Filosofia ed economia
Per alcuni autori c’è un rapporto stretto
Il primo nome che viene in mente è Karl Marx
Ma prima di lui anche Adam Smith, il padre dell’economia,
autore della Teoria dei sentimenti morali
Più di recente John Maynard Keynes, autore del Trattato sulla
probabilità
Vedremo che questo vale anche per Alfred Marshall
Alfred Marshall
(Cambridge 1842 – Cambridge 1924)
1861-65: Avviato agli studi classici a Oxford in preparazione
alla carriera ecclesiastica, lascia Oxford e va a Cambridge a
studiare matematica. Si laurea come second wrangler
1868-1877: lettore di economia al St. John’s College, Cambridge
1870: viaggio in Germania. Coltiva interessi filosofici
1875: Viaggio in America. Studia il protezionismo e visita Oneida
1877: si sposa con Mary Paley e deve lasciare l’incarico
1877-1885: va ad insegnare economia politica al College
universitario di Bristol
1885-1908: torna ad insegnare economia politica a Cambridge
Marshall è autore centrale nella storia del pensiero economico
‘Il più grande “economista purosangue” che sia mai esistito’
Keynes, p. 213
Comunemente considerato uno dei protagonisti della
rivoluzione marginalista accanto a Jevons, Menger e Walras
La rivoluzione prende il nome dal considerare l’equilibrio al
margine fra vantaggi e svantaggi, costi e ricavi
In realtà l’opera di Marshall esce dopo
Stanley Jevons, Teoria dell'economia politica 1871
Carl Menger, Principi fondamentali di economia politica 1871
Léon Walras, Elementi d'economia politica pura 1874
I Principi di economia di Marshall escono nel 1890
ma i manoscritti (editi da Whitaker) risalgono agli anni ’70
La sostituzione di ‘political economy’ con ‘economics’.
L’economia è una scienza, non un’arte
Tre scuole:
austriaca (da Menger)
di Losanna (da Walras)
di Cambridge (da Marshall, Jevons non fa scuola)
Quelli che sono ritenuti i tratti comuni:
(per Marshall non troppo)
Superamento dell’economia ricardiana che privilegia le
condizioni dell’offerta, della produzione e si basa sul costo
di produzione (teoria del valore-lavoro)
Sua sostituzione con una spiegazione del prezzo centrata
sullo scambio, sull’utilità dei beni che ne determina la
domanda
In realtà Marshall è più vicino alla scuola classica degli altri
marginalisti (Keynes, pp. 195-96)
L’economia non parte dai bisogni. Le attività vengono prima
La metafora più nota di Marshall è quella delle due lame di un
paio di forbici:
Discutere se il valore sia regolato dall’utilità o dal costo di
produzione sarebbe altrettanto ragionevole quanto discutere se,
di un paio di forbici, sia la lama superiore o quella inferiore che
taglia un foglio di carta (Principi, libro V, cap. 3)
Il concetto è ben illustrato dal grafico più noto
Equilibrio dell’industria
-----570
A un prezzo minore la domanda è maggiore, ma difetta l’offerta.
A un prezzo maggiore l’offerta è maggiore, ma difetta la domanda
Equilibrio del consumatore
Prezzo=utilità marginale
10
9
8
7
6
5
4
3
2
1
0
0
2
4
6
8
10
12
14
16
Scarpe (y) e cappelli (x). Prezzo: 1 paio di scarpe = 2 cappelli (è
l’inclinazione della retta). Il mio reddito è 16 cappelli (o 8 paia di
scarpe)
La retta di bilancio va da 8 paia di scarpe a 16 cappelli. Nel mezzo
ho varie combinazioni: 7 paia di scarpe (y) e 2 cappelli (x), 6y e
4x, 5y e 6x, 4y e 8x
10
9
8
7
6
5
4
3
2
1
0
0
2
4
6
8
10
12
14
16
La curva di indifferenza dice che più x possiedo, meno ne
desidero.
Se possiedo 8 paia di scarpe e 2 cappelli ho la stessa utilità che
se possiedo 5 paia di scarpe e 6 cappelli oppure 3 paia di scarpe
e 12 cappelli.
L’equilibrio è nel punto in cui l’utilità marginale è uguale al
prezzo. In questo caso 5 paia di scarpe e 6 cappelli
Equilibrio del produttore
l’impresa concorrenziale
Prezzo=costo marginale
La curva di offerta coincide con la curva dei costi marginali
La curva di domanda è orizzontale, al prezzo dato assorbe tutto
Non ci sono problemi di domanda: l’impresa è piccola rispetto al
mercato. Per Marshall non è proprio così
Alcuni tratti distintivi:
Scuola austriaca (Menger, von Wieser, Böhm-Bawerk)
Scienza della scelta, ruolo della conoscenza e dell'incertezza
Poca matematica: aristotelismo di Menger
Conservatorismo sociale. Friedrich von Hayek
Scuola di Losanna (Walras e Pareto)
Equilibrio economico generale
Modello meccanico
Scuola di Cambridge
Equilibri parziali (ceteris paribus)
Letta spesso come un’approssimazione all’equilibrio
generale, più utile da un punto di vista pratico
Marshall è il padre della scuola di Cambridge
Spinge ed aiuta John Maynard Keynes, figlio di un amico e
collega, John Neville Keynes, a dedicarsi all’economia
‘La fine del laissez-faire’ di Keynes è nello spirito di Marshall
L’obituary testimonia l’affetto di John Maynard per il maestro
e lo stretto rapporto tra i due
Dopo Keynes, la scuola keynesiana:
Joan Robinson, Kahn, Kalecki, Austin Robinson
Noi ci fermiamo alla ‘vecchia scuola di Cambridge’
Antologia divisa in 6 parti:
1) il metodo
2) l’analisi
3) la moneta
4) l’economia industriale
5) l’economia del benessere
6) economia e società
I testi sono prevalentemente di Marshall, ma anche di suoi
allievi diretti (Pigou, Chapman e Lavington) e indiretti
(Andrews).
Sono ordinati in ogni singola parte per anno di pubblicazione
IL METODO
Premessa:
Il giovane Marshall e i suoi studi filosofici e psicologici
Laureato in matematica, entra a far parte di un circolo filosofico
di Cambridge, il Grote Club
Il circolo deriva il suo nome da John Grote, fratello
dell’utilitarista George, storico della Grecia.
Autore della Exploratio Philosophica, idealista, John Grote vede
la filosofia come una discussione continua
Grote muore nel 1866. Il Club, che presiedeva, diventa noto
con il suo nome
Gli succede nella cattedra di Filosofia morale, e nella
presidenza del Club, Frederick Denison Maurice, il socialista
cristiano
Ne fanno parte, tra gli altri, il filosofo morale Henry Sidgwick,
autore de I metodi dell’etica, e il filosofo della probabilità John
Venn.
Più tardi William Kingdon Clifford, amico intimo di Marshall,
matematico e filosofo. Muore a 34 anni
Marshall entra a farne parte nel 1867 ed è preso dai temi in
discussione
Insegna economia a Scienze morali ma, come dirà da vecchio:
‘Insegnavo economia … ma respingevo con indignazione
l’insinuazione che fossi un economista. “Sono un filosofo, che
vaga in una terra straniera. Andrò a casa presto” ’
‘L’economia non mi avrebbe mai fatto alzare alle 5 del mattino,
farmi il caffè e lavorare per 3 ore prima della colazione e prima
che arrivassero gli allievi di matematica, ma la filosofia lo fece’
Lo appassionano soprattutto gli studi psico-filosofici
sulla mente umana
‘Intorno al 1871-72, mi dissi che era giunto il tempo di decidere
se dedicare la mia vita alla psicologia o all’economia. Passai un
anno nel dubbio preferendo sempre la psicologia per il piacere
della caccia. Ma l’economia cresceva ogni giorno di più
per urgenza pratica’
Gli rimase sempre un retro-pensiero, come dirà da vecchio:
‘Se potessi ricominciare da capo, mi dedicherei alla psicologia.
L’economia ha troppo poco a che fare con ideali’ (Keynes, p.
190)
Ma credeva che il benessere materiale fosse ‘una precondizione per
l’esercizio delle più elevate facoltà umane’ (Keynes: Obituary)
‘Fino a che punto le condizioni di vita delle classi lavoratrici
bastano ad assicurare una pienezza di vita? Uomini più
anziani e più saggi mi dissero che le risorse della produzione
non permettevano di offrire alle grandi masse l’ozio e
l’opportunità di studiare e che avevo bisogno di studiare
economia politica. Seguii il loro consiglio e mi considerai un
viandante nella regione dei puri fatti, augurandomi di poter
presto tornare ai rigogliosi campi del pensiero puro’
(Keynes p. 160)
Il ‘santo patrono’ (Keynes, p. 190)
da P. Groenewegen: A Soaring Eagle: Alfred Marshall 1842-1924
‘Gli occhi penetranti e le ali irrequiete dell’aquila erano spesso
richiamati a terra per compiere il voto del moralista’
Keynes, p. 161
L’importanza dell’economia deriva anche dal fatto che ha un
ruolo fondamentale nello studio dell’uomo e nella formazione
del ‘carattere’:
‘L’economia è da un lato uno studio della ricchezza e dall’altro, il
più importante, è una parte dello studio dell’uomo. Infatti il
carattere dell’uomo è stato plasmato dal suo lavoro quotidiano e
dalle risorse materiali che egli ottiene con quel lavoro, più che
da qualsiasi altra influenza, salvo quella dei sui ideali religiosi. …
I moventi religiosi sono più intensi di quelli economici, ma
raramente la loro azione diretta copre una parte così grande
della vita’ (Principi, libro I, cap. 1, introduzione)
A testimonianza degli interessi filosofici ci rimangono 4
papers di Marshall letti al Grote Club
La posizione di fondo è dichiaratamente idealistica
Ma la componente idealistica è come un’aggiunta a una
spiegazione del funzionamento della mente umana che
ricalca l’associazionismo di Bain la cui spiegazione è definita
‘molto vicina alla verità’
L’esito è l’evoluzionismo, come dirà nel 1875
L’elemento a priori è relativizzato
Il primo, discusso nel marzo 1867, è The law of parcimony (sic)
Il principio della parsimonia, che può farsi risalire al ‘rasoio di
Ockham’ è discusso da Hamilton e da Mill
Mill lo usa per mostrare che i fenomeni mentali si possono
spiegare con l’esperienza e non c’è bisogno di ricorrere
all’autocoscienza
Marshall riconosce la legittimità dell’uso che ne fa Darwin
nell’Origine delle specie
Ne rifiuta l’estensione alla psicologia che portava a negare
la self-consciousness
L’approccio dichiaratamente idealistico è richiamato dal
titolo del secondo paper: Ferrier’s proposition one
James Frederick Ferrier è un filosofo idealista scozzese
La prima proposizione del suo Institutes of Metaphysics
afferma la realtà e l’irriducibilità dell’autocoscienza:
‘Insieme a qualsiasi cosa un’intelligenza conosca, come
fondamento e condizione della sua conoscenza, deve avere
qualche cognizione di sé stessa’
Data l’autocoscienza, tutto il resto è spiegabile in forma
meccanica
‘I fenomeni della mente umana possono essere spiegati per
mezzo di agenti meccanici più l’autocoscienza’
Perciò la spiegazione di Alexander Bain è ‘very near the truth’
Da qui il terzo paper, Ye machine, che è una ricostruzione
meccanica del funzionamento della mente
E’ il primo pezzo dell’Antologia
Ve lo presento con 3 mie figure che riproducono il
funzionamento dei meccanismi mentali
1) a1-A1-B1-b1
Il circuito più semplice: la sensazione a1 produce l’idea di
sensazione A1 che, per tentativi ed errori, attiva l’idea di azione
B1, cui segue l’azione di risposta b1
2) a1-A1-B2-b2variazione del mondoa2-A2-B1-b1
Qui non c’è azione di risposta efficace diretta. L’idea di
sensazione A1 – tenuta in moto dal desiderio di B1 - mette in
moto l’idea di azione B2, da qui l’azione b2, che cambia il mondo
e produce una nuova sensazione a2, da cui la corrispondente
idea di sensazione A2. Da qui si può attivare l’idea di azione B1
che attiva l’azione b1, risposta adeguata alla sensazione a1
Quando nessuno dei due
circuiti del primo livello si
chiude, il segnale passa al
livello superiore dove agisce
il reasoning (forecast)
3) a1-A1-α1-β2-B2-b2variazione del mondoa2-A2-α2-β1-B1-b1
Prevedo cosa avviene se produco l’azione b2 e quindi la eseguo di
proposito (attivando il circuito β2-B2-b2), rendendo così possibile
l’azione b1 (attraverso β1-B1-b1) che è la risposta adeguata
Un’altra eventualità è che il cambiamento del mondo che
rende possibile l’azione b1 non possa effettuarlo la macchina e
debba attendere che si verifichi
Il carattere della macchina è la sua capacità di guardare
lontano, di perseguire obiettivi di lungo periodo
L’esempio dell’automa che gioca a scacchi che Marshall
riprende da Babbage
Il carattere dipende da tempo di connessione delle
terminazioni nervose
Nell’attività di routine la macchina si affida ad azioni
automatiche che sono immagazzinate nelle azioni riflesse e
negli istinti che ha acquisito in precedenza.
Quando si presenta una situazione nuova che questi
automatismi non sono in grado di trattare, la macchina tenta
variazioni accidentali, finché non si imbatte in una che
funziona, direttamente o per via indiretta.
Se tutte queste ‘contrivances’ falliscono, e lo stimolo persiste,
la macchina ricorre a un circuito mentale superiore in grado di
prevedere le conseguenze dell’azione prima di decidere quale
compiere.
Le ‘contrivances’ che hanno avuto successo, in uno dei due
circuiti cerebrali, non solo restaurano l’equilibrio, ma
diventano parte del comportamento normale della macchina,
cambiando il modo in cui essa agirà in ogni futura circostanza
La ripetizione rende sempre più semplice compiere qualsiasi
nuova azione, finché essa non viene immagazzinata come un
nuovo istinto
La selezione naturale è il prodotto di ‘agenti puramente
meccanici’
I tre concetti-base: variazione, selezione, eredità (qui nell’istinto)
‘La variazione è la principale fonte del progresso’ (Principles)
Il carattere (Samuel Smiles) coincide con la capacità di guardare
lontano e di aspettare
Come il chess automaton di Babbage (nell’Autobiografia)
Introduce un nuovo livello di causalità: ogni azione dipende dal
carattere e lentamente modifica il carattere, crea nuovi
automatismi
Concetti che si applicano all’individuo ma anche a un’impresa, a
un’istituzione
Anche in questi casi si hanno automatismi, innovazione, selezione
ed ereditarietà
‘La parte che il ragionamento sistematico (machinery of
thought) rappresenta nella produzione del sapere rassomiglia
alla parte che le macchine (machinery) rappresentano nella
produzione di merci’
(Principi, appendice C)
Questo modello è ricorrente e centrale negli scritti
marshalliani
Quando discute di organizzazione industriale nei Principi in
una lunga nota fa l’esempio del funzionamento del sistema
nervoso:
Per esempio, quando un uomo prova a pattinare per la prima
volta, deve porre tutta la sua attenzione a mantenere
l’equilibrio, il suo cervello [cerebrum] deve esercitare un
controllo diretto su ciascun movimento e non gli resta molta
energia mentale da dedicare ad altre cose. Ma dopo molta
pratica l’azione diventa semiautomatica, i centri nervosi locali
si assumono quasi tutto il lavoro di regolare i muscoli e,
lasciato libero il cervello [cerebrum], l’uomo può tener dietro
a tutto un ordine di idee indipendente. …
V’è è probabilmente una specie di burocrazia organizzata dei
centri nervosi locali, p. 158
Analogie con Babbage:
Sulla economia delle macchine e della manifattura 1832
‘Gli ordinamenti che dovrebbero regolare l’economia interna di
una manifattura sono fondati su principi di più profondo
fondamento di quanto si sarebbe potuto credere e possono
essere utilmente impiegati nel preparare la strada ad alcune delle
più sublimi investigazioni della mente umana’
Queste autorità locali mandano segnali al centro, ma se non c’è
niente di nuovo il centro non interviene
Quando però c’è da fare qualcosa di nuovo, come imparare a
pattinare all’indietro, il centro interviene. Gli automatismi
acquisiti in precedenza sono indispensabili per il nuovo compito
(capitale di forza nervosa)
A differenza che nell’equilibrio economico generale non si
parte mai da zero.
C’è sempre un sottoinsieme stabile sul quale si innesta un
cambiamento localizzato
La dialettica innovazione/routine è sempre all’opera in tutti i
sistemi: individui, imprese, organizzazioni
L’ultima parte di Ye Machine descrive il processo di educazione
della macchina attraverso l’esperienza
Linguaggio
Numero
Geometria
Scienze naturali
Arti
Limiti nell’assenza della capacità di astrazione: √-1 non gli è
accessibile
Educazione morale: simpatia
Il rapporto che c’è tra il modello giovanile di Ye machine e
l’organizzazione industriale è profondo
Ricordate Babbage:
‘Gli ordinamenti che dovrebbero regolare l’economia interna
di una manifattura sono fondati su principi di più profondo
fondamento di quanto si sarebbe potuto credere e possono
essere utilmente impiegate nel preparare la strada ad alcune
delle più sublimi investigazioni della mente umana’
Marshall fa il percorso inverso, dalla mente alla macchina:
‘La pratica rende perfetti; cioè la pratica permette che
un’operazione la quale dapprima sembrava difficile, si
compia dopo un pò di tempo con uno sforzo relativamente
lieve, e tuttavia molto meglio di prima. La fisiologia spiega in
certa misura questo fenomeno’ (Principi, libro IV, cap. 9)
Il modello di Ye machine è anche un modello generale
dell’agente economico
Diverso dal modello dell’uomo economico, che non cambia.
Anche Marshall adotta il calcolo come guida all’azione, ma il suo
è un soggetto che varia nel tempo
L’equilibrio parziale non è un approssimazione all’equilibrio
economico generale dovuta a realismo, come spesso si ritiene
E’ un diverso programma di ricerca.
Se salta tutto, un sistema non funziona più.
L’adattamento è sempre parziale, ‘la statica è parte della
dinamica’ (Dardi)
Importanza dell’educazione generale, si riusa sempre.
Sviluppare le facoltà
Segue la prolusione del 1885 quando assume la cattedra di
economia politica a Cambridge
Errore dell’economia classica:
Non ignorare i fatti ma ritenere l’uomo una quantità costante,
p. 46
All’epoca primeggiavano le scienze matematiche e fisiche.
Lo sviluppo delle scienze biologiche ha messo al centro il
concetto di crescita organica
Il ruolo dei socialisti che, seppur vittime di ‘rapsodie selvagge’
hanno visto ‘la perfettibilità dell’uomo’ (Owen), e si sono resi
conto che la miseria dei poveri è causa della loro miseria
La scienza economica come organo, strumento logico, o
cassetta di strumenti (box of tools) che aiuta a ragionare su
motivazioni misurabili
L’economia non è un corpo di verità concrete, ma un
meccanismo che aiuta a scoprire queste verità, simile alla
meccanica teorica, p. 50
Smith: consapevolezza dell’equilibrio tra il desiderio di
possedere una cosa e gli sforzi necessari a produrla, p. 48
L’uso della moneta per misurare desiderio e sforzi è un
accidente
Essenziale è che sia qualcosa di trasferibile e misurabile.
I titoli nobiliari potrebbero svolgere la stessa funzione se lo
fossero, pp. 49-50
L’uomo economico di Marshall è l’elemento di calcolo dei pro e
contro in un contesto dato
Non è egoistico, le motivazioni dell’agire sono le più diverse, non
necessariamente la ricchezza materiale
L’uso pratico della teoria è solo negativo: mi dice cosa non si
può fare, p. 55
Difesa della scienza economica da 2 critiche
1. Auguste Comte: Non si deve separare l’economia dallo
studio della società nel suo complesso
La sociologia al culmine delle scienze del pensiero positivo
Non parte dall’individuo isolato come l’economia
Se esistesse una scienza sociale unificata, l’economia
sarebbe ben lieta di trovare riparo sotto le sue ali, p. 54
Ma essa non esiste.
Per ora per trattare i problemi nel loro insieme ci affidiamo
al senso comune
L’economia consente di trattare in modo scientifico una
parte del problema ed è di aiuto al senso comune
La risposta di Marshall a Comte:
La mente umana non dispone di altro metodo di indagine
che la scomposizione dei problemi complessi, p. 54
2. Critica ispirata dalla scuola storica tedesca: rifiutare tutte le
teorie e studiare i fatti
La vecchia scuola storica – Wilhelm G. F. Roscher, Karl G. A.
Knies e Bruno Hildebrand – preceduta da Friedrick List
La nuova scuola – Gustav Schmoller – meno radicale
Il Methodenstreit (Menger-Schmoller) è di quegli anni
Marshall ha un giudizio positivo degli esponenti della scuola
storica: ‘Essi hanno contribuito più di chiunque altro ad
allargare le nostre idee’, p. 56
A List riconosce il merito di aver inserito l’economia nel
movimento generale della scienza, ispirato alla biologia, p. 46
Tuttavia è la tesi radicale che si possa fare a meno della
teoria, che si è preteso ricavare dai loro scritti, che è
sbagliata
Deduzione e induzione vanno insieme.
Significativamente a questo proposito cita con approvazione
Schmoller, nota 9 di ‘La distribuzione e lo scambio’
Marshall: ‘La nostra risposta è che i fatti da soli sono muti’,
p. 56
La parte finale si apre con una dichiarazione di guerra
Il limite della collocazione tra le scienze morali: studi metafisici.
Invece occorre spirito scientifico, p. 61
L’urgenza del problema della povertà. Fiducia nelle possibilità
di miglioramento della classe lavoratrice
Occorre più ricchezza e una sua migliore distribuzione, p. 62
Il compito dell’economia è creare le opportunità di una vita
dignitosa, sconfiggere la miseria
Distribution and Exchange 1898
E’ la risposta a un breve articolo di Hadley che critica la teoria
della distribuzione dei Principi
Espone le linee generali del contenuto dei 6 libri dei Principi in
successione dedicando particolare attenzione a problemi di
metodo
Presupporrebbe la conoscenza dei Principi.
La nostra lettura dell’articolo è concentrata sui problemi
metodologi, che in esso hanno un ruolo centrale
Applicazioni limitate della matematica, ‘corte e semplici’, p. 67
Analogia con la fisica nelle fasi iniziali del ragionamento
economico, con la biologia negli stadi più avanzati
Uso del cœteris paribus nello stato stazionario
Si applica meno allo stato attuale.
Viviamo una fase transitoria: ‘felice intervallo’ in cui non vale
la limitazione delle risorse prevista da Malthus
Il problema è proprio il contrario: il progresso che impedisce
che le stesse condizioni si ripetano
Anche in meccanica i sistemi evolvono (le catastrofi), ma i
cambiamenti sono solo di quantità
Non così per l’evoluzione sociale che è ‘crescita organica’
I due sensi di equilibrio, meccanico e biologico, ‘tra le forze
organiche della vita e della decadenza’, p. 71
Non abbandonare troppo in fretta quello meccanico
La Mecca dell’economista è la biologia economica piuttosto
che la dinamica economica, p. 72
Strategia e tattica, meccanica e biologia, pp. 72-73
L’uso del cœteris paribus e il problema dei rendimenti
crescenti, che lo rende inapplicabile nel lungo periodo
Il concetto di impresa rappresentativa, p. 75
I limiti dell’uso della matematica
Il rischio dei ‘giocattoli scientifici’, p. 77
Significativa una lettera del 1906 all’allievo Bowley che, come
Keynes, proveniva da matematica. Suggerisce di dividere il
lavoro in 6 tappe:
(1). Usa la matematica come un linguaggio abbreviato,
piuttosto che come un motore di ricerca
(2)Tieniti ad essa finché non hai finito
(3) Traduci in inglese
(4) Illustra con esempi che sono importanti nella vita reale
(5) Brucia la matematica
(6) Se non riesci nel punto 4, brucia 3.
Quest’ultimo è quello che ho fatto spesso
Il problema del tempo: l’elemento tempo, in cui risiede la
difficoltà principale di quasi tutti i problemi economici (Principi,
libro III, cap. 4)
Natura non facit saltum (Spencer, Hegel, Cournot)
Le curve di offerta presentano problemi
E’ implicito che si riferiscono a un certo periodo di tempo, nota 8
Nel breve periodo i costi sono crescenti (ma vedi Andrews)
Analogia con la fisica nelle fasi iniziali del ragionamento
economico, con la biologia negli stadi più avanzati
I Principi sono volume introduttivo (dalla quinta edizione, prima
addirittura ‘vol. I’). Quindi vi trovate solo la meccanica, non la
biologia
Spesso Marshall è letto come ‘Principi + chiacchere’
L’ANALISI
Il luogo classico è il libro 5 dei Principles:
‘Relazioni generali di domanda, offerta e valore’
Ho scelto il testo principale da Industry and Trade perché
più sintetico (quindi richiede attenzione)
libro 2, cap. 1 ‘L’adeguamento della produzione alla
domanda in un mercato aperto’
Libro 2 concorrenza
Libro 3 monopolio
Non viste come due forze opposte che necessariamente si
escludono
Le situazioni reali di mercato sono intermedie:
Ogni impresa, anche in regime di concorrenza, ha un ‘mercato
particolare’. Marshall parla di ‘monopolio parziale’ (p. 94)
L’offerta (e la domanda) come flussi, non stocks
Costo monetario di produzione ≠ da Costo reale di produzione
Esempio: il lavoro giovanile
Elemento Tempo
Rilevante soprattutto dal lato dell’offerta
P
100
200
300
400
500
Q
La curva rossa è la curva di offerta. L’altra è la curva di domanda
Sull’asse delle x ho le quantità, su quello delle y i prezzi
L’inversione degli assi. Attenzione al lato dell’offerta
Il concetto di elasticità: Le variazioni in percentuale della
domanda in risposta a variazioni in percentuale di prezzo
Keynes, p. 199
P
6
5
4
3
2
1
0
100
600
200
300
400
500
Q
La formula è (Dx/x) / -(Dy/y)
Ovvero
(DQ/Q) / - (DP/P)
Cioè variazioni percentuali della quantità (DQ/Q) rapportate a
variazioni percentuali del prezzo (DP/P). Il segno meno sta a
indicare che quando il prezzo cresce la quantità domandata
cala
Se quando il prezzo cresce del 10% la domanda cala del 10%
l’elasticità è 1
Se quando il prezzo cresce del 10% la domanda cala del 20%
l’elasticità è 2
Se la domanda cala solo del 5% l’elasticità è 0,5
E’ regola generale che un aumento della domanda faccia
crescere il prezzo
Invece l’aumento dell’offerta agisce sul prezzo in diverse direzioni
Il prezzo aumenta nel breve periodo. Poi intervengono altri fattori
Economie interne ed economie esterne
Non è possibile attribuire esattamente i costi a un determinato
prodotto
Ogni impresa produce molti prodotti, che hanno costi in
comune
Distinzione costi primi – costi comuni.
Si possono isolare e attribuire a un prodotto solo i costi primi
I costi comuni diventano primi o speciali se ragiono sul lungo
periodo
Prodotti congiunti (es: frumento e paglia)
Se sono prodotti in un rapporto fisso il prezzo dipende solo dalla
domanda
Ma in genere sono possibili variazioni nei rapporti in cui sono
prodotti
Esempio: lana, carne e pelle; anche paglia e frumento
Conclusione: ‘c’è una certa correlazione tra costo e valore anche
riguardo a tali prodotti’, p. 92
Prodotti connessi. In genere si producono insieme: Locomotive
e motrici
Nessun mezzo diretto di dividere tutti i costi
Impianto una macchina che serve per tre prodotti.
Come ripartire la spesa?
Dividerlo in base ai risparmi che ottengo nella produzione di
ciascuno di essi.
E’ quello che farebbe la concorrenza
Concetto di equilibrio flessibile
In continuo movimento
L’equilibrio non è un punto di arrivo
‘E’ inconcepibile un adattamento perfetto. Forse non è
nemmeno desiderabile. … Affari perfettamente stabili
produrrebbero uomini poco migliori di macchine’, p. 94
Il secondo testo è tratto dal libro V dei Principi
Poche pagine, molto dense
Al centro c’è il tema dei rendimenti crescenti che presenta un
problema apparentemente insolubile se si considera valere per
la singola impresa.
Marshall sottolinea subito la diversità tra impresa e industria
L’analisi dell’equilibrio meccanico non funziona.
Induce a pensare al monopolio, nota 4 (Cournot)
P
Al solito, la curva
rossa è la curva di
offerta, in questo
caso a rendimenti
crescenti. La curva
celeste è curva di
domanda di un
mercato
perfettamente
concorrenziale
100
200
300
400
500
Q
L’impresa che si trova in questa condizione espande la
produzione finché il mercato non è più concorrenziale e la
curva di domanda si inclina negativamente
Come far fronte al problema posto dai rendimenti crescenti?
1) Intanto, come già detto, Marshall ne limita l’applicazione al
lungo periodo
Aneroidi a forma di orologi, p. 96 (ma è così? Andrews)
2) Concetto di impresa rappresentativa
3) L’impresa non si trova mai davanti una curva di domanda
perfettamente concorrenziale:
mercato particolare
Strategia delle imprese: costi primi-costi supplementari
Rapporto equilibrio statico-sviluppo organico.
Uso consapevole e limitato degli strumenti dell'analisi di
equilibrio.
Rischio dei giocattoli scientifici, p. 99
‘I problemi economici sono presentati imperfettamente quando
vengono trattati come problemi di equilibrio statico, e non di
sviluppo organico’, p. 99
Il trattamento statico è definito ‘un’introduzione necessaria a
una trattazione più filosofica della società come organismo’,
necessaria perché offre ‘finitezza e precisione di pensiero’
Il testo successivo è l’Appendice H, legata al cap. 12, da cui è
tratto il testo precedente.
Qui trovate la matematica (in appendice, come sempre)
Il concetto di margine perde di significato in caso di
rendimenti crescenti, p. 102
Un aumento della scala di produzione ha portato a una
riduzione del prezzo di offerta. Cosa accade quando la moda
passa e il prezzo di domanda si riduce? p. 103
Caso 1) Il nuovo prezzo di domanda è inferiore al ridotto
prezzo di offerta reso possibile dallo sviluppo della
produzione a rendimenti crescenti. In questo caso la
produzione si contrae e si torna più o meno alla situazione di
prima
Caso 2) Il nuovo prezzo di domanda ridotto è superiore al
nuovo prezzo ridotto di offerta. Si può avere un'espansione
della produzione pari a 10 volte quella di partenza prima che
la discesa del prezzo di domanda raggiunga quella del prezzo
di offerta (come prima o poi avviene). Un nuovo equilibrio si
è instaurato, nota 2: equilibri stabili e instabili
A e C sono stabili, B è instabile perché se aumenta appena la
produzione il prezzo di offerta è inferiore al prezzo di domanda e la
produzione cresce fino a L (se si riduce appena, scende fino a H).
Le frecce indicano la direzione del movimento della produzione con
equilibrio stabile in H e L
Irreversibilità delle curve di domanda e di offerta: certe abitudini
al consumo non si perdono anche quando il prezzo sale
Soprattutto miglioramenti nella produzione si conservano anche
se la scala di produzione si riduce, p. 104
La curva non torna indietro lungo lo stesso percorso, nota 6
E’ la linea tratteggiata della figura che parte da T
La curva di offerta è una curva o non è una curva?
Rappresentazione tridimensionale con la variabile tempo, nota 8
Come calcolare le spese ?
In una situazione statica il problema non c'è: il costo può essere
calcolato dividendo le spese per il numero dei beni prodotti.
Ma in una situazione non statica, il valore dei beni capitali dipende
dal reddito che producono. Quindi si ragiona in circolo se si vuole
andare dal costo al prezzo.
Curva delle spese particolari, nota 10
Serve a chiarire la problematicità delle curve di offerta
La curva SS’ è necessariamente ascendente perché i produttori
di un dato momento sono disposti su di essa con i produttori a
costi minori a partire da sinistra
MP sono le spese del produttore che produce la OM-esima unità.
QP è la rendita del produttore della OM-esima unità
Diversamente dalla normale curva di offerta, si presuppone che
la produzione sia sempre OH
L’area SFA è la rendita complessiva del produttore, DFA è la
rendita del consumatore (ci torniamo più avanti)
LA MONETA
Due testi:
Il primo di Marshall specifico sui rimedi alle fluttuazioni del
livello dei prezzi
Il secondo più generale di Pigou. Conviene partire da
quest’ultimo
Il valore della moneta in termini di merci dipende dalle
stesse leggi della domanda e dell'offerta che determinano il
valore di ogni bene
Il testo di Pigou si occupa della domanda di moneta.
L'offerta riguarda la produzione di metalli e, quando c’è
moneta cartacea, il comportamento delle autorità
monetarie
Conviene partire dal paragrafo 9, in cui la formula della teoria
quantitativa è esposta e messa a confronto con la formula usata
da Pigou
Formula della teoria quantitativa:
MV=T
Generalmente è scritta MV=PT
La quantità di moneta (M) moltiplicata per la velocità di
circolazione (V) è uguale al numero delle transazioni (T)
moltiplicato per il valore medio della singola transazione (),
cioè per il livello dei prezzi
Detta così non è una teoria, ma una tautologia, uno schema
logico da cui non si esce
Diventa teoria quando si assume, come fa la teoria
quantitativa, che V sia costante, per cui, a parità di T, ne
consegue che  e M sono direttamente proporzionali
L’origine della teoria quantitativa della moneta si perde nella
notte dei tempi
Nicola Copernico, Sulla coniazione delle monete 1526: ‘La
moneta perde di valore soprattutto quando ne viene
aumentata troppo la quantità’
Jean Bodin, I sei libri dello Stato, 1576: ‘princeps a
nummorum corruptela debet abstinere’
Una formulazione lucida nel saggio On money di Hume:
Si apre così. ‘La maggiore o minore abbondanza di moneta è
senza importanza; infatti i prezzi delle merci sono sempre in
proporzione con la quantità della moneta’
L’aumento dei prezzi nel ’500 attribuito all’afflusso di oro
dall’America
L’apparato logico proposto da Pigou è diverso, ma, come
spiega sempre nel paragrafo 9, perfettamente coerente con la
teoria quantitativa.
Pigou pone due domande:
Come si stabilisce il valore della moneta?
E in termini di cosa?
Alla seconda risponde: in termini di merci, ridotte a un’unità,
p. 129
Alla prima, che si stabilisce nel modo usuale con cui si
stabilisce il valore delle merci, cioè in base alla domanda e
all’offerta
Pigou segue il Marshall delle lezioni e di un manoscritto del
1871 citato da Keynes e pubblicato da Whitaker negli Early
Economic Writings, ‘On Money’
Marshall considera la ‘velocità di circolazione’ un concetto
astratto
Per spiegare il valore della moneta preferisce partire dalle
ragioni per cui la moneta è domandata
Il motivo principale invocato è la ‘disponibilità in contanti’
(‘ready command over commodities’) (Keynes, p. 181)
Il saggio di Pigou sviluppa la stessa idea
Perché deteniamo moneta?
Pigou elenca due motivi: comodità di acquisti e sicurezza, p. 130.
Motivo transattivo e precauzionale
Per questi motivi teniamo una parte k della ricchezza reale R
(delle risorse, dice Pigou) in moneta.
Poniamo che sia il 10%. La quantità di moneta M
moltiplicata per il suo valore unitario P - che è l’inverso del
P(che Pigou designa con ) della formula della teoria
quantitativa - cioè il valore complessivo della moneta PM,
sarà uguale a questa quota della ricchezza, kR. Cioè PM=kR,
ovvero P=kR/M
Se kR è costante, PM è un iperbole equilatera, p. 130.
Se aumenta la quantità di moneta M, in proporzione
diminuisce il suo valore
La moneta M detenuta dai cittadini viene scomposta nella
proporzione detenuta in contante (c) e in quella detenuta in
conti bancari (1-c). La seconda richiede meno contante
perché alle banche basta tenere una proporzione del totale
per essere in grado di far fronte agli obblighi verso i
depositanti.
La formula completa diventa P=kR/M[c+h(1-c)]
Pigou passa poi ad analizzare ciascuna delle variabili che
compongono l’equazione
R: Quanto maggiore è R tanto maggiore è la domanda di moneta
R cresce con lo sviluppo. Aumentano le risorse, ma …
se l’elasticità della domanda è minore di 1, NO.
La spesa complessiva, PQ, si riduce
Se P si riduce del 20% e Q aumenta solo del 10%, R si riduce
Interessante è l’analisi di k, delle ragioni che abbiamo per
detenere moneta anziché impiegare le risorse in usi
produttivi o nel consumo. Come detto sono due
1) Comodità: poter fare acquisti
2) Sicurezza: evitare il rischio di trovarsi senza moneta in caso
di bisogno
Se le opportunità di guadagno da investimento crescono, si
riduce l'incentivo a detenere moneta
Se ci aspetta che i prezzi scendano (deflazione) si ha un
incentivo a detenere moneta
Se ci si attende che aumentino (inflazione) avviene
l’opposto, p. 134
Dall’equazione P=kR/M[c+h(1-c)] segue l’analisi
1)di c, cioè dell’uso di assegni, compensazioni bancarie e
strumenti che riducono l’uso di moneta legale effettiva
2)di h, cioè delle ragioni per cui le banche detengono moneta,
che sono le stesse per cui la detengono gli individui (comodità
e sicurezza)
La teoria quantitativa ha come concetto centrale V, che è un
concetto statistico
Pigou rivendica che la sua teoria, facendo perno su k, è
centrata sui motivi che gli individui hanno per detenere
moneta, sulla domanda di moneta
Al movente transattivo e precauzionale Keynes aggiungerà
quello speculativo, qui adombrato nelle situazioni di
variazione dei prezzi
Il testo di Marshall mira a stabilizzare il valore della moneta
per contrastare l’andamento ciclico dell’economia
Le variazioni del valore della moneta sono di breve e di lungo
periodo
Più drammatiche quelle di breve periodo, che non sono
influenzate dalla produzione di oro e dipendono
dall’andamento dell’economia. Si evitano stabilizzando
l’economia
Le variazioni di lungo periodo provocano destabilizzazione
L’economia moderna è caratterizzata da contratti a lungo
termine che impegnano al pagamento di valori nominali il cui
valore reale è soggetto a variazioni
Quando i prezzi salgono e l’economia va bene il valore reale dei
costi fissi si abbassa.
Il contrario avviene quando i prezzi calano.
I salari reali si muovono in senso contrario a come dovrebbero
(crescono quando l’economia va male, calano quando va bene),
p. 117 e p. 121
La proposta è fissare uno standard di potere d’acquisto che sia
stabile e corregga le deviazioni dovute all’alterazione del
valore della moneta.
Indicizzazione
Il bimetallismo è un rimedio inefficace
ECONOMIA INDUSTRIALE (IV LIBRO)
Teoria dell’organizzazione. L’organizzazione come quarto
fattore della produzione. Rapporti con la biologia
Organizzazione e conoscenza
Marshall guarda al sistema industriale come a un organismo
che cresce e si sviluppa
Limiti dell’epoca: riferimento all’eugenetica e alle razze umane
L’invito è a guardare oltre, a quegli aspetti che segnano più
direttamente il progetto marshalliano di scienza e di riforma
sociale
Rapporto storico biologia-economia
Unità di azione fondamentale tra le leggi della natura nel
mondo fisico e quelle nel mondo morale, p.143.
Darwin nell’autobiografia fa riferimento a Malthus:
Nell’ottobre del 1838 lessi per diletto il libro di Malthus sulla
popolazione e, essendo preparato ad apprezzare la lotta per
l'esistenza che è dappertutto all'opera per i miei studi di
lunga data delle abitudini degli animali e delle piante, fui
subito colpito dall’idea che, nelle condizioni di lotta
all’esistenza cui ogni essere è sottoposto, le variazioni
vantaggiose tendessero a essere conservate e quelle
sfavorevoli a essere distrutte. Il risultato poteva essere la
formazione di nuove specie. Avevo dunque ormai una teoria
su cui lavorare
Ruolo di Smith attraverso lo zoologo Milne-Edwards
Negli Elementi di zoologia (1837) scrive: ‘Il principio che
sembra aver guidato la natura nella perfettibilità degli esseri
è, come si può vedere, proprio uno di quelli che hanno avuto
la più grande influenza nel progresso della tecnologia
dell’industria umana, la divisione del lavoro’
Nella Introduzione alla zoologia generale (1851) aggiunge:
‘nel perfezionare gli organismi la Natura ha seguito il
principio così ben sviluppato dagli economisti moderni, ed è
in queste opere così come nelle produzioni delle arti
meccaniche che si vede l’immenso vantaggio che risulta dalla
divisione del lavoro’
Infine, nelle voci ‘Organizzazione’ e ‘Nervi’ del Dizionario
classico di storia naturale (Strasburgo, 1827) sostiene che la
vita degli organismi superiori si differenzia da quella degli
inferiori proprio per l’introduzione della divisione del lavoro:
Il corpo dei polipi può essere paragonato a una di quelle
officine in cui ciascun lavoratore è impiegato a compiere
operazioni simili ... Quando al contrario la vita comincia a
manifestare fenomeni più complicati ... certi organi presentano
una struttura particolare. La vita dell’individuo, invece di essere
la somma di un numero maggiore o minore di elementi identici,
risulta da atti essenzialmente differenti prodotti da organi
distinti ... più numerose e sviluppate sono le facoltà
dell’organismo, maggiore è il grado al quale è spinta la diversità
di struttura e la divisione del lavoro che ne consegue
Darwin fu influenzato direttamente dagli economisti nel
valutare il vantaggio che deriva dalla specializzazione.
Spinta alla differenziazione che porta alla formazione di una
nuova specie.
Ma nell’Origine delle Specie fa riferimento a Milne-Edwards,
meno controverso
Schweber: Darwin and the political economists: divergence of char
Journal of the History of Biology
Il tema sarà generalizzato da Spencer nella sua teoria della
‘differenziazione e integrazione’ che connette l’evoluzione
biologica, psicologica e sociale
La differenziazione segue le orme della divisione del lavoro
smithiana, con il supporto delle dottrine neurofisiologiche. La
specializzazione aumenta le capacità: la pratica rende perfetti
A questo sviluppo si accompagna l'esigenza del coordinamento
tra le parti separate, che in economia è offerto dal mercato,
dallo sviluppo dei trasporti, dal sistema del credito
Marshall usa l'espressione <<sopravvivenza del più adatto>>,
che è di Spencer, e che Darwin fece propria nella quinta
edizione dell'Origine delle Specie, come equivalente alla
selezione naturale
Marshall la usa per discutere l’evoluzione delle forme di
organizzazione sociale
La teoria della 'sopravvivenza del più adatto' deve essere
interpretata con cura, p. 144
Non sono gli organismi che beneficiano l'ambiente a sopravvivere.
E non è detto che la lotta per la sopravvivenza dia vita ad
organismi benefici, p. 144
Ma benefici all'ambiente sono utili e necessari. La specie che
depaupera l'ambiente muore.
Ruolo della cooperazione nel garantire sopravvivenza: Kropotkin
Il salto all'uomo è il carattere conscio del sacrificio
dell'interesse individuale. Questo rafforza le chances di
sopravvivenza, pp. 145-46.
Quelli che ho chiamato ‘i quartolibristi’:
Brian Loasby
Giacomo Becattini e i suoi allievi
Stanley Metcalfe
Organizzazione e conoscenza.
‘Il capitale consiste in gran parte in organizzazione e
conoscenza. La conoscenza è la nostra più potente macchina
della produzione. … L’organizzazione aiuta la conoscenza’,
Introduzione libro IV; pp. 237-38
Precedente smithiano
Economia e
biologia
Rapporto Smith-Darwin (via Milne-Edwards) e Darwin
(Spencer)-Marshall
La sopravvivenza del più adatto premia qualità accidentalmente
associate a quelle che creano un vantaggio
Sistema delle caste. Aveva qualcosa di positivo per la
sopravvivenza se si è imposto dappertutto in una fase della
storia, sebbene avesse difetti: il sacrificio dell'individuo agli
interessi della società, p. 147
Il sistema delle caste è superato, ma nella moderna suddivisione
in classi permane il difetto
Gli organi si rafforzano con l'uso. La frequenza di un esercizio
che crea piacere rafforza gli organi che lo producono
Qs. è come la legge per la sopravvivenza perché tende ad
impedire agli animali di provare molto piacere nell'esercizio di
funzioni che non contribuiscono al loro benessere, p. 149
Ma l'uomo ha un grado maggiore di libertà
È dunque necessario studiare con diligenza se l'attuale
organizzazione produttiva non possa essere vantaggiosamente
modificata in modo da accrescere le possibilità da parte di
coloro che appartengono ai gradi inferiori dell'attività
produttiva, di adoperare le facoltà mentali latenti, di trarre
piacere dall'uso di esse e di rafforzarle mediante l'uso; poiché si
deve respingere come priva di valore l'asserzione che se un
cambiamento simile fosse stato benefico, sarebbe già stato
prodotto dalla lotta per l'esistenza. È prerogativa umana di
esercitare un controllo limitato ma effettivo sugli sviluppi
naturali, mediante la previsione del futuro, e preparando la
strada per il passo successivo, p. 149
Secondo brano. La pratica rende perfetti e la similitudine
neurofisiologica
Per esempio, quando un uomo prova a pattinare per la prima
volta, deve porre tutta la sua attenzione a mantenere
l’equilibrio, il suo cervello [cerebrum] deve esercitare un
controllo diretto su ciascun movimento e non gli resta molta
energia mentale da dedicare ad altre cose. Ma dopo molta
pratica l’azione diventa semiautomatica, i centri nervosi locali
si assumono quasi tutto il lavoro di regolare i muscoli e,
lasciato libero il cervello [cerebrum], l’uomo può tener dietro
a tutto un ordine di idee indipendente. … queste connessioni
possono considerarsi come una specie di capitale di forza
nervosa. V’è è probabilmente una specie di burocrazia
organizzata dei centri nervosi locali, p. 158
I vantaggi della divisione del lavoro sono evidenti nel lavoro
manuale; per quello mentale meno: il campo di studi deve
essere ampio all’inizio, prima della specializzazione. Esempio
del medico, p. 153
Principio di Babbage: la divisione del lavoro consente di
eseguirlo con quella esatta quantità di capacità e di forza che è
richiesta per la sua esecuzione , p. 156
Smith: rapporto divisione del lavoro - invenzione delle macchine
Differenza uomo-macchina
Economie esterne ed economie interne
Le prime rimandano al concetto di distretto industriale
Il terzo brano di questa parte dell’Antologia è tratto da Sydney
Chapman: L'industria tessile del Lancashire. Uno studio sullo
sviluppo economico, 1904, scritto su suggerimento diretto e con
la supervisione di Marshall.
E' considerato lo studio classico di un caso classico.
Nata nel ’300 a Manchester, libera dai regolamenti corporativi,
l'industria tessile si era sviluppata nei secoli. Dalla lana e seta
al cotone. Sviluppo di industrie sussidiarie che usano prodotti
chimici. Oltre 600.000 addetti in una miriade di piccole e
medie imprese di 300 tipi diversi.
Il concetto di distretto industriale si fa risalire a Marshall tanto
si usa il termine Marshallian Industrial District (Becattini)
Le connessioni fra imprese richiedono conoscenza, crescono
con l'esperienza, stimolano innovazioni e sono incoraggiate
dalla vicinanza geografica e culturale
Il testo di Chapman sul distretto del cotone è molto tecnico.
L’invito è a leggere la matrice ‘filosofica’ marshalliana del discorso
Le ragioni che tengono unite o separano fasi diverse della
lavorazione dipendono in primo luogo dalle competenze
richieste
Filatura e tessitura: la seconda richiede capacità commerciali
che non sono richieste nella prima.
Questo porta alla separazione, pp. 163-64
Se la rifinitura è eseguita dalla fabbrica che produce il
tessuto, i modi in cui può essere effettuata sono limitati, ‘se la
rifinitura è fatta altrove, il tessuto acquistato da qualsiasi
produttore rappresenta potenzialmente una maggiore
varietà di beni finiti’, p. 167
Disintegrazione industriale lungo due linee, p. 165:
1) di fase, di processo
2) di prodotto
Per la prima è tutto chiaro:
‘Le straordinarie economie legate alla specializzazione dei
processi tendono a presentarsi non appena l’organizzazione
dell’industria è in grado di mantenere un contatto sufficiente tra
i processi separati, poiché la divisione del lavoro implicata dalla
specializzazione dei processi risponde a principi fondamentali’,
p. 166
La seconda è dettata dall'esigenza del controllo di qualità
(prodotti di eccellenza).
In questo caso un’impresa tiene unite le fasi ‘per evitare che
inavvertitamente, a causa di alterazioni nella mistura o di lavoro
inferiore in qualche fase, possa accadere che la qualità dei loro
prodotti sia in qualche caso ridotta e di conseguenza siano
danneggiati i loro mercati’
Quali sono i limiti della dimensione d'impresa? Bilanciamento dei
vantaggi e degli svantaggi, dei costi di coordinamento interni e di
quelli di ricorrere al mercato esterno. Nel distretto i secondi sono
minori e c'è spazio per le piccole e medie imprese
Rispetto alla grande impresa, la piccola crea un ambiente che
accresce la conoscenza, incoraggia il cambiamento, offre molte
alternative e modi diversi di affrontare un problema: ‘le piccole
imprese sono i migliori educatori dell’iniziativa e della
versatilità, che sono le fonti principali del progresso industriale’
(Industria e commercio, p. 249).
Il concetto chiave che spiega il fenomeno dei distretti industriali
è quello di economie esterne di localizzazione (diverse da quelle
generali di settore), ottenibili mediante ‘la concentrazione di
parecchie piccole imprese di natura simile in località particolari’
Principi, libro IV, cap. 10
Atmosfera industriale (Industry and Trade): ‘i misteri
dell’industria non sono più tali; è come se stessero nell’aria si
respirano nell'aria e i fanciulli ne apprendono molti
inconsapevolmente’ (Principi, libro IV, cap. 10)
Knowledge communities
La nuova geografia economica
I clusters di Michael Porter: i vantaggi dell’agglomerazione
I distrettualisti italiani, Giacomo Becattini in testa. Senso di
appartenenza, radici sociali del distretto. Una comunità locale
che prende parte alla divisione internazionale del lavoro, che si
specializza. Il concetto di ‘sistema locale’
Il distretto industriale nasce come una comunità locale che si
specializza in un certo tipo di prodotto; il cluster nasce come
un’agglomerazione territoriale di imprese che si dedicano ad
una certa produzione [...] Nel primo caso noi vediamo la
trasformazione di una società locale; nel secondo la
distribuzione spaziale di imprese che producono beni correlati
(Becattini, cit. Fabio Sforzi: ‘Il distretto industriale: da Marshall a
Becattini’ Pensiero economico italiano, 2008, n. 2)
Lo studio sul campo
Prato (tessile), Santa Croce (pelle), Poggibonsi (mobili)
L’anomalia dello sviluppo italiano del secondo dopoguerra se si
assume la grande impresa come sinonimo di modernità e
sistema avanzato di produzione
Un sistema produttivo particolarmente adatto a differenziare il
prodotto secondo le richieste di una domanda di prodotti di
qualità, non totalmente standardizzati
Un fenomeno non solo italiano
La Spagna
Seguono nell’Antologia due brevi brani tratti da Industry and
Trade, un’opera di Marshall che ha avuto una lunga gestazione ed
è uscita solo nel 1919
Considerata meno importante dei Principi, meno teorica, ma in
realtà ricca di spunti che hanno un preciso contenuto teorico,
direi filosofico
Il primo brano tratta della consuetudine, del suo ruolo positivo
purché non sia rigida, sia aperta al cambiamento.
Ma il cambiamento che non si innesta su qualcosa di
consolidato, di consuetudinario, è erratico.
E’ il modello di Ye machine: routine-innovazione
La standardizzazione industriale svolge lo stesso ruolo della
consuetudine, solo che è deliberata
Standardizzazione particolare e generale
Secondo brano. A sua volta composto da brevi brani
Espansione verticale e orizzontale.
Tendenza alla crescita delle dimensioni d’impresa
Esempio dell’industria Carnegie con le strutture in acciaio: prima
i ponti poi le parti di edifici
Ma la standardizzazione rinnova di continuo possibilità e ruolo
del piccolo produttore
Il piccolo può vendere prodotti standardizzati senza problemi e,
ciò che è più importante, dispone di pezzi standardizzati a poco
prezzo e il suo lavoro diventa relativamente sempre più
importante (il coltellinaio e la grande acciaieria), p. 180
La standardizzazione delle parti componenti determina
maggiori economie ed è in pari tempo di minore ostacolo al
progresso di quella di strutture complesse, p. 178
1. E’ di speciale significato rispetto alla lotta tra le imprese
giganti e quelle di dimensioni modeste, p. 178
2. Richiama alla mente i vantaggi dell’educazione generale
rispetto a quella specifica ***:
‘Quella capacità generale che si può trasferire da un mestiere
all’altro aumenta ogni anno di importanza rispetto alla
capacità manuale e alle cognizioni tecniche che sono
specializzate ad un dato ramo di attività’, Principles, libro VI,
cap. 5, p. 758
Spiega perché un giocatore di cricket impara presto e bene a
giocare a tennis (libro IV, cap. 6)
D’altra parte quando l’insieme degli automatismi necessari
cresce di numero e di peso l’innovazione si allontana:
‘L’estensione dei metodi standardizzati tende generalmente
ad aumentare la subordinazione dello spirito creatore ai
vasti aiuti capitalistici nell’ottenere uno sbocco per le sue
attività’, p. 179
Machinery and life (1901) traccia un parallelo tra ‘material
machinery e ‘machinery of thought’
‘Too much scaffolding
Too much machinery
too little building
too little life’
Nel testo trovate il riferimento a Aristotele e Newton che
avrebbero molto da imparare se nell’aldilà incontrassero un
mediocre studioso dei nostri giorni.
Non è tutto a vantaggio del nostro tempo perché ha
‘un’influenza deprimente’: prima di esercitare le capacità
creatrici c’è da aspettare, da accumulare molta conoscenza
standardizzata
L’articolo di Frederick Lavington***, che insegna economia a
Cambridge, sviluppa temi di Industry and Trade
Le forze che spingono alla disintegrazione verticale (e
all’integrazione orizzontale): concentrazione delle facoltà
umane su un ambito di compiti limitato. Ne seguono
l’impiego di a) processi uniformi e continui
b) potenti strumenti di produzione
Le forze che operano in controtendenza.
a)Cause tecniche: ‘interdipendenza tecnica dei prodotti, dei
processi di produzione e dei processi mentali che li guidano’, p.
190
b)Individualità del prodotto (ceramiche Wedgwood)
c)Possibilità di impianto bilanciato
Alle quali sono da aggiungere:
1) La limitatezza del mercato
2) Lo sviluppo della scienza del management
La relazione dialettica tra standardizzazione e meccanizzazione
da un lato e innovazione e trasformazione dall’altro
Quest’ultima è massima quando è liberata dai compiti della
prima.
(Liberare abilità mentale, Lavington. Dare spazio alla creatività
del piccolo produttore, Marshall e Chapman)
E’ il modello della mente, ed è un modello evolutivo
L’articolo di Philip Andrews è del 1951***
Andrews è allievo di un allievo di Marshall, Macgregor, e insegna
a Oxford
Ricostruisce cosa è successo della teoria marshalliana.
La teoria dell’impresa (concorrenza monopolistica) ha eliminato
la teoria dell’industria
Con i rendimenti crescenti, in regime di concorrenza perfetta, non
c’è equilibrio
Marshall non ha una teoria della concorrenza perfetta
La domanda è limitata (mercato particolare).
Ma questo non fa scomparire il concetto di industria
Contrasto tra equilibrio della singola impresa e equilibrio
dell'industria.
L'espansione della seconda a costi ridotti cozza con l'esigenza di
attribuire costi crescenti alla prima.
Risultato: buttata a mare l'analisi industriale, rimane l'equilibrio
della singola impresa su basi marginalistiche: costi crescenti, pp.
195-96
L'industria marshalliana è un insieme di imprese che hanno lo
stesso know-how e le potenzialità per produrre una gamma di
prodotti diversi che caratterizzano l'industria. Ad es. motori
elettrici.
Pur se le singole imprese producono motori diversi, sono esposte
alla concorrenza quando i prezzi di un certo motore crescono.
Il prezzo di lungo periodo è concorrenziale, copre appena i costi
medi di produzione
***
La concorrenza di Marshall implica, per prodotti identici, prezzi
identici che coprono appena il costo medio, non implica
domanda illimitata (perfettamente elastica) al prezzo in vigore,
p. 198
Le imprese hanno una produzione differenziata, ma
appartengono alla stessa industria nella misura in cui possono
coprire l’offerta dei rispettivi prodotti, pp. 198-99
L’offerta è coperta da imprese diverse, alcune imprese vendono
sottocosto, hanno costi maggiori delle imprese affermate,
perché sono troppo vecchie o troppo giovani (si aspettano di
coprire i costi quando sono entrate), p. 201
L’impresa rappresentativa è quella ‘la cui dimensione e le cui
opportunità possono essere presi come l’obiettivo su cui si
appuntano gli sforzi dei nuovi entrati’, p. 202
Nel breve periodo c'è un insieme di produttori in condizioni
diverse. Il concetto di impresa marginale non dice nulla, come
invece avverrebbe se prendessi la curva delle spese particolari
come curva di offerta (p. 203), cosa che Marshall esplicitamente
rifiuta
Quando passa all'equilibrio della singola impresa Marshall non
vuole abbandonare gli strumenti dell'analisi marginale e
afferma che l'impresa nel breve periodo spinge la produzione
fino al punto in cui il prezzo copre il costo marginale crescente,
p. 204
Traccia curve di offerta simili alle curve di domanda, ma sa
bene che non c'è il fenomeno dei rendimenti decrescenti
neppure nel breve periodo. Si dibatte in un pelago concettuale
perché è attratto dall'impiego dell'analisi marginale, ma è
consapevole che non funziona. Parla di difficoltà matematiche,
ma sono logiche, pp. 204-06
Quando parla dei mercati fa riferimento al grano e alla pesca,
che sono effettivamente mercati in cui non c'è, dal punto di
vista del singolo produttore, problema di limitazione della
domanda. Può spingere la produzione al massimo, p. 206
Non così nel settore manifatturiero.
Marshall se ne accorge e lo accenna (p. 85 dell'antologia);
quello che Andrews dice espressamente a p. 207, attribuendo
questa teoria a Marshall con una citazione dal suo maestro
Macgregor
Ma è quando tratta dei rendimenti crescenti che lo strumento
analitico gli si sgretola tra le mani.
Il prezzo non ha rapporti col costo marginale
Per Andrews non posso trovare l'equilibrio dell'impresa
isolandola dal mercato. Ciò che un'impresa fa dipende da cosa
fanno gli altri, non dalla sua curva di domanda e di costo.
I mercati sono strutture informative.
C'è sempre un eccesso di capacità produttiva.
Un'impresa è pronta in condizioni normali a soddisfare una
domanda extra allo stesso prezzo, p. 208.
Il prezzo è un segnale che scoraggia competitori potenziali
La via d'uscita della teoria postmarshalliana è stata
concentrarsi sull'equilibrio dell'impresa, con modelli di
concorrenza definiti: perfetta, imperfetta, monopolio.
Si è abbandonato il concetto di industria
La curva a gomito di Hall e Hitch (1939) mostra che non ho
neppure una curva di domanda per la singola impresa presa da
sola, p. 209
Se un’impresa aumenta il
prezzo, nessuno la segue e
perde una quota elevata di
mercato
Se lo abbassa, anche le altre lo
abbassano e la quantità
domandata cresce di poco
***
p
p1
D
q1
q
In sintesi Andrews afferma che la singola impresa ha rendimenti
crescenti nel breve periodo, non nel lungo perché in esso
attraversa un ciclo.
E’ l’industria (o l’impresa rappresentativa) che ha rendimenti
crescenti nel lungo periodo
Segue un resoconto di cosa è accaduto tra le due guerre.
Il pensiero di Marshall è stato abbandonato, e con esso il concetto
di industria - a favore di una teoria dell’equilibrio della singola
impresa che opera in un mercato non perfettamente
concorrenziale
Il dibattito, che si svolge sull’Economic Journal, comincia con un
articolo di Sraffa del 1926, nel quale insiste sulla difficoltà di
assumere rendimenti crescenti in condizioni concorrenziali
Prosegue con l’intervento di Robbins del 1928 che nega l’utilità
del concetto di impresa rappresentativa
Si conclude con il simposio del 1930, cui partecipano, Shove,
Robertson, allievo di Marshall che ne prende le difese invitando
ad abbandonare la matematica, e Sraffa, il quale conclude che ‘è
la teoria di Marshall che deve essere abbandonata’
Lo sbocco è la teoria della concorrenza imperfetta (Joan
Robinson), o monopolistica (Edward Chamberlin) in cui la curva di
offerta a rendimenti crescenti della singola impresa è ammissibile
perché confrontata con una curva di domanda inclinata
negativamente
Ho detto dei ‘quartolibristi’. Per contrasto ecco cosa scrive Lionel
Robbins professore della London School of Economics
Noi tutti abbiamo provato un senso quasi di vergogna per le
incredibili banalità di molta della cosiddetta teoria della
produzione: le tediose discussioni delle varie forme di
coltivazione diretta dei campi, di organizzazione di fabbrica, di
psicologia industriale, di istruzione tecnica, eccetera. .... Si
confronti solamente la magistrale fluidità del libro quinto dei
Principles di Marshall, che tratta di problemi che sono
strettamente economici nel nostro senso, con le fiacche
insulsaggini sui concimi e “gli splendidi caratteri che si possono
trovare tra i domestici” di gran parte del libro quarto per capire
l’insidioso effetto di un modo di procedere che apre la porta
all’intrusione del dilettante di studi di tecnologia in una
discussione che dovrebbe essere puramente economica
ECONOMIA DEL BENESSERE
Associata al nome di Pigou, allievo di Marshall, che nel 1920
pubblica The Economics of Welfare
Due distinte tradizioni: quella di Cambridge, che ammette
confronti interpersonali di utilità, e quella paretiana che non li
ammette
Matrice marshalliana dei concetti-base anche se Marshall è meno
incline di Pigou a favorire l’intervento dello Stato.
Ne vede i costi
Marshall ha sempre in vista il ‘carattere’, lo sviluppo delle facoltà,
e come il reddito e la spesa contribuiscono allo scopo
L’Antologia evidenzia i punti di contatto tra i due autori.
Ma rimane un contrasto di fondo
Marshall è interessato non tanto a ottenere un massimo di utilità
in un dato contesto – come Pigou – ma all’evoluzione del sistema
(Dardi: ‘Marshall on welfare: or: the “utilitarian” meets the
“evolver” ’, 2010)
Il punto di partenza dell’economia considera la spinta all’azione
indipendentemente dal suo valore: ‘l’amore per la virtù’ sta sullo
stesso piano del ‘desiderio di cibo gradevole’.
Questo vale nell’immediato. Nel lungo periodo hanno effetti
diversi sul ‘carattere’ e perciò interessano l’economista
Nei commenti a Wealth and Welfare di Pigou (opera che precede
The Economics of Welfare) scrive che Pigou ‘sopravvaluta le
possibilità del metodo statico’
La rendita del consumatore, pp. 222-23
25
Disposto a comprare
1 a 20
2 a 14
3 a 10
4a6
5a4
6a3
7a2
20
15
10
5
0
1
2
3
4
5
6
7
Spende 14 (7x2) Il beneficio che ne trae è la somma di
quanto sarebbe disposto a pagare: 20+14+10+6+4+3+2=59
La rendita del consumatore è 59-14=45
Fig. 3, nota 1, p. 229:
Al prezzo CO si vende OH.
L’area ODAH è la soddisfazione totale del consumatore.
L’area OCAH è quanto paga
L‘area CDA è la rendita del consumatore
Se prendo l’OMesima unità ha una rendita PR. La somma dei
PR è la rendita totale
Marshall avverte che così non si tiene conto del fatto che la
stessa somma di denaro rappresenta quantità diverse di
soddisfazione per diverse persone
La spiegazione della rendita è dovuta a Ricardo
Primo terreno: costo di produzione 9, produzione 12; prezzo
unitario 9/12=0, 75
Si fa ricorso a un secondo terreno: costo di produzione 12,
produzione 12; prezzo unitario 1
Con il prezzo salito a 1, il primo terreno ottiene una rendita di
0,25 per unità di prodotto, in totale 3.
Non appartiene né al capitalista né al lavoratore ma al
proprietario del suolo
Non entra a far parte del costo di produzione, che è
determinato dai costi di produzione sul terreno marginale, che
non dà rendita
Marshall lo generalizza come si vede in Certe specie di
rendita:
Rendita del consumatore
Rendita del produttore
Rendita del risparmiatore
Per i macchinari le rendite del breve periodo scompaiono
nel lungo, trasformandosi in costi di produzione.
Diverso il caso della terra, pp. 241-42
Due precisazioni per la rendita del consumatore:
1)Non possiamo sommare le rendite di beni diversi se sono
sostituti parziali (tè e caffè). La somma della perdita distinta
di ciascuno di essi è minore della loro perdita congiunta
2)Conosciamo la curva di domanda solo in prossimità del
prezzo effettivo. Ma questo basta per i principali scopi
(tassazione)
Confronti interpersonali di utilità.
Le due economie del benessere:
1) Marshall e Pigou ammettono confronti interpersonali, sia
pure all’ingrosso
2) Pareto non li ammette
Per Pareto gli interventi giustificati sono quelli che
‘aumentano il benessere di qualcuno, senza ridurre quello di
nessun altro’.
E’ la definizione di ottimo paretiano.
La trovate a p. 249
Per i confronti interpersonali non disponiamo del criterio
della scelta, p. 249
Marshall (p. 224, p. 235) e Pigou sostengono la
redistribuzione del reddito
Pigou l’argomenta più a lungo e ne fa la seconda proposizione
fondamentale dell’economia del benessere.
La prima è che un aumento del reddito aumenta il livello di
soddisfazione della società
Marshall adotta l’ipotesi di Daniel Bernoulli (p. 227):
La soddisfazione che si ricava da un aumento del reddito è
proporzionale alle variazioni percentuali del reddito.
Implicazioni per il gioco d’azzardo e per l’assicurazione
Tono moralista del paragrafo 6.
Comprare cose ben fatte, non per lo sfoggio
Il secondo testo introduce un’altra considerazione a
giustificazione dell’intervento pubblico e contro la tesi che
l’equilibrio di mercato produca sempre la massima
soddisfazione possibile
La fig. 4 (nota 4) mostra che, quando l’industria opera a
rendimenti decrescenti, una tassa sul prodotto produce
sempre un introito che è minore della perdita sommata della
rendita del consumatore e di quella del produttore.
Per un premio vale il contrario: il suo costo è superiore al
beneficio complessivo che ne deriva
Con l’ipotesi semplificatrice
di una imposta uniforme su
ciascuna unità di merce (s-s’
ha la stessa forma di S-S’) si
ha
Rendita del consumatore:
vecchia CDA, nuova cDa
Rendita del produttore:
vecchia CSA, nuova csa.
Sommati
vecchio SDA (CDA+CSA),
nuovo sDa (cDa+csa).
Se sommo alla seconda
l’imposta cFEa (=sSEa) ho un
totale minore del precedente
di aAE
Per il premio è l’opposto: s-s’ è la
nuova curva S-S’ la vecchia
Sommate le due rendite erano
sDa (cDa+csa). Ora sono SDA
(CDA+CSA).
Il premio è RCAT (=sSAT).
Se al nuovo sottraggo il premio
da pagare ho un totale minore
del vecchio di TaA
Sembrerebbe quindi confermato che l’equilibrio del mercato
produce la massima soddisfazione.
Ma il ragionamento non vale per un’industria che opera in
regime di rendimenti crescenti
In questo caso un premio produce benefici che superano il
costo
Aumenta la rendita del consumatore in modo tale da poter
prelevare da questa fonte il premio necessario ad accrescere
la produzione
Facciamo l’esempio con un premio di 10 scellini
E1è il nuovo equilibrio. Il costo del premio è 1500 scellini (150x10)
La rendita del consumatore, che era 2000 (area del triangolo 80120-E, cioè 40x100/2), diventa 4500 (area 60-120-E1, cioè
60x150/2) e copre abbondantemente il premio.
Il saggio di Pigou è un’esposizione sintetica e chiara degli
scopi e dei principi dell’economia del benessere.
Trad. it in Federico Caffè: Saggi sulla moderna economia del
benessere 1956.
Libro principale in cui è esposta la teoria di Pigou: L’economia
del benessere, 1920
Il concetto guida è quello di ‘soddisfazione’, che può essere
letto come utilità
Questo non significa che l’utilità o soddisfazione sia sempre
da preferire. Alcune soddisfazioni sono ‘migliori’ di altre, in
termini di bontà intrinseca e quindi da preferire, p. 245
Per questo una situazione che offre maggiore soddisfazione
può essere peggiore di una che ne offre una minore.
Il problema è già affrontato da Mill, filosofo utilitarista, che
però sembra buttare a mare l’utilitarismo quando introduce
piaceri di diverso livello, alcuni superiori, e perciò non
confrontabili
A noi interessa solo l’applicazione del concetto all’economia.
Rimane vera la conclusione importante che anche se una
soluzione produce il massimo di soddisfazione, non possiamo
dire che è migliore in assoluto, neppure per Pigou
Il problema è: possiamo confrontare le soddisfazioni?
Abbiamo un metro, come per la lunghezza?
No, e per questo non abbiamo la possibilità di dare un valore
cardinale alle soddisfazioni
Ma questo non significa che non possiamo confrontarle e dare
loro un ordinamento
Pigou cita Russell (p. 248) per chiarire la differenza tra
cardinalità e ordinalità.
E fa riferimento alla scelta individuale come criterio di
confronto: se scelgo A rispetto a B, vuol dire che la
soddisfazione che A mi procura è maggiore di quella di B
Invero posso sbagliarmi, la scelta misura il desiderio, e il
desiderio non è soddisfazione. Ma se mi sbaglio e mi pento
della scelta, questo non fa che confermare il fatto che le
soddisfazioni possono essere confrontate
Pigou passa poi ad esaminare casi diversi, mondo a bene
unico e mondo a più beni. Non mi soffermo nel dettaglio su
tutti i passaggi, salvo ricordare che l’impiego della moneta
avvicina il secondo al primo
Per quanto riguarda i confronti interpersonali di utilità, invece,
non disponiamo del test della scelta. Come procedere?
La questione è importante per l’Economia del Benessere. Poiché
se non è possibile confrontare le soddisfazioni di individui
diversi, una gran parte di questa materia è gravemente
compromessa. Non ci è impedito invero di dire che, se una
persona possiede qualcosa in più e nessuno possiede niente in
meno, il benessere dell’intero gruppo, nella misura in cui i loro
desideri non sono cambiati, è aumentato. Ma ci è impedito di
dire qualsiasi cosa sulle implicazioni di trasferimenti tra
persone più ricche e più povere. Chiedersi se sono in effetti
possibili confronti inter-personali di soddisfazioni o utilità non
è pertanto una questione oziosa, p. 249
Pigou è consapevole che la sua posizione non è logicamente
impeccabile, ma si basa su due assunti che da un punto di vista
pratico ritiene siano sostenibili
1) La sostanziale uguaglianza degli individui, per cui poveri e
ricchi non appartengono a due stirpi diverse
2) L’utilità decrescente del reddito (pp. 258-29), che è cosa
diversa dall’utilità decrescente di un singolo bene, ma che può
essere assunta come vera (ipotesi di Daniel Bernoulli)
Pigou analizza anche gli effetti di assuefazione e la
retroazione che la soddisfazione ha sul desiderio, in alcuni
casi attenuandolo (l’abitudine crea assuefazione) e quindi
riducendo l’effetto utilitaristico dell’ottenuta soddisfazione
Pigou è consapevole che una parte del reddito è desiderata
per scopi di distinzione sociale, quindi se aumento il reddito
di tutti in proporzione questa quota di soddisfazione non
aumenta, p. 255
Ma in generale l’aumento del reddito accresce la
soddisfazione, soprattutto fino ad una soglia che consente
l’acquisizione di un tenore di vita adeguato
Quanto detto vale per il singolo individuo e anche per gruppi
di persone, per esempio una nazione
L’assuefazione crea anche difficoltà ad avvalersi di nuove
possibilità. Il povero può essersi abituato a dormire per
strada, e se gli rendo disponibile un reddito maggiore
all’inizio può non sapere come usarlo. Magari stava meglio
prima.
Ma l’assunzione che dormire al caldo sia meglio può essere
fatta, almeno come criterio generale per l’individuo medio
Da qui il doppio scopo dell’economia del benessere.
Aumentare il livello di soddisfazione
a) aumentando il reddito complessivo e
b) redistribuendolo a vantaggio dei più poveri
Questo ragionamento non dice nulla a chiunque creda che le
persone che ora sono ricche sono di un tipo diverso da quelle
che ora sono povere, perché hanno, nella loro natura
intrinseca, maggiori capacità di godimento – veri Herrenvolk
di qualità superiore. Per quanto mi riguarda comunque non
vedo ragione per credere a cose di questo genere. Se siamo
d’accordo sul fatto che i membri rappresentativi dei due
gruppi sono più o meno molto simili, vale l’argomento
ricavato dalla legge dell’utilità decrescente, p. 258
Pigou sostiene che la diseguaglianza in sé reca danno alla
felicità, p. 258
Il libro di Richard Wilkinson e Kate Pickett (2009): La
misura dell'anima. Perché le diseguaglianze rendono le
società più infelici esamina indicatori che sono associati
positivamente all'uguaglianza: aspettative di vita, mortalità
infantile, mobilità sociale, maternità in età minore, omicidi,
popolazione carceraria, stato delle donne
Ha fatto molto discutere in quest’ultimo periodo Il capitale nel
XXI secolo, di Thomas Piketty, che mostra come le
diseguaglianze, ridotte nel periodo centrale del Novecento,
siano riesplose negli ultimi decenni e tornate ai livelli dell’800
L’idea centrale di Piketty è che in condizioni normali r>g, cioè
il saggio di rendimento della ricchezza, r, è maggiore del saggio
di crescita, g. Si è avuta un’eccezione nel secondo dopoguerra,
con le rovine delle Due Guerre e con saggi di crescita molto
alti. Quando g è alto, la ricchezza accumulata conta meno
Un effetto di cui Pigou invita a tener conto è la riduzione
dell’accumulazione e degli incentivi, dovuti per esempio alla
tassazione progressiva, che può avere effetti negativi sul
reddito complessivo della società. L’invito, come in Marshall,
è a muoversi ‘con la dovuta cautela’, p. 260
La critica di Ronald Coase, premio Nobel per l’economia nel
1991, in ‘The problem of social cost’, 1960
Il ragionamento di Pigou è questo: quando c’è divergenza tra
costo privato e costo sociale - per es. danni ai raccolti dovuti al
passaggio di una ferrovia – occorre addebitarne alla ferrovia la
responsabilità in modo da far coincidere il costo privato con il
costo sociale
La risposta di Coase è che quando i costi di transazione sono nulli
costo privato e costo sociale coincidono
Es. Il rumore di un pasticciere che danneggia un dottore che ha
messo su un ambulatorio vicino al pasticciere
Se il danno che procura è maggiore del beneficio che ne
ricava può essere compensato per non fare più rumore
Il risultato emerge anche se il pasticciere ha diritto a fare rumore
Occorre però che i costi di transazione siano nulli
Coase mostra che addebitare a chi provoca un danno il costo del
danno non è necessariamente la soluzione che massimizza il
risultato
Esempio: Una ferrovia organizza due corse al giorno al costo
annuo di £ 50 l’una con una produzione di servizi di £ 150 per la
prima corsa sola e £ 250 per le due corse
Ciascuna delle due corse giornaliere produce un danno di
£ 120. Se la ferrovia è responsabile smette di fare il servizio
(costo della prima corsa £ 50 + £ 120 = £ 170 ricavo 150)
Se la ferrovia non è responsabile possiamo immaginare che
parte del terreno sia lasciato incolto perché il danno di £ 120
non lascia margine di guadagno. Supponiamo che sia ridotta la
produzione agricola per un valore di £ 160
I fattori della produzione trasferiti in altro settore danno un
valore prodotto inferiore a £ 160, poniamo £ 150
Complessivamente ho questo risultato:
£ 250 (le due corse) - £ 100 (il costo) - £ 120 (il danno ai
terreni coltivati) - £ 160 (il valore del mancato raccolto) + £
150 (il valore prodotto nel settore in cui si sono trasferiti i
fattori)
250-100-120-160+150=20. Ho quindi un guadagno rispetto
alla situazione in cui la ferrovia è responsabile
ECONOMIA E SOCIETA’
Un liberale riformista attento ai problemi del lavoro, in contatto
con i dirigenti sindacali.
Membro della Royal Commission on Labour 1891-94
Del socialismo apprezza gli ideali, lo spaventa la tendenza alla
burocrazia, la mancanza di stimoli all’iniziativa individuale
Due testi ai quali ho dovuto rinunciare per ragioni di spazio
Il primo è il discorso inaugurale al XXI congresso del
movimento cooperativo, Ipswich 1889.
Tradotto di recente nel volume a cura di Antonio Zanotti,
Alfred Marshall: Scritti sull’economia cooperativa
Offre un quadro esaustivo delle tesi di Marshall sulla
cooperazione e della loro evoluzione
Marshall è un sostenitore del movimento cooperativo, parla di
grande fede, esalta la figura di Robert Owen
Quale il problema?
La direzione efficace:
Marshall in Industria e commercio: ‘raramente ha fatto parlare
bene di sé, un esercito comandato da un comitato’
Occorre prontezza nella direzione, abilità imprenditoriale, che
deve essere pagata, ma questo è contrario ai principi della
cooperazione
Però è contro un’eccessiva centralizzazione
La cooperazione tende a fiorire nei settori dove prevale la
routine (es. il commercio), ha effetti positivi, alimenta nobili
ideali, ma l’estensione ne richiede di più alti di quelli esistenti
Le cooperative di consumo ‘possono avere successo perfino con
una dirigenza di second’ordine’ [detto a Ipswich, davanti
proprio a quei dirigenti]
A differenza di Mill, mette in rilievo anche altre forme di
cooperazione possibili:
compartecipazione ai profitti,
associazioni di produttori come nei distretti
L’obiettivo è elevare le qualità dei lavoratori
(gentlemenizzazione, neologismo di Zanotti)
Il secondo è L’acqua come elemento della ricchezza nazionale
E’ un testo che anticipa temi di economia ambientale
L’acqua è il classico bene pubblico e risorsa che segnala i
problemi ambientali
Mostra il fatto che le stime del reddito danno una nozione
errata della ricchezza di un paese: l’acqua entra a far parte del
reddito se e nella misura in cui è scarsa, quindi costa. Se è
abbondante non entra nel computo del reddito, ma
evidentemente dà una ricchezza maggiore, un’utilità maggiore
Il primo testo di questa parte dell’Antologia è una conferenza
giovanile tenuta al Moral Science Club di Cambridge nel
novembre del 1875, di ritorno dal suo viaggio in America dove
si era trattenuto per 5 mesi
Visitò fabbriche e comunità comunistiche, con in mente il
Tocqueville della Democrazia in America, alla ricerca dello
spirito americano, che cerca dove Tocqueville non l’ha
cercato, nel mondo del lavoro e della produzione
Tocqueville avvertiva il rischio che la democrazia causasse
eccessivo centralismo, come era avvenuto in Francia.
Se egli ha sopravvalutato la dimensione di questo pericolo in
America in particolare, penso che abbia potuto fare ciò come
conseguenza del non aver considerato di sua competenza
esaminare minuziosamente l’influenza che il lavoro
quotidiano degli uomini esercita sul loro carattere. Questa
influenza è stata, io credo, in genere sottostimata, p. 265
Il titolo che ho scelto è il titolo di un libro di Becattini che
raccoglie suoi saggi su Marshall: Industria e carattere (in
Whitaker è Some features of American industry) ; cioè come il
lavoro influisce sul carattere delle persone, le cambia, plasma la
natura umana che non è immutabile
Il lavoro è più importante di tutto, perché assorbe il tempo
maggiore della vita
L’America è caratterizzata da dinamismo, mobilità, autonomia
individuale. Si cambia occupazione di frequente, alla ricerca del
meglio, di dimostrare le proprie capacità diventando ricchi, p.
268
Dove serve esperienza e disciplina, il posto di lavoro non è
occupato da un americano ma da un ‘teutonico’, p. 268
Lato negativo: esposto alla disonestà, perché cambia sempre le
persone cui si rapporta e la reputazione non gli serve a nulla: ‘La
moneta è un bene più facile da trasportare di quanto lo sia
un’elevata reputazione morale’, p. 269
La funzione educativa del sindacato, pp. 270-71
Il rischio è la chiusura corporativa; il lato positivo è
un’educazione repubblicana, uno spirito patriottico che
insegna a guardare agli interessi del gruppo, non del singolo
Insegnamento precluso al lavoratore americano, p. 270-71
Neanche la cooperazione fiorisce in America, pp. 271-72.
Perdita morale
Sono tutti aspetti di quella che Hegel chiama ‘libertà oggettiva’
e che sono assenti in America
In un colloquio con Keynes pochi giorni prima della morte,
Marshall sottolinea l’influenza determinante che Le lezioni di
filosofia della storia hanno avuto su di lui (Keynes, p. 160, n.)
Influirono ‘grandemente’ (non gradatamente) su di lui (Keynes,
p. 160)
Ci sono due fattori principali di crescita etica. Descriverei il
primo come una pacifica modellatura del carattere in armonia
con le condizioni dell’ambiente circostante, pp. 273-74
Una società in cui questo fattore prevale ‘nelle sue forme più
elevate è la patria dell’immedesimazione simpatetica,
dell’entusiasmo pieno di grazia, di splendidi ideali. In essa fiorirà
ciò che ritengo intenda Hegel per “libertà oggettiva”.’, p. 274
L’altro fattore lo descriverei come l’educazione di una ferma
volontà attraverso il superamento delle difficoltà. Questa
volontà non scorre disattentamente in conformità con le
condizioni dalle quali è circondata, ma sottopone ogni
particolare azione al giudizio della ragione
Il libero arbitrio della volontà dell’uomo sarà liberato dalle
costrizioni esterne: una tale società sarà il regno del vigore, di
un entusiasmo forte ma controllato, di grandi ideali. In essa
fiorirà ciò che ritengo intenda Hegel per “libertà soggettiva”.
La prima fiorisce in Europa, la seconda in America, che stanno in
un rapporto simile a quello tracciato da Hegel tra Grecia e Roma,
India e Persia, p. 274
Il progresso etico consiste in questi due fattori ma essi in generale
non sono progrediti insieme, p. 275
Rapporto sfera della produzione-etica: ‘di vitale interesse per
coloro che come me si stanno avvicinando a quel credo etico che
è in sintonia con la dottrina dell’evoluzione’, p. 275
Il secondo testo è Where to house the London Poor, pubblicato nel
1884 sulla Contemporary Review con titolo leggermente diverso
A Londra c’è il problema della sovrappopolazione e della
mancanza di aria fresca
Le spinte contrastanti che nel tempo hanno portato alla
concentrazione e al decentramento delle attività industriali. Oggi
ferrovie e telecomunicazioni consentono di dislocare l’attività
produttiva fuori dalle grandi città
Esempio della filanda di Saltaire e anche delle piccole città
tessili specializzate del distretto cotoniero (l’abbiamo visto
leggendo Chapman)
Il testo mise Marshall in contatto con due movimenti
riformatori:
a) la Society for Promoting Industrial Villages, del reverendo
Henry Solly, che nel manifesto di costituzione del 1885 cita
una lettera di sostegno di Marshall, che ne fu socio. La società
non ebbe seguito, ma fu un precursore del secondo
movimento
b) il movimento delle città-giardino, che nasce nel decennio
successivo.
Ebenezer Howard, nel suo Tomorrow: A Peaceful Path to Real
Reform (1898), diventato poi Garden Cities of Tomorrow
(1902) fa ripetutamente esplicito riferimento a questo
articolo di Marshall, che a sua volta prese parte ad iniziative
di sostegno del movimento delle città-giardino.
Le due città-giardino costruite in Inghilterra seguendo i
principi di Howard sono Letchworth, disegnata da Robert
Unwin (1903), e Welwyn Garden City (1920)
Gli stessi principi hanno ispirato il New Towns Act del 1946
Avrei dovuto proseguire il testo di una frase: ‘Alla fine ci
guadagnerebbero tutti, ma soprattutto i proprietari degli
immobili e le ferrovie connesse con l’insediamento’
Howard la prende come spunto per suggerire il modo di evitare
questo risultato, e critica Marshall perché non l’ha visto:
comprare la terra prima che il suo valore sia aumentato dalla
migrazione e evitare così che l’aumento del valore della terra
vada a vantaggio di pochi
Il terzo e ultimo testo sviluppa le note per un discorso tenuto ad
una cena della Royal Economic Society nel gennaio del 1907,
pubblicato sull’Economic Journal
Parte segnalando l’accordo degli economisti sul metodo e sulle
principali teorie economiche, per dire che l’economia è scienza
Ma il testo affronta altri temi, problemi di carattere morale: gli
scopi e gli ideali. Prima di tutto lo spreco, il consumo che non
contribuisce a migliorare la qualità della vita ma serve solo come
segno di distinzione sociale
Secondo Marshall, la fase storica attuale è caratterizzata da una
momentanea sospensione della legge dei rendimenti
decrescenti che deve essere messa a frutto
Il ruolo delle utopie, il rischio dei progetti affrettati, p. 287
Cos’è lo spirito cavalleresco: il successo economico desiderato
come prova delle capacità individuali.
Può essere sostituito da criteri meno dispendiosi, ma serve
comunque un indicatore
Difesa dell’iniziativa privata, contro il grigiore del collettivismo, p.
291
La falsa alternativa collettivismo o laissez faire, p. 292
Frasi che anticipano il Keynes de ‘La fine del laissez-faire’
Smith era contro l’intervento pubblico perché lo stato era
corrotto, e quando interveniva danneggiava sempre i più poveri
Dal suo tempo le cose sono migliorate e Mill ha difeso
l’intervento dello stato in vari campi
Nuovi compiti dello stato
Pianificazione urbanistica
Controlli di qualità, per esempio il latte, ma non rimpiazzare la
produzione privata, p. 295
Il ruolo della conoscenza e dell’iniziativa privata per
svilupparla, p. 296
I fallimenti delle esperienze collettiviste non sono dovuti a
questioni tecniche, ma al fatto che gli individui non hanno
raggiunto quel livello di idealità e di disinteresse che li faccia
partecipare allo sforzo comune senza invidia. Chi si sente trattato
male, e spesso succede, non ha via d’uscita in un regime
collettivistico
La cavalleria economica manca in entrambi i casi – nel nostro
mondo e nel collettivismo (p. 299) - ma nel collettivismo è
indispensabile in misura elevata
Ruolo dell’opinione pubblica: apprezzare l’impegno, il lavoro,
l’inventiva, più che la ricchezza in sé, accrescere la cavalleria
economica e preparare così anche le condizioni per un sistema
economico diverso.
Per adesso è prematuro spengere la molla dell’iniziativa privata
nelle ferree regole del collettivismo
Il compito è quello di accrescere la cavalleria economica e
preparare così anche le condizioni per un sistema economico
diverso.
I rischi della burocrazia
Tasse sull’eredità. Cambio di opinione, prima pensava che
scoraggiassero l’accumulazione. Qui scrive: ‘l’opinione sempre
più diffusa che lasciare grandi fortune principalmente ai parenti
sia un uso ignobile della ricchezza rinforza l’opinione che i ricchi
hanno che ereditare una grande ricchezza è raramente un bene
incontaminato’, p. 301
L’OBITUARY DI KEYNES
Passiamo ora al saggio biografico di Keynes, che comparve
sull’Economic Journal.
Ripubblicato in Politici ed Economisti, con altri ritratti.
Keynes è uno scrittore piacevole, cerca la polemica, espone le
idee in modo deciso e chiaro
Il complesso rapporto Keynes - Marshall (se ne occupa il recente
libro di Carlo Cristiano: The Political and Economic Thought of the
Young Keynes)
In genere si sottolinea il contrasto: la rivoluzione keynesiana
L’innovazione radicale è l’equilibrio di sottoccupazione
Il rapporto è più complesso
La lezione marshalliana non va tutta perduta
Nel 1905 Keynes è laureato in matematica e vuole entrare nel
Civil Service
Studia economia con Marshall a questo scopo per pochi mesi
(giugno-novembre)
Il padre, John Neville, economista, ha il terrore che Marshall gli
faccia cambiare idea e lo voglia trattenere all’Università
Rimangono 15 exercise-papers di Keynes, con le correzioni e i
commenti di Marshall: ‘conservo dei temi fatti per lui, dove i
commenti e le critiche in inchiostro rosso occupano quasi
altrettanto spazio quanto le mie risposte’, p. 206 n.
Marshall corregge una certa astrattezza (deduttivismo), ma è
colpito dalle qualità dell’allievo. Lo invita a restare a Cambridge
Keynes andrà a Londra, all’India Office, ma quando si stufa ha un
posto assicurato per insegnare a Cambridge, dal 1909, ora sotto
la guida di Pigou, perché Marshall è andato in pensione
Da Marshall Keynes deriva anche la consapevolezza di uno
stretto rapporto tra sapere scientifico e impegno politico (per es.
la difesa del libero commercio), pur nella loro distinzione
L’obituary è scritto con le informazioni avute dalla moglie di
Marshall, Mary Paley.
Oggi sappiamo che ci sono inesattezze, significative.
Marshall tendeva a nascondere le sue umili origini, e la moglie lo
assecondava
Nella prima pagina si dice che è nato a Clapham, in realtà è
Bermondsey, un quartiere di Londra più povero.
Il padre non era cassiere della Banca d’Inghilterra, ma
assistente-cassiere
La biografia monumentale di Groenewegen ha ricostruito
minuziosamente la vita e l’opera di Marshall e da questo punto
di vista il saggio di Keynes è superato
Rimane un classico e testimonia il legame affettivo di Keynes
Il percorso di Marshall verso l’economia è tortuoso
Dalla scuola che frequenta avrebbe accesso a Oxford e a una
sicura carriera ecclesiastica
Si fa prestare i soldi da uno zio che vive in Australia e va a
Cambridge a studiare matematica
La sua mentalità matematica [second wrangler], p. 152
Anche se poi in economia ne sostiene un uso limitato, p. 176,
Recensione critica a Edgeworth:
‘Sarà interessante vedere fino a che punto riuscirà a impedire
alle formule matematiche di scappare via con lui e
precludergli la visione dei fatti concreti dell’economia’, p. 176
Pensa di studiare fisica, è attratto dalla filosofia della conoscenza
La crisi di fede.
Il clima culturale del periodo e la soluzione agnostica.
Un ruolo importante giocano le Bampton’s Lectures di Mansel, p.
157
Mansel sostiene la limitatezza della conoscenza umana.
La ragione non apre la strada alla religione, c’è una netta
distinzione tra ragione e fede.
L’Assoluto è inconoscibile e Kant, nel tentativo di andare oltre il
limite della ragione, tratta un’impotenza del pensiero come se
fosse una facoltà.
E’ l’illusione dialettica che poi sarà la fonte della filosofia
hegeliana
Di Mansel lo colpisce negativamente il fatto che trascuri lo
sviluppo delle facoltà umane.
Mentre Kant e Hegel sono autori che ama, p. 160
Dalla teologia si volge all’etica e da qui all’economia, per
capire le condizioni materiali che rendono possibile lo
sviluppo delle qualità umane
L’economia è vista sempre in questo contesto più ampio.
La doppia anima di Marshall: predicatore e scienziato
Questo crea problemi: ‘gli occhi penetranti e le ali irrequiete
dell’aquila erano spesso richiamati a terra per compiere il voto
del moralista’, p. 161
Ma al tempo stesso è un punto di forza perché ‘in economia, il
Maestro deve possedere una rara combinazione di doti’, deve
essere interessato e disinteressato, storico e matematico,
studioso del particolare e del generale, p. 162
L’uso della matematica – i diagrammi – per chiarire le idee ma
senza aggiungere niente al discorso ordinario
A differenza di Keynes, Marshall è scrittore un po’ noioso.
Dei Principi di Marshall Keynes scrive: è un libro alieno da
sensazionalità e da enfasi, p. 201.
Il lettore scivola sulla materia. Come l’anatra, esce dall’acqua
senza bagnarsi, p. 202
L’autore espone le sue idee senza cartelli pubblicitari, p. 203
Ma il libro è ‘un universo di conoscenza’, p. 203.
‘It is all in Marshall’, come diceva Pigou
Inoltre c’è il grande ritardo nella pubblicazione.
Idee che Marshall ha esposto a lezione, ma non hanno circolato
Esempio: la teoria della moneta.
Keynes richiama vari contributi originali di Marshall, tra i
quali due che abbiamo sottolineato:
1) La teoria della domanda di moneta che evita la banale teoria
della velocità di circolazione, p. 181
2) La proposta di una unità tabellare per i contratti a lungo
termine, per evitare gli effetti del mutamento del valore della
moneta, p. 183
Le cause del ritardo nella pubblicazione:
A parte gli impegni in varie commissioni come testimone, e, in un
caso, quello della Labour Commission, come membro, che Keynes
ricorda più avanti, Keynes cita due buone di ragioni del ritardo
1) Il rifiuto di pubblicare le nude ossa della teoria economica,
senza riferimento ai fatti
2) La salute
Insieme a queste, Keynes elenca 3 ragioni non buone:
1) Il desiderio di scrivere un trattato completo.
‘Gli economisti devono lasciare al solo Adam Smith la gloria
dell’in quarto, devono carpere diem, lanciare al vento
pamphlets, scrivere sempre sub specie temporis, e ottenere
l’immortalità per caso, se mai riesce loro’
2) La paura di sbagliare, p. 189
3) L’ansia di fare del bene, p. 190
Nel 1890 escono i Principles che riscuotono immediato successo
Keynes ne elenca i meriti scientifici
1) La precisazione della teoria del valore, con il ricorso al metodo
diagrammatico delle curve di domanda e di offerta che dopo di
lui è diventato generale nell’insegnamento
2) Il ruolo centrale del concetto di margine e del principio di
sostituzione
3) L’introduzione dell’elemento tempo, con la distinzione di
breve e lungo periodo. Argomento sul quale molto resta da fare
4) Il concetto di rendita del consumatore e la dimostrazione che
il laissez-faire non produce sempre il massimo vantaggio
5) L’analisi del monopolio e ‘una fede vecchio stile
nell’efficacia delle forze della concorrenza’, che conviveva con
la sua ‘forte simpatia per le idee socialiste’, p. 198
6) La nozione di elasticità
7) La parte storica (Marshall ha grande conoscenza, la polemica
con Cunningham). Keynes definisce Industry and Trade il miglior
saggio storico di Marshall’, pp. 200-201
Più avanti (p. 219) lo definisce ‘una miniera’ , ma il libro è
qualcosa di più, c’è il solito modello dell’azione all’opera
Avviandosi all’ultima parte del saggio, Keynes lo descrive come
il fondatore della scuola economica di Cambridge, p. 213
C’è il racconto della lunga gestazione di Industry and Trade e
di Money, Credit and Commerce e infine il libro sul Progresso,
mai scritto
L’atteggiamento verso la filosofia e la religione.
Difficoltà a credere in una vita futura, p. 221
Due temi aggiuntivi
I rapporti con il socialismo, visto come una prospettiva futura,
p. 205
L’opposizione all’ammissione delle donne a Cambridge. Fu una
posizione che colpì. Era stato impegnato nell’educazione alle
donne (Lectures to Women). La moglie stessa era economista
(insieme scrissero un manuale elementare Economics of
Industry)
Gli sviluppi della scuola di Cambridge
L’economia per Marshall è una scienza in movimento.
La dedica sulle copie dei Principles: ‘A … nella speranza che un
giorno o l’altro renda antiquata quest’opera’, p. 214
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Alfred Marshall (1842-1924)