTO DI AFFORDANCE, UNA SORTA DI SIGNIFICATO FUNZIONALE DELLO STIMOLO
IL COGNITIVISMO ECOLOGICO
Ulric Neisser (1928-2012) in Conoscenza e realtà. Un
esame critico del cognitivismo, del 1976, ha riformulato la
teoria della percezione, chiudendo il circolo tra memoria,
percezione e azione con il concetto di SCHEMA
PERCETTIVO CICLICO
Nel 1978, al convegno di
Cardiff sugli aspetti pratici
della memoria, Neisser ha
denunciato la mancanza di
rilevanza ecologica della
ricerca psicologica classica, alla
Ebbinghaus, inaugurando
l’indirizzo ecologico di ricerca
sulla everyday memory.
Cap.2 Teorie della percezione (come elaborazione dell’informazione)
Il paragrafo “percezione tattile” ha come titolo inglese “HAPTIC
perception”. Gibson (1966) definisce il sistema haptic come "The
sensibility of the individual to the world adjacent to his body by use
of his body". Il termine è usato, specialmente nel settore tecnologico
della realtà virtuale, per indicare il processo di riconoscimento degli
oggetti tramite il tatto, che combina percezione somatosensoriale, con
le dita, e propriocezione della posizione e conformazione della mano.
Il ciclo percettivo di Neisser (cap.2)
Oggetto
(informazione
disponibile)
seleziona
modifica
Schema
dirige
Esplorazione
Cap.3 La visione ordinaria
Validità ecologica (concetto di Egon Brunswik) della ricerca:
su stimoli e eventi reali, in condizioni normali, da parte di un
soggetto umano che si muove ed esplora oggetti stazionari o in
movimento (non “apparizioni”, per una frazione di secondo, al
tachistoscopio).
Cita gli effetti di aspettativa (studiati da Bruner nel New Look
on perception) e l’esperimento di G. Johansson (v. file percappr) e chiama “icona” lo stimolo dell’esperimento di Sperling
sul registro sensoriale (v.).
Cap. 4 Gli schemi
Percepire è una specie di azione, come un’abilità qualificata (es: lo
scultore, il tennista), che cambia il percettore per accomodamento
(piagetiano).
Neisser vuole riconciliare le teorie della percezione diretta (Gibson, che
rifiuta ogni costrutto ipotetico, compreso lo schema) con le teorie del
controllo d’ipotesi (che lasciano il percettore smarrito nel suo personale
sistema di elaborazioni) e dell’elaborazione delle informazioni.
“Lo schema è quella parte dell’intero ciclo percettivo che è interna al percettore,
modificabile dall’esperienza e in qualche modo specifica rispetto a ciò che viene
percepito. Lo schema accetta le informazioni man mano che si rendono disponibili a
livello di superficie sensoriale, ed è modificato da tali informazioni; guida i movimenti
e le attività esplorative che consentono una quantità maggiore di informazione, da cui è
ulteriormente modificato:
Dal punto di vista biologico, lo schema fa parte del sistema nervoso.” (pp.69-70).
Analogie: un formato, un programma, un genotipo
Il termine “struttura” (frame) è usato anche da Marvin Minsky
(n.1927) matematico e ingegnere, tra i fondatori
dell’intelligenza artificiale.
A seguito del lavoro di programmazione dei calcolatori per il
riconoscimento di pattern bidimensionali ambigui, come le
scene visive, da tradurre in disposizione di oggetti
tridimensionali, Minsky afferma che un sistema efficace deve
comportare delle attribuzioni per difetto (default assignments),
cioè delle anticipazioni legate al contesto.
Consulente di 2001 Odissea nello spazio e Jurassic Park. Nel 1951, Minsky
costruì la prima macchina di apprendimento casuale a RETE NEURALE
elettronica, lo SNARC. Con S. Papert pubblica il libro Perceptrons (1969), e al
laboratorio di scienze cognitive del MIT creano una macchina con un braccio
robotico, una videocamera e un computer capace di giocare con blocchetti da
costruzione per bambini (LEGO). È questa la fonte di idee per la teoria di The
society of mind (Minsky, 1985), intelligenza come prodotto dell’interazione di
parti non intelligenti. La società della mente (Adelphi, 1989) sembra un manuale
di psicologia per logici e ingegneri.
Il seguito è The Emotion Machine: Commonsense Thinking, Artificial
Intelligence, and the Future of the Human Mind (2006).
Esperimento di Sternberg (1966)
Il tempo di ricerca in memoria a breve termine (MBT) aumenta con il
numero di alternative (criterio di accuratezza)
Dopo aver presentato un set di cifre, alla domanda se una certa cifra
era contenuta nella serie, il TEMPO DI REAZIONE o LATENZA
della risposta è PROPORZIONALE ALLA LUNGHEZZA del
numero, aumenta linearmente con il numero delle cifre, ma è
INDIPENDENTE DALLA POSIZIONE dell’elemento nella serie ed è
lo stesso per le risposte positive e negative.
6 9 3 2 1 . . . .
Quindi il processo di ricerca non si interrompe
quando la cifra viene trovata ma è esaustivo, cioè
confronta l’elemento target con tutte le cifre
(oppure non è seriale…..).
Il Connessionismo PDP
A metà degli anni ottanta, D.E.Rumelhart, J.L. McClelland e il
gruppo di ricerca PDP propongono di superare le difficoltà del
modello dell’ELABORAZIONE SERIALE dell’informazione,
sostituendolo con il modello dell’ELABORAZIONE PARALLELA
PARALLEL DISTRIBUTED PROCESSING (PDP)
In seguito tende ad affermarsi l’idea che il modello dell’elaborazione
in serie sia più adeguato per una rappresentazione proposizionale dei
processi simbolici, analoghi al linguaggio, mentre l’elaborazione in
parallelo, che fa riferimento alla ricerca sulle RETI NEURALI, simula
meglio il modello associazionistico dell’apprendimento da parte di
unità subsimboliche.
STORIA DEL CONNESSIONISMO
legge dell’effetto di Thorndike: le connessioni associative
seguite da ricompensa vengono rafforzate.
anni cinquanta-sessanta: Pandemonium di Selfridge e
Perceptron di Rosenblatt, criticati:
Il Perceptron è una macchina di elaborazione parallela che
unisce un’unità di detezione del segnale con una serie di unità di
input. Queste possono attivare un’unità di output che produce la
risposta. Sia le unità di input che quelle di output hanno una
soglia per la scarica che può portare a un incremento positivo
della probabilità di scarica in output (eccitazione) o un effetto
negativo (inibizione). La grandezza di questo effetto dipende dal
peso della connessione.
anni ottanta: diventa realizzabile il Perceptron multistrato e il
Pandemonium per il riconoscimento di configurazioni visive
può essere applicato alla lettura, perché l’informazione al livello
delle parole interviene in parallelo a disambiguare le lettere….
La teoria computazionale della visione di David
Marr (1945-1980) si propone di individuare un
algoritmo per la percezione delle forme.
Comprende i seguenti passi:
Individuazione delle caratteristiche bidimensionali (2 D).
Individuazione delle caratteristiche di profondità e riconoscimento
di forme elementari (coni, quadrati, ecc.), 2 1/2D.
Individuazione e memorizzazione dell’asse principale di un
oggetto (3D): permette l’invarianza rispetto alla rotazione.
Marr (1982, Vision: : A computational investigation into the
human representation and processing of visual information):
"Vision is a process that produces from images of the external
world a description that is useful to the viewer".
I. Immagine – rappresenta l’intensità della luce
Primitivi: intensità della luce
II. Abbozzo (sketch) Primario. Rappresenta i cambiamenti di intensità
luminosa.
Primitivi: linee, contorni, angoli v. cellule del sistema visivo primario:
sensibili a variazioni di intensità della stimolazione sulla retina. Cellule
semplici (stimoli lineari con orientamento dato), cellule complesse
(indipendenti dall’orientamento).
III. Abbozzo a 2D ½. Rappresenta le superfici visibili.
Primitivi: superfici con diverso orientamento. A questo livello, moduli
indipendenti forniscono informazione su distanza e orientamento delle
superfici dell’oggetto rispetto all’osservatore -> insieme di coordinate
centrate sull’osservatore.
IV. Modello a 3D – rappresenta la struttura – Primitivi: cilindri con
orientamento Risolve il problema della visione di livello alto:
riconoscimento degli oggetti. Costanza dell’oggetto: non cambia con il
punto di vista. Implica un quadro di riferimento basato sull’oggetto
Rappresentazione astratta e tridimensionale degli oggetti.
La teoria dei tratti di Biederman: i geoni
Segmentazione degli oggetti in forme elementari ("geoni")
Individuazioni delle relazioni ‘più probabili’ tra i margini dei
geoni
Il perceptron
Modello di rete neurale a strati
input
output
La propagazione all’indietro del risultato corregge l’errore
Esempio in cui le unità di input rispondono sia allo stimolo 0 sia a 1
Come insegnare a una macchina connessionista a rispondere quando
vengono presentati uno 0 o un 1, ma non quando vengono presentati
entrambi?
Aumentando la complessità del sistema con una unità nascosta dal peso
1,5 che scarica sia per 1 sia per 0 e ha effetto inibitorio.
input
+1
-1,5
output
+1
Inserendo il processo della propagazione all’indietro dell’errore (backward
error propagation), algoritmo di Hebb sviluppato da Rumelhart, Hinton e
Williams: si stabilisce l’output desiderato, per esempio la lettura corretta di
una parola, che agisce come tutore durante l’apprendimento. Questo
implica la presentazione di uno stimolo e la registrazione dell’output;
la forza delle connessioni dello strato delle unità nascoste viene modificata
finché l’errore è minimo.
Necessità delle “cellule nascoste”, adattato da Johnson-Laird (1993)
Disgiunzione inclusiva: il bambino succhia se c’è la madre, o la balia, o
tutte e due, ma non se tutte e due sono assenti
Input A
(madre)
Unità di output
(succhiare)
+1
0,5
Input B
(balia)
+1
Disgiunzione esclusiva: l’uomo bacia la moglie o l’amante, ma non se sono
presenti tutte e due
Unità di output
Con soglia 0,5
(bacio)
+1
Input A
(moglie)
+1
-2
1,5
Input B
(amante)
+1
+1
Unità nascosta
Con soglia 1,5
0,5
Il pandemonium
PANDEMONIUM (Selfridge e Neisser, 1959)
È un modello per il riconoscimento percettivo (qui applicato alla lettura) che può essere
rappresentato come una rete multistrato a struttura gerarchica e connessioni
feedforward (dall’ingresso verso l’uscita) tra i vari strati . Ogni strato è composto da un
certo numero di unità, dette demoni, che rilevano caratteristiche particolari degli input.
DEMONI DELLO
STIMOLO
DEMONI DEI
TRATTI
DEMONI
COGNITIVI
E
S
T
E
R
N
O
Esempio:
Lettera “T”
DEMONE
DELLA
DECISIONE
USCITA O
DECISIONE
T
TEF
HL
(1974) Frame analysis. Essay on the
organization of experience.
Un pedone vede correre tre uomini inseguiti
dalla polizia e ne colpisce uno con il bastone da
passeggio, mandandolo all’ospedale. A questo
punto gli dicono che stavano girando un film!
L’attore, che era assicurato, uscito
dall’ospedale, definisce l’accaduto un “rischio
professionale”.
Un frame è una definizione della situazione,
una prospettiva, che rende possibile
comprendere un episodio o una condotta, è una
convenzione collettiva che rende significativa
l’esperienza (l’alcoolismo cme malattia o come
vizio).
E. Goffmann
(1922-1982)
Raccolta e immagazzinamento dell’informazione
L’informazione, definita da R. Shannon (teoria matematica)
come una selezione fra alternative, può essere trasmessa dagli
oggetti che riflettono la luce (A) all’occhio, come (B) modello
di luce strutturata o struttura ottica (layout) spazio-temporale,
che ne specifica la disposizione e le proprietà (invarianti).
Molti studi cognitivisti basati sul concetto di elaborazione o
ricodificazione dell’informazione (information processing)
usano situazioni artificiali e “trascurano il carattere continuo e
ciclico dell’attività percettiva ordinaria”(p.84).
La raccolta (pick up) di informazioni dall’ambiente diventa
sempre più efficace grazie all’ “apprendimento percettivo”. Gli
schemi che esistono in un dato momento in un individuo sono
anche “il prodotto di una storia particolare” (p.85) e gli schemi
inoperanti sono “aspetti della struttura del suo sistema
nervoso”.
Origini del ciclo percettivo
La percezione è un processo costruttivo, ma ciò non significa
che costruisca un prodotto finale nella mente: lo schema anticipa
e si impegna nell’azione di raccolta delle informazioni
ambientali che lo alterano, e perciò non possono esserci due
azioni percettive identiche.
L’apprendimento percettivo è una questione di differenziazione
e non di arricchimento. Le anticipazioni in base alle quali il
percipiente raccoglie informazioni possono essere corrette e
affinate nel corso dell’osservazione. Gli schemi che esistono in
ogni dato momento sono il prodotto di una storia particolare,
sono epigenetici, come diceva Piaget.
Fin dai primi giorni dopo la nascita, il bambino si orienta verso
la fonte del suono, e impara a localizzarla con precisione. “Lo
schema percettivo non è dissimile dalla ‘reazione circolare’ ”.
Il concetto di schema di Jean Piaget (1968)
All’origine dell’intelligenza nel bambino piccolo è il processo di formazione dello
SCHEMA SENSO-MOTORIO come INTERIORIZZAZIONE DELL’AZIONE
AZIONI
(Trasformazioni della realtà)
INPUT
ORGANIZZAZIONE
(Trasformazioni interne)
Feedback delle azioni
(Costruzione degli schemi)
Feedback dei risultati
(Costruzione delle funzioni rappresentative, tra cui la memoria)
Il cambiamento strutturale avviene grazie al feedback = informazione di ritorno
sugli effetti dell’azione. La conoscenza dei risultati informa sulla correttezza della
prestazione.
Il COSTRUTTIVISMO di Piaget nel rapporto organismo-ambiente
ORGANIZZAZIONE(
strutturale)
“l’accordo del pensiero con se
stesso”
ADATTAMENTO
(funzionale)
“l’accordo del pensiero
con le cose”
ASSIMILAZIONE
Aspetto conservativo
ACCOMODAMENTO
Aspetto innovativo
Lo sviluppo senso-motorio secondo Piaget (1936 La naissance de l’intelligence
chez l’enfant, 1937 La construction du réel chez l’enfant).
Costruzione delle grandi categorie dell’azione: oggetto, spazio-tempo e causalità
Stadio età in mesi
condotte e capacità
I
1° mese esercizio dei riflessi (es. della suzione: assimilazione funzionale,
generalizzatrice, ricognitiva)
II
2-3 mesi primi adattamenti acquisiti e reazione circolare (concetto di
J.M.Baldwin, 1861-1964) primaria (ripetizione per effetti sul corpo proprio)
III
4-6 mesi reazione circolare secondaria (ripetizione per effetti sul mondo
esterno) e procedimenti per far durare risultati interessanti (causalità magicofenomenistica)
IV 7-11
coordinazione intenzionale degli schemi (differenziazione mezzifine) e applicazione di schemi noti a situazioni nuove, ricerca dell’oggetto scomparso
V 12-14
reazione circolare terziaria e scoperta di mezzi nuovi mediante
sperimentazione attiva (condotte del supporto, della cordicella e del bastone)
VI 15- 18 invenzione di mezzi nuovi mediante combinazione mentale
(rappresentazione, funzione simbolica, imitazione differita, gioco simbolico), ritrova
l’oggetto nascosto con spostamenti invisibili
Per “reazione circolare” (secondaria) Piaget intende la ripetizione
di un’azione senso-motoria che ha ottenuto un risultato piacevole
nell’ambiente (per esempio il bambino tocca un giocattolo che
emette suoni). “Queste interazioni cicliche modificano lo schema
iniziale, un processo che Piaget chiama accomodamento” (89).
Neisser ha dubbi sull’assimilazione, che intende come alterazione
delle informazioni raccolte, e fa l’esempio della conservazione.
Circa la questione se i bambini abbiano o no la nozione di oggetto,
cita l’esperimento di E. Spelke (1976): a bb. di 3 mesi si mostrano
due film su schermi adiacenti e si attiva la colonna sonora
corrispondente a uno di essi; tutti i bb. guardano il film
corrispondente all’informazione acustica, dimostrando che l’attività
esplorativa precoce è intermodale (riguarda le varie modalità
sensoriali, coordinate).
Circa la persistenza dell’anticipazione percettiva dell’oggetto, cita
T.G.R.Bower.
La comparsa della nozione di oggetto permanente (che
continua ad esistere dietro l’ostacolo) viene anticipata, con il
PARADIGMA DELLA VIOLAZIONE DELL’ASPETTATIVA (dopo una
fase di ABITUAZIONE, un oggetto scompare dietro uno
schermo e ne ricompare uno diverso: il bambino mostra
SORPRESA), da T.Bower (1972).
Baillargeon, Spelke e Wasserman (Cognition, 1985) trovano
permanenza dell’oggetto a 4-5 mesi
In seguito la Spelke studierà indirettamente la permanenza
dell’oggetto, attraverso il principio di solidità, in bb. di 3-4-5 mesi,
sostenendo l’ INNATISMO RAPPRESENTAZIONALE del
mondo fisico.
Spelke et al. 1992
La conservazione delle quantità continue (liquidi)
Significato e categorizzazione
Percepiamo oggetti dotati di significato, attraverso le loro
affordances potenziali, che il percipiente seleziona, attribuendo
significato effettivo
Teorie sul riconoscimento di modelli (pattern recognition)
Percepire non è assegnare oggetti a categorie
La memoria dipende dall’attenzione
Cap. 5 L’attenzione e il problema della capacità
Cap.6 Le mappe cognitive
“L’osservatore immobile e con la testa ferma, che funge da
soggetto in tanti esperimenti di percezione, costituisce una
situazione insolita e molto sfavorevole, mentre l’informazione
prodotta dal movimento, che in tali esperimento gli manca del
tutto, appare cruciale nell’ambito della percezione visiva
normale” (Neisser, 1976, p.118)
Uno spostamento laterale della testa basta a produrre pattern di apertura
(scopre oggetti prima invisibili) e chiusura (copre...)
Movimenti più ampi di locomozione (andare dietro l’angolo o attraversare
una soglia) ottengono visuali nuove
Ogni oggetto opaco presente in un ambiente (ogni margine di chiusura)
specifica potenzialità percettive dovute alle posizioni relative degli oggetti
Secondo Gibson il percipiente estrae invarianti dal flusso ottico
prodotto dal movimento delle cose e del suo corpo nell’ambiente…
MONDO (informazione potenziale)
Neisser, cap.6
Oggetto
(informazione
disponibile)
seleziona
modifica
Schema
MAPPA
DEL
MONDO
(e delle sue possibilità)
dirige
Esplorazione
LOCOMOZIONE
E AZIONE
INFORMAZIONI FORNITE DAL MOVIMENTO
(dell’oggetto e/o dell’osservatore)
1) Parallasse del movimento e parallasse binoculare, danno
informazioni su forme, posizioni e disposizioni degli oggetti visibili
2) Pattern di flusso, o cambiamenti continui nella struttura ottica
disponibile, mostrano facce diverse degli oggetti, forme che
subiscono cambiamenti sistematici. Le trasformazioni ottiche
prodotte dal movimento specificano la reale disposizione
dell’ambiente
La mappa cognitiva non è un’immagine (statica, copia della
percezione) ma uno schema di orientamento, che accetta la nuova
informazione, modificandosi, e dirige l’azione.
C
Indizi di profondità
Parallasse di movimento
B
A
P1
P2
P3
P4
P5
Il MODELLO SERIALE degli stadi di elaborazione (esempio della
lettura: prima riconoscimento delle caratteristiche grafiche delle
lettere dell’alfabeto, poi identificazione delle singole lettere, poi
della parola, infine assegnazione alla categoria) non è soddisfacente
(v. modello Pandemonium di Selfridge (1959) e applicazione di
Treisman alla lettura).
Schemi e mappe cognitive
Schemi di orientamento e schemi di oggetti sono incorporati
(nested gerarchicamente ma funzionanti IN PARALLELO) nella
mappa cognitiva dell’ambiente (es. io mi muovo al buio in una
stanza dove so che c’è una lampada……l’accendo e vedo la mia
mano, oppure non la trovo e aggiorno lo schema della lampada e
della stanza….). I diversi livelli di analisi sono compresenti come
sistemi incassati.
Come nella topologia di Lewin, il soggetto e il mondo fanno
parte di un sistema dinamico, di potenzialità di movimento
Gibson parla di PROPRIOCEZIONE VISIVA come
percezione diretta della posizione e direzione dell’ego fisico in
movimento grazie al FLUSSO OTTICO che rende disponibile
un modello di cambiamenti e invarianze specifico: le proiezioni
retiniche di ogni superficie visibile nella metà anteriore
dell’ambiente che circonda il soggetto diventano sempre più
grandi e l’unico punto che non si sposta verso l’esterno è il
punto verso il quale l’osservatore si sta muovendo.
Esperimento di Lee (1973) e illusione della tenda ruotante, o trapezio ruotante di
Ames: trapezio isoscele, si fa ruotare e si vede oscillare (come una finestra
rettangolare che sbatte).
Alternativa alla spiegazione empirista: ipotesi che questo esito fenomenico preservi
l’identità della figura, più omogenea e stabile possibile, con distorsione e
deformazione minima.
Varietà di mappe cognitive
La capacità di localizzare il cibo negli animali e nei bambini
precede la capacità di descrivere verbalmente gli schemi di
orientamento (p.176 un bambino di cinque anni parla della
sua casa in termini di percorsi potenziali, anche non effettuati
né effettuabili)
Sviluppo della conoscenza ambientale
Route knowledge
Conoscenza del percorso
Map knowledge
Conoscenza della mappa
L’orientamento spaziale
Etak dei navigatori dell’ isola Puluwat in East is a big bird
dell’antropologo Thomas Gladwin (1967): struttura concettuale
dove le rotte e le direzioni-base sono definite dai luoghi sulla linea
dell’orizzonte da dove sorgono stelle particolari, le cui orbite
empiriche sono conosciute. Il principio della navigazione è
astratto, guida la ricerca di segnali marittimi attesi e di modelli di
onda, riferiti al movimento immaginario di una lontana isola di
riferimento sotto le posizioni di invisibili stelle nascenti.
L’immagine della città, secondo Kevin Linch (1960), è una
mappa cognitiva che comprende segnali territoriali, itinerari
(paths), nodi, distretti e margini.
La teoria della percezione diretta di J. J. Gibson
The ecological approach to visual perception (1979, tr. it. 2000)
Distingue CAMPO VISIVO (esperienza pittorica di un ovale
allungato orizzontalmente che scorre muovendo la testa, ruota e
si deforma) e MONDO VISIVO (una sfera intorno alla testa, una
successione di superfici e oggetti sovrapposti, senza
deformazioni, sempre stazionario e dritto)
Realismo critico di Holt, che considera il percetto attendibile e veridico, anche se a
volte la percezione è ingannevole perché artificialmente impoverita e lacunosa
L’INFORMAZIONE È NELLA LUCE
Non la luce radiante emessa da una sorgente di energia, stimolo adatto
per la retina, ma non per il sistema occhio-testa, bensì la luceambiente, riflessa dalle superfici su cui incide secondo diversi angoli
Il modello dei sistemi ecologici di U. Bronfenbrenner (1979)
MACROSISTEMA
(politica sociale)
ESOSISTEMA
(condizioni di vita)
MESOSISTEMA
(microsistemi)
famiglia
scuola
Cap. 7 Immaginazione e ricordo
Ricerca cognitivista sull’immagine visiva, di moda negli anni ‘70
Controversia sull’immaginazione eidetica (percetti che
permangono per alcuni secondi dopo che è scomparso lo stimolo e
possono essere rievocate a piacere) nei bambini.
Studio di Perky (1910) che chiese di immaginare guardando uno
schermo sul quale veniva proiettata la stessa immagine, ottenendo
confusione fra immagine mentale e percetto. Critica metodologica
di Neisser. Segal negli anni ‘70 non replica i risultati.
Ricerche di S.M. Kosslyn e dibattito con Z. Phylyshin,
sostenitore della teoria proposizionale dell’immagine mentale.
Ricerche sull’immagine degli anni settanta, citate da Neisser
-Paradigma lettera maiuscola-minuscola di Posner (1973):
facilitazione nel rispondere se “è la stessa lettera?”, quando questa è
stata presentata nello stesso carattere e dimensione.
-Ricerche sui movimenti oculari, che seguono i contorni degli oggetti
nella percezione visiva e nel sogno.
-Brooks ha mostrato l’interferenza fra un compito di percezione
visiva e uno di visualizzazione immaginativa (compito di tracking
mentre si descrive verbalmente una forma visiva; manipolare
un’immagine mentale mentre si leggono le istruzioni)
-Kosslyn ha chiesto dettagli secondari di un oggetto immaginato e ha
trovato risposte più rapide per quelli grandi e vicini (come una
piccola fotografia che va avvicinata, con uno zoom, prima di usarla):
-Studi sulla rotazione mentale di Shepard: i tempi di reazione per
dire se due figure sono identiche sono proporzionali al grado della
loro differenza di orientamento; lo stesso avviene con lettere
dell’alfabeto in posizione normale o speculare.
La ricerca cognitivista sull’immagine mentale
-anni settanta, controversia tra Phylyshin e i sostenitori della
metafora fotografica, noto come dibattito tra proposizionalisti
e pittorialisti;
-anni ottanta, questione della natura visiva o spaziale
dell'immagine;
-anni novanta, il dibattito si sposta nell'ambito delle
neuroscienze; si ipotizza la selezione naturale nel corso
dell'evoluzione di dispositivi per l'orientamento spaziale e si
dimostra la condivisione, da parte dell'immagine, di strutture
cerebrali usate per la visione.
Problemi metodologici. Differenze individuali nella imagery cosciente,
che può essere riferita verbalmente, e nella capacità di seguire le
istruzioni, portano a selezione dei partecipanti alle ricerche. Il paradigma
che richiede di generare immagini, rinfrescarle per mantenerle, ruotarle,
fondere mentalmente tratti di figure presentate successivamente,
sovrapponendoli, o di sottrarli richiede addestramento.
Esperimento di Shepard e Metzler (1971)
I soggetti dovevano giudicare l'identità o
meno di due figure geometriche
tridimensionali, costituite dal dieci cubi
allineati, con due cambiamenti di
direzione. Si trattava dello stesso oggetto
osservato da due punti di vista diversi
oppure di due oggetti speculari.
Il tempo di latenza della risposta è una
funzione lineare dell'angolo di rotazione
necessario per riorientare le figure, sia
sul piano che in profondità, preliminare al
confronto.
La rotazione mentale è quindi un
processo analogo alla rotazione fisica,
perché impiega tempi proporzionali alle
differenze di orientamento in gradi
angolari dei due oggetti da confrontare.
Kosslyn et al., 1978
I soggetti dovevano
memorizzare la mappa,
e poi scannerizzare
l’immagine mentale,
immaginando il
percorso tra due luoghi
(tra la capanna e
l’albero o tra l’albero e
il laghetto). Il tempo
impiegato risultava
proporzionale alla
distanza nel disegno.
TEORIA ANALOGICA
lpotesi che le immagini visive siano rappresentazioni analogiche, che hanno
relazioni non arbitrarie con l'oggetto; sono come figure che somigliano
all'oggetto, collocate in un medium spaziale, e quando la mente deve
trasformarle lo fa gradualmente, mimando, imitando i movimenti reali degli
oggetti nel mondo fisico così come verrebbero percepiti.
Kosslyn (1975) chiedeva ai soggetti di immaginare
un animale target, per esempio un coniglio, accanto
a un animale molto più grosso, un elefante (o
accanto a uno molto più piccolo, una mosca), e di
rispondere alla domanda "il coniglio ha il naso? Se
la rappresentazione per immagini avviene in un
medium di natura spaziale ad estensione e
risoluzione limitata, immaginare i primi due animali
nello stesso contesto, rispettando le dimensioni
relative dovrebbe comportare un ritardo nei tempi di
ispezione (per la necessità di zoomare sul coniglio
avvicinandosi per vedergli bene il naso); l'ipotesi
venne confermata anche in una condizione di
controllo, in cui si chiedeva di immaginare un
elefante piccolo, delle stesse dimensioni del
coniglio, e una mosca grande, e il ritardo
scompariva.
Teoria proposizionale o teoria della simulazione?
L’immagine visiva è una descrizione proposizionale, mediante simboli
di tipo linguistico, in relazione del tutto convenzionale con l'oggetto,
così come la frase descrive le relazioni fra oggetti seguendo regole
arbitrarie. L'esperienza soggettiva di immaginare non basta a
considerarla una forma di rappresentazione separata, perché i
processi di pensiero potrebbero simulare eventi fisici o percettivi,
facendo uso delle conoscenze tacite circa il modo in cui gli eventi si
svolgono effettivamente, la durata dei processi ecc.
L’obiezione proposizionalista può sempre essere avanzata e mai
esclusa, v. postulato dell’indeterminatezza di Anderson.
Conciliazione di Kosslyn (1983) teoria computazionale dell'immagine:
come una visualizzazione sullo schermo di un computer, con possibilità di
tradurre l’analogico in digitale, grazie alla matrice dei pixel…..
Rapporti tra percezione e immagine
Baddeley notò che seguire una partita di football americano alla radio lo
faceva sbandare alla guida di un'auto, perché immaginava i movimenti del
pallone in campo, e così i compiti di tracking (per esempio seguire con il
dito una macchia di luce che si sposta) disturbano la visualizzazione. Di qui
ebbe lo spunto per usare il paradigma del doppio compito nella ricerca sul
taccuino visuo-spaziale (componente della memoria di lavoro).
L'immagine mentale usa regioni del cervello che hanno funzioni
specializzate per la visione, come le aree di proiezione visiva della
corteccia occipitale.
Interesse per l'immagine mentale come mezzo di
rappresentazione delle conoscenze conservate in una
memoria a Lungo Termine amodale (che non fa riferimento
ad alcuna modalità sensoriale)
Associazione, immaginazione e memoria
L’immagine è statica in quanto distaccata dal contesto dello
schema percettivo ciclico, ma può essere sempre reinserita in
esso e allora diventa dinamicamente modificabile e attiva.
Le immagini sono “derivati dell’attività percettiva, in particolare, esse
sono delle fasi anticipatorie di tale attività, schemi che il percettore ha
distaccato dal ciclo percettivo per altri scopi” (p.152). Per esempio
durante la locomozione, per orientarsi anticipando la raccolta di
nuove informazioni, si ha “distacco delle immagini dal contesto
immediato” (p.156).
“Io ritengo che l’esperienza di avere un’immagine sia proprio come
l’aspetto interiore di una disponibilità a percepire l’oggetto
immaginato” (p.153) “Le immagini non sono quadri o
rappresentazioni mentali, ma progetti per ottenere informazioni
dall’ambiente potenziale” (p.154).
Queste anticipazioni della percezione possono essere non realistiche,
immaginarie e irreali (l’unicorno).
Metodo del LOCI
La locomozione è una faccenda lenta e per ritrovare la strada si anticipano
informazioni non ancora percettivamente disponibili, relative ad aspetti
ambientali stabili (posizioni di edifici). Le mappe cognitive possono essere
utilizzate fuori contesto, per ricordare elementi in successione.
Francis Yates (1966) ha studiato L’arte della memoria
antica e rinascimentale: i metodi usati dagli oratori per
ricordare arringhe e prediche senza un supporto scritto.
Il METODO DEI LOCI consiste nell’immaginare dei luoghi reali o fittizi ben
noti all’interno dei quali inserire gli elementi da ricordare disponendoli
lungo un percorso conosciuto e costruendo immagini (possibilmente bizzarre
e inusuali per evitare la confusione da interferenza) degli elementi da
ricordare combinati con gli elementi dell’ambiente.
Potremmo utilizzare il percorso familiare tra la nostra abitazione e il luogo
di lavoro, o tra l’ingresso di casa e la cucina, ed in esso, per esempio,
scegliere dieci posizioni (la cassetta delle lettere, il campanello della porta, il
telefono in corridoio, il frigorifero in cucina e così via). Per ricordare una
serie di parole (pipa, salsiccia, elefante, fantino) potremmo immaginare una
pipa che sporge dalla cassetta delle lettere, una salsiccia appesa al
campanello, un elefante che telefona e un fantino a cavalcioni del frigorifero.
Il teatro della memoria di Giulio Camillo
La memoria a lungo termine e le mnemotecniche
La memoria a lungo termine codifica prevalentemente in termini di significato, ma
conserva anche dettagli sensoriali, visivi e non (la voce di una persona, sapori e odori)
Il ricordo dipende dalla comprensione del materiale perché le associazioni
all’input costituiscono potenziali indizi per il recupero.
Le mnemotecniche sono tecniche artificiali, costituite da strategie deliberate, per
organizzare l'informazione da memorizzare e codificarla aggiungendo connessioni
significative in modo da rendere più agevole l’accesso.
In base al principio della DOPPIA CODIFICA (Paivio, 1971) è più probabile
avere accesso a un'informazione presente in memoria in più forme o versioni,
che usano due diversi MEZZI DI RAPPRESENTAZIONE: linguaggio verbale
e immaginazione visiva. Tradurre il materiale da ricordare secondo diversi
codici aumenta la probabilità di incontrare o produrre gli indizi per il
recupero che consentono la rievocazione.
Un compito di memoria di coppie di parole (meglio se ad alto valore
d’immagine, cioè parole con riferimento concreto) è facilitato se si istruisce il
soggetto a formare immagini mentali di ciascuna coppia di oggetti in
interazione fra loro (es: un pescecane che mangia da una greppia). L’immagine
è tanto più efficace quanto più è contestualizzata, poiché non viene facilmente
confusa con immagini simili ed è protetta dall’interferenza.
Il dual coding
(A. Paivio, 1956)
Le parole ad alto
valore d’immagine,
con referenti concreti,
vengono ricordate più
facilmente di quelle a
basso valore, astratte,
perché e prime sono
codificate anche
mediante la loro
immagine visiva.
Il ricordo di coppie associate è favorito
dalla creazione di IMMAGINI
INTERATTIVE cioè DI OGGETTI
CONCRETI CHE INTERAGISCONO
TRA LORO.
Neisser fa l’esempio di un pescecane
che mangia da una greppia e spiega che
“il nostro schema di un oggetto si
modifica quando anticipiamo di vedere
tale oggetto in un contesto particolare”
(146). Ma non gli serve ricordare la
pipa nel portacenere, perché ce la lascia
sempre e ciò produce
INTERFERENZA.
Perciò funzionano meglio le immagini
insolite, forse anche quelle bizzarre.
Per le parole astratte, come categoriagiustizia, si può immaginare un gatto
insanguinato (cat-gory)
sul piatto di una bilancia:
Calcolatori mnemonisti
Alfred Binet, nel libro del 1894 Psychologie des grands calculateurs et joiers
d'échecs, confronta due casi di memoria di cifre molto estesa e capacità di
calcolo:
Jacques Inaudi, pastore piemontese analfabeta, nato nel 1967 e scoperto da
Broca (con il fratello che suonava l’organetto per strada) che lo presenta alla
società di antropologia nel 1880, fu esaminato da Charcot e da Binet nel
1892-3. Era un calcolatore di TIPO UDITIVO, con grande rapidità, e
memoria di cifre molto estesa.
Pericles Diamandi, greco, nato nel 1893, scolarizzato, sa cinque lingue, usa
schemi mentali e audizione colorata; per emulazione, dopo aver letto di
Inaudi, perché prima usava la sua grande memoria visiva per altro, diventa un
calcolatore di TIPO VISIVO. E’più veloce nell’imparare un quadrato di cifre
nelle diverse direzioni, perché legge l’immagine mentale?
Binet si occupa della “simulazione di memoria”, cioè delle mnemotecniche e
poi della memoria dei giocatori di scacchi, che non hanno bisogno di guardare
la scacchiera ma giocano “alla cieca”: non grazie a memoria visiva concreta,
ma astratta, cioè all’expertise che deriva dall’aver giocato molto a scacchi, il
che permette un chunking particolare.
Mnemotecniche per visualizzatori
-METODO DELLE PAROLE-AGGANCIO (PEG-SYSTEM) O DEL
CASELLARIO: si impara la filastrocca: "Uno è un pruno, due un bue, tre un re,
quattro un gatto.....", si collocano gli elementi nelle caselle successive e si associano
mediante immagini interattive bizzarre gli elementi da ricordare.
Ad esempio: se dobbiamo ricordare la parola lago possiamo immaginare che il
pruno della casella 1 stia galleggiando su uno splendido lago blu. Oppure, per
ricordare la parola uguaglianza, possiamo immaginare che il re della casella tre si
trovi di fronte ad uno specchio che lo ritrae, ovviamente uguale a se stesso.
-METODO DELLA PAROLA-CHIAVE. Per imparare il significato di una parola
straniera, p.es. che in inglese cavallo si dice horse, si può cercare una parola
italiana dal suono simile (orso) e formare l'immagine mentale di un orso a cavallo.
Mnemotecniche per verbalizzatori
-ACRONIMI (parole o sigle che si formano con le lettere iniziali delle parole da
ricordare) :
p.es. PQ4R per ricordare le fasi del METODO DI STUDIO DEI TESTI:
PREVIEW (scorrere in modo preliminare)
QUESTIONS (porsi delle domande),
READ (leggere attentamente)
REFLECT (riflettere cercando esempi e relazioni con quello che sai)
RECITE (riprodurre senza guardare il testo)
REVIEW (ripensare, riassumendo e ripassando)
-ACROSTICI (frasi o versi che forniscono le sillabe iniziali delle parole da
ricordare):
p.es. "Ma con gran pena le recan giù", per ricordare la successione delle catene
delle Alpi: Marittime, Cozie e Graie, Pennine, Lepontine e Retiche, Carniche e
Giulie.
- RIME: p.es. "Trenta dì conta novembre con april giugno e settembre, di
ventotto ce n'è uno tutti gli altri ne han trentuno".
-metodo della TRASFORMAZIONE IN LETTERE, per ricordare date o numeri.
ACRONIMO
ACROSTICO
RIME
Per ricordare la distinzione fra
l’afasia di Broca, produttiva,
dovuta a lesioni dei lobi frontali,
e quella di Wernicke, sensoriale,
con lesioni temporali:
Bro-pro-fro/We-se-te
L’arbor scientiae di Raimondo Lullo
(1233-1315)
Associazione tra lettere
dell’alfabeto e oggetti
della vita quotidiana
EFFETTO BIZZARRIA
La memoria a lungo termine trae vantaggio dall’uso al momento della
codifica di IMMAGINI INTERATTIVE INUSUALI (che associano il
target a un elemento nuovo) e AUTOPRODOTTE (non suggerite da
altri, self-generation effect).
L’uso di IMMAGINI BIZZARRE facilita il ricordo (conferma
sostanziale dalle ricerche degli anni ottanta, anche se le condizioni
dell’effetto restano complesse) perché esse hanno la capacità di colpire
ed attrarre l’ATTENZIONE e una probabilità minore di essere confuse
per interferenza con elementi simili, cioè una maggiore
DISTINTIVITÀ e discriminabilità.
Il vantaggio mnestico delle immagini bizzarre è dovuto anche alla
libertà che il soggetto ha di creare delle associazioni personali, che
posseggono il carattere del RIFERIMENTO A SÉ.
Cfr. Calamari et al. (2002) Il ricordo di frasi bizzarre nell’infanzia e
nell’adolescenza. In Dimensioni del sé: memoria, coscienza, affetti, ETS,
Pisa, pp.43-60)
“L’impiego deliberato delle immagini mentali è solo un modo per
ricordare le cose, ma i principi con cui ho cercato di spiegarlo sono
del tutto generali. Si ha la tentazione di pensare che su questa stessa
linea possa venire costruita una compiuta teoria della memoria, in
cui la presentazione ripetuta dello stesso materiale dovrebbe
costituire una regolarità da rilevare, anziché un modo per rafforzare
una traccia mnestica individuale” (148)
“l’oblio si verificherebbe ogni qualvolta l’input presente non fosse
sufficiente a specificare inequivocabilmente uno schema” (ibid.)
Occorre resistere alla tentazione perché non abbiamo conoscenze
sulla memoria “quale si manifesta nel corso della vita
ordinaria”(149):
“che cosa si apprende dalla lettura” (mediante strategie deliberate,
“sembra un prodotto collaterale dell’istruzione formale” ma non
sappiamo come e perché) o “come la gente ricorda gli eventi
vissuti di persona” (ibid.)
Joshua Foer (2011)
Nel 2006 un giovane giornalista (n.1982) vinse il campionato
di memoria in U.S.A. Memory Championship e nel 2011 ha
pubblicato:
Moonwalking With Einstein: The Art and Science of
Remembering Everything, tradotto in italiano con il titolo L'arte
di ricordare tutto. Storia, scienza e miracoli della memoria
Immagini visive o spaziali?
Il tatto e il gusto danno informazioni sull’ambiente e la ripetizione di
sensazioni proustiane può “evocare un mare di ricordi”, involontari. Il
gusto è passivo e dà esperienza poco manipolabile (ma il buon cuoco
……) per cui due degustazioni a distanza di tempo sono quasi
identiche.
Diverso il caso della vista e del tatto. I ciechi hanno mappe cognitive,
schemi di orientamento spaziali.
Controversia fra i sostenitori della natura visiva o di quella
spaziale delle immagini: le neuroscienze hanno individuato le
strutture cerebrali implicate ed ipotizzato che la memoria
spaziale, primitiva, possa essere considerata alla base dello
sviluppo delle altre forme di memoria, come quella verbale.
Il caso Seresevskij di A.R. Lurija
Caso di Seresevskij, studiato da Lurija (1968):
Edizioni italiane:
Viaggio nella mente di un uomo che non dimenticava nulla.
Armando, Roma 1979153.12 LUR
Un piccolo libro, una grande memoria. pref. di J.S. Bruner.
Editori Riuniti, Torino 1991 Ita.Let.128.3 LU.p.
Una memoria prodigiosa. Viaggio tra i misteri del cervello
umano. Mondadori, Milano 2002.
Alexander R. Lurija
(1902-1977)
A partire dagli anni venti, Lurija seguì il
caso di Solomon Seresevskij o
Shereshevsky, giornalista trentenne dalla
memoria prodigiosa, che si esibì poi come
mnemonista.
Grazie alla sua percezione eidetico-sinestesica, S. codificava
spontaneamente, in immagini delle diverse modalità sensoriali, gli
stimoli da ricordare: “Che voce gialla e friabile è la vostra!”, disse una
volta a Vygotskij.
Era in grado di imparare rapidamente e di ripetere con precisione
lunghe liste numeri, sillabe senza senso o parole, trasformandole in
immagini sensoriali che poteva “rileggere” come se le vedesse nella
propria mente.
L’APPROCCIO SOCIOCULTURALE
(L.S.Vygotskij 1896-1934)
La relazione con l’altro precede quella con se stesso
La coscienza di sé deriva dall’interiorizzazione del dialogo
LEGGE GENETICA GENERALE dello sviluppo culturale:
origine del funzionamento mentale superiore nell’attività
sociale, grazie alla quale si introducono gli stimoli-mezzi (es:
lanciare in aria una moneta per decidere tra due alternative)
Concetto di ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE
(Zone of proximal development).
Le nuove capacità mentali e di uso di strumenti compaiono nella relazione sociale
con l’adulto prima che il bambino le manifesti da solo
Vygotskij considera la memoria come una FUNZIONE PSICHICA
SUPERIORE, collegata con tutte le altre in sistemi funzionali suscettibili di presa
di coscienza, che permette il ricordo intenzionale (es: fare un nodo al fazzoletto)
Alexander R. Lurija, tra neuropsicologia e
“scienza romantica”:
“arte della descrizione clinica e
dell’osservazione” che preserva “la multiforme
ricchezza del suo soggetto” (Cole, 1984)
Pubblica due biografie di casi singoli: il giornalista Seresevskij dalla memoria
prodigiosa, dovuta alla percezione sinestesica, e il soldato Zasetskij, ferito alla
testa nella II guerra mondiale e affetto da amnesia anterograda e gravi disturbi
neurologici.
Quest’ultimo ispira Oliver
Sacks, che lo definisce un
“romanzo psicologico”.
Inoltre, in Musicofilia, Sacks
scrive un capitolo sugli
mnemonisti dal titolo: “Un
mondo verde brillante per la
sinestesia”.
Riferimenti alla ricerca cognitivista classica sulla memoria
L’efficacia delle mnemotecniche che impiegano
deliberatamente immagini mentali può essere spiegata in
base a principi generali della teoria della memoria, relativi
a “fenomeni sperimentali familiari: effetti del contesto,
specificità della codificazione, l’ inibizione proattiva e la
sua liberazione, il raggruppamento in categorie e simili”
(p.164)
Fenomeni artificiali “il ricordo di liste di parole e o di
sillabe senza senso, l’identificazione di fotografie incluse in
una lista precedentemente somministrata ai soggetti” (ib.)
Fenomeni naturali “che cosa si apprende dalla lettura,
come gli attori mandano a memoria le battute dei loro
copioni” (ib.)
Fino agli anni settanta la psicologia ha studiato la memoria pura in
esperimenti di laboratorio sul modello della ricerca di Ebbinghaus
Ha così individuato principi stabili e prodotto ampie generalizzazioni:
interferenza tra materiali simili, superiorità delle storie (significative)
sulle liste (prive di senso), effetto positivo del tempo di studio, risparmio
nel riapprendimento di materiale familiare.
Nel 1978 al convegno di Cardiff sugli aspetti pratici della memoria U. Neisser ha
denunciato la mancanza di rilevanza ecologica della ricerca psicologica classica
La memoria meccanica (rote memory), utile ai cantastorie per ricordare i
poemi, non è stata mai studiata (prima di Rubin negli anni ottanta) nella vita di
tutti i giorni, ad esempio per quanto riguarda il destino delle nozioni
scolastiche nell’adulto (Bahrick, 1984).
È vero che "l'istruzione è ciò che resta dopo aver
dimenticato tutto quello che si è imparato”?
Temi interessanti per l’everyday memory: amnesia infantile, incapacità a ricordare
gli appuntamenti (memoria prospettica), la zia che sa a memoria la Gerusalemme
liberata, il declino della memoria per i nomi propri, la facilità a ritrovare i percorsi
nella città natale dopo molti anni di assenza (memoria ambientale).
Prove a favore della distinzione tra MBT e MLT (anni sessanta)
Gli effetti di posizione seriale (primacy, vantaggio mnestico dei
primi e recency, degli ultimi elementi di una lista) sono
diversamente resistenti all’INTERFERENZA di un compito
interpolato: l’effetto recenza scompare (perché dipende dalla MBT)
mentre l’effetto priorità permane (perché i primi item della lista
sono stati ripetuti abbastanza da passare in MLT)
Spiegazione in base alla DISTINTIVITÀ:
i primi e gli ultimi item della lista sono più distinguibili, grazie alla
loro posizione, degli item intermedi
Conciliazione: la distintività protegge dall’interferenza
L’oblio per interferenza
Esperimento di Wickens (1972) sull’effetto della somiglianza
del materiale nell’interferenza retroattiva:
Si fa apprendere una LISTA DI CIFRE a un gruppo di soggetti e si
suddividono casualmente indue sottogruppi. Subito dopo al sottogruppo
sperimentale si fa apprendere un’altra lista di cifre e al sottogruppo di
controllo una LISTA DI LETTERE dell’alfabeto. Il ricordo della prima
lista di cifre è migliore per il gruppo di controllo e l’oblio è maggiore per il
gruppo sperimentale, che ha appreso successivamente MATERIALE
SIMILE al target.
L’interferenza retroattiva è maggiore tra elementi simili
PARADIGMA Brown-Peterson
Esperimento
Il soggetto legge una terna di consonanti, poi gli viene presentato
un numero di tre cifre con la consegna di contare all’indietro per
tre (p.es.a partire da 234: 231, 218, 225…).
Dopo un intervallo variabile fra 3 e 18 secondi, si chiede al
soggetto di ripetere la terna di lettere.
Si prosegue con una seconda terna, per sei volte.
Risultati
La percentuale dei gruppi di lettere ricordati correttamente
diminuisce all’aumentare dell’intervallo di ritenzione.
Interpretazione
Al procedere del compito aumenta la possibilità di confusione fra gli
elementi delle diverse terne, per interferenza del materiale presentato
prima su quello presentato dopo (INIBIZIONE PROATTIVA)
Liberazione dall’inibizione proattiva
Applicando il paradigma di Brown-Peterson a gruppi di tre parole,
l’effetto si mantiene. Ma se le terne di parole appartengono a una
categoria (animali) e si cambia la categoria (frutta), il ricordo
migliora, per tornare poi a declinare.
Interpretazione
Il mutamento di categoria consente di evitare la confusione con le
parole presentate in terne precedenti
L’importanza della codifica
Katona (1940) teorizza l’importanza dell’ORGANIZZAZIONE
(scoprire un ordine nel materiale) per la memoria
Miller (1956) parla di chunking come processo di raggruppamento
degli elementi da ricordare in unità più ampie dotate di significato
ACTI BMCI AFB ISOS
Durante la RIPETIZIONE DI MANTENIMENTO in memoria a breve
termine, le STRATEGIE DI CODIFICA, come la RIPETIZIONE
ELABORATIVA della MEMORIA DI LAVORO, permettono di trasformare
(in base a un codice di regole e operazioni) l’informazione in ingresso in una
forma che può essere conservata in memoria a lungo termine
La memoria di lavoro secondo A. Baddeley (1986)
La MEMORIA DI LAVORO (concetto che sostituisce quello di MBT) è un
sistema che mantiene attiva una QUANTITÀ LIMITATA di informazioni (7 + - 2)
per un breve periodo ed esegue su di esse delle operazioni mentali. È lo
SPAZIO MENTALE in cui l’input esterno viene sottoposto alle strategie di
codifica che ne consentono la conservazione a nel tempo e combinato con le
informazioni richiamate dalla memoria a lungo termine per la soluzione dei
problemi e l’attività del pensiero.
Esecutivo centrale
Taccuino visuo-spaziale
MEMORIA VISIVA
Ciclo fonologico
MEMORIA VERBALE
Metodi di studio della memoria di lavoro
Test di Corsi dello span di
memoria visuo-spaziale:
l’esaminatore tocca una
sequenza di caselle (da 2 a 9)
e il soggetto deve toccarle
nello stesso ordine
Span di configurazioni visive (Della Sala et al,
1999): si presenta una serie di matrici con
metà celle piene e metà vuote (da 2x2 a 5x6) e
il soggetto deve riprodurle su matrice vuota.
La memoria di lavoro multicomponenziale (Baddeley, 2000)
Difficoltà del modello a tre componenti: span di memoria per le parole (come
interagiscono memoria di lavoro e MLT) e per le cifre (interazione MBT visiva e
fonologica). Introduzione del buffer episodico, un magazzino che mantiene circa
4 chunks di informazione in codice multidimensionale.
Sistemi fluidi
Sistemi
cristallizzati
Un libro del 1995 presenta un
modello di memoria (embedded
processes model) che rimette al
centro del dibattito l’attenzione,
oltre che la MLT (come in
Neisser!)
Nelson Cowan
Working Memory Laboratory
Missouri University
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