METODOLOGIA E TECNICA DELLA RICERCA
SOCIALE
Facoltà di Scienze politiche, sociologia, comunicazione
Alessandra rimano
Anno Accademico 2011/2012
…storia
“Lo scopo fondamentale dell’analisi del contenuto è di prendere
un documento verbale, non quantitativo, e di trasformarlo in dati
quantitativi […]
Come si fa a compiere questa straordinaria alchimia sociale che
trasforma le parole in numeri? La risposta è che spesso si tratta
semplicemente di un conteggio di parole”
(K. BAILEY, Metodi della ricerca sociale, Bologna, Il Mulino, 2006, vol. III, p. 77)
Laboratorio di Analisi del Contenuto
Pagina 2
…storia
In Europa, con lo scoppio della prima guerra
mondiale e l’avvento dei totalitarismi, l’AdC si
concentra soprattutto sull’analisi della
propaganda e, più in generale della
comunicazione politica. Proprio in questo campo
si perviene ad un primo tentativo di sistemazione
metodologica a cura di Harold D. Lasswell, cui si
deve la prima definizione di “Content Analysis”,
come “procedimento sistematico e quantitativo di
analisi della comunicazione politica, ovvero una
“semantica quantitativa del linguaggio della
politica”
(H. D. LASSWELL, The Language of Politics. Studies
in Quantitative Semantics, New York, Stewart, 1949).
3
Problemi di definizione
“Tecnica di ricerca capace di descrivere in modo obiettivo, sistematico e quantitativo il contenuto manifesto della
comunicazione” (B. BERELSON, Content Analysis in Communication research, Glencoe, Illinois, 1952, p. 18).
1. Non esiste soltanto una tecnica ma un insieme di
tecniche, spesso molto diverse se non concorrenti e
perfino contraddittorie
2. È problematico parlare di descrizione, perché la
pluridimensionalità degli atti comunicativi dà luogo ad
una pratica inesauribilità delle letture possibili.
3. “Contenuto “manifesto” come “comune terreno d’incontro
tra emittente e ricevente”. Berelson è convinto della scontata
continuità semantica tra codifica e decodifica del
messaggio, che è invece molto problematica
4. Obiettività intesa non come riproduzione fedele dell’oggetto
analizzato (impossibile), ma come pluralità delle possibili
analisi obiettive e non contraddittorie. Obiettività non assoluta
ma relativa, in rapporto con le ipotesi e le procedure della ricerca.
4
Problemi di definizione
Il limite più vistoso stava nel fatto che l’AdC del tempo considerava come equivalente
la portata semantica delle unità di analisi (simboli, parole) classificate in una stessa
categoria, riducendo spesso arbitrariamente la complessità del significato parziale e
totale del contenuto analizzato.
Oggi il problema si attenua sensibilmente con corpora di grandi dimensioni analizzabili
col computer, valendo in questo caso il principio della compensazione probabilistica
degli errori di ponderazione.
Proprio dalla necessità di non perdere la fisionomia complessiva del contenuto,
isolando al suo interno unità di analisi tutte di peso 1 nacquero di lì a poco altri
procedimenti come l’Analisi degli asserti valutativi (AAV) e l’Analisi delle contingenze
(AC)
(C. E. OSGOOD, The Representational Model And Relevant Research Methods, in Trends in Content Analysis, a
cura di I. de S. Pool, Urbana, University of Illinois Press, 1959)
5
Problemi di definizione
“Insieme di metodi orientati al controllo di
determinate ipotesi su fatti di comunicazione
(emittenti, messaggi, destinatari e loro
relazioni) e che a tale scopo utilizzano
procedure di scomposizione analitica e di
classificazione, normalmente a destinazione
statistica, di testi e di altri insiemi simbolici”.
F. ROSITI, Analisi del contenuto, in La ricerca sull’industria culturale. L’emittente, i
messaggi, il pubblico, a cura di M. Livolsi – F. Rositi, Roma, La Nuova Italia Scientifica,
1955, p. 66.
6
riflessioni
L’AdC non punta a cogliere l’intera complessità dei fatti comunicativi
L’AdC non tende ad una esplorazione esaustiva ma ad “una riduzione drastica della
complessità, a favore di elementi o aspetti che sono rilevanti rispetto alle specifiche ipotesi
di ricerca”
(F. ROSITI, Analisi del contenuto, in Enciclopedia delle Scienze sociali, Treccani, p. 376)
Occorre quindi guardarsi sia dalle possibili pratiche “ingenue “ dell’AdC che, conducendo a
risultati improbabili o ovvi, possono danneggiare, come è accaduto, la credibilità
complessiva di questo filone di studi, sia dal pregiudizio “umanistico” che nega alle
procedure quantitative ogni capacità di aumentare la nostra conoscenza di un corpus
testuale.
7
AdC – Ambiti preferenziali di applicazione
Anche se può essere applicata vantaggiosamente a insiemi ridotti di comunicazioni, permettendo di
cogliere relazioni, nessi, collegamenti inosservati alla normale lettura, l’AdC funziona soprattutto con
grandi corpora testuali, normalmente di scarso valore intrinseco, sia conoscitivo che estetico.
Occorrenze
Corpus
Occorrenze
Corpus
15.000
Piccolo
Fino a 15.000
Piccolo
45.000
Medio
100.000
Grande
S. BOLASCO, Analisi multidimensionale dei dati.
Metodi strategie e criteri di interpretazione, Roma,
Carocci, 1999, p. 179
Da 15.000 a 45.000
Da 50.000 a 100.000
Oltre 100.000
Medio
Medio–grande
Grande
A. TUZZI, L’analisi del contenuto. Introduzione ai
metodi e alle tecniche di ricerca, Roma, Carocci,
2003, p. 74
Per questo l’AdC ha trovato così vantaggioso impiego negli studi di Communication Research. Perché lo
sviluppo dell’universo delle comunicazioni di massa ha rapidamente superato le capacità osservative
del singolo individuo e perfino quelle di intere comunità di osservatori, ponendo il problema di nuove
tecniche di organizzazione delle conoscenze.
8
AdC – Tipi di analisi
Tutte le procedure di AdC consistono nell’individuazione, nei
testi in esame, di unità d’analisi e nella classificazione di
queste unità in categorie, avendo stabilito l’unità di
contesto cui fare riferimento nel classificare.
In relazione al tipo di unità d’analisi selezionate e sottoposte
a classificazione è possibile distinguere diversi tipi di
AdC.
9
AdC – Primo tipo
Le unità d’analisi “coincidono con gli elementi ‘significanti’ o con gli
elementi della struttura linguistica che, in senso tradizionale, potremmo
chiamare grammaticali”
(F. ROSITI, Analisi del contenuto, in La ricerca sull’industria culturale. L’emittente, i messaggi, il pubblico, a cura di M.
Livolsi – F. Rositi, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 19955, p. 71).
Individuare e classificare parole (parlo), lemmi (parlare) o temi (parl-);
Individuare e classificare il sintagma “costo della vita” nei titoli dei quotidiani italiani
prima e dopo l’adozione dell’euro;
Individuare e classificare i simboli-chiave a carattere antimeridionale e/o xenofobo
nel linguaggio politico del leader della Lega Nord;
Individuare e classificare l’enunciato “Yes, we can” nell’insieme degli interventi pubblici di
Barak Obama durante la campagna presidenziale alla ricerca di possibili differenze d’uso tra
i contesti istituzionali, mediatici e di piazza.
10
AdC – Primo tipo
Difficile applicare questo tipo di analisi a comunicazioni non
linguistiche (o non solo linguistiche), come il cinema, dove non
sembrano rintracciabili elementi grammaticali minimi.
Assicura un tasso relativamente alto di automatismo (Microsoft
Office
Word)
anche
se
permangono
problemi
di
classificazione a causa della ricchezza semantica della
lingua.
Collochereste l’aggettivo “presuntuoso”
nella categoria “sicurezza
di sé” o “insicurezza di sé”?
11
AdC – Primo tipo
Testi
Frequenza del tema inferior-
Penso si possa dire che le donne sono inferiori. Come
minimo, la donna media sembra inferiore all’uomo
medio
2
Le donne sono estremamente inferiori e
estremamente va sottolineato. Esse sono inferiori
2
Le donne sono “inferiori” agli uomini nel modo in cui le
mele sono “inferiori” alle arance. Si tratta
semplicemente di due dimensioni diverse
2
Secondo l’AdC, stando alle tabulazioni di frequenza, le tre affermazioni sono
egualmente sessiste, invece il loro contesto rivela che la sequenza
discriminatoria è Testo 1, Testo 2, Testo 3. Occorre allora una lettura della
parola nel suo contesto (key word in conext), che però diminuisce il grado di
automatismo dell’analisi.
12
AdC – Procedure del primo tipo: gli indici verbali
Indici lessicali
TTR (type-token ratio) = p/P
con
p = n. parole diverse;
P = n. complessivo di parole.
Si applica su campioni di testi di lunghezza standard
(100, 200, 500 o 1000 parole).
In psicologia clinica può essere utilizzato come indicatore di disagio
psicologico; nella ricerca sociale come indicatore di competenza
linguistica.
13
AdC – Procedure del primo tipo: gli indici verbali
Indici grammaticali
VAQ (verbe-adjective quotient) = V/A
con
V = n. delle forme verbali
A = n. degli aggettivi
In psicologia clinica può essere utilizzato come indicatore di instabilità
affettiva e disadattamento; nella ricerca sociale come indicatore di
stereotipia.
14
AdC – Procedure del primo tipo: gli indici verbali
Una variante del VAQ:
(N+V)/(A+Av)
con
N = n. di sostantivi;
V = n. di forme verbali;
A = n. di aggettivi;
Av = di avverbi.
Come il VAQ, può essere utilizzato come indicatore di stereotipia.
15
AdC – Procedure del primo tipo: gli indici verbali
Indici semantici
DRQ (discomfort-relief quotient) = M/(M+B)
con
M = parole esprimenti malessere;
B = parole esprimenti benessere.
Può essere utilizzato in situazioni prima/dopo, ad esempio prima e
dopo un intervento finalizzato a risolvere un problema che suscita
disagio o tensione emotiva.
16
AdC – Procedure del primo tipo: un classico della ricerca
Ipotesi
I mutamenti nei contenuti degli slogan
riflettono i mutamenti nella linea politica
del PCUS.
Unità di analisi
Sono i simboli chiave presenti negli
slogan, ovvero gli elementi testuali
centrali dal punto di vista ideologico,
capaci di raggiungere il centro
dell’attenzione dei destinatari.
H. D. LASSWELL – S. YAKOBSON, Trend: May Day Slogans in Soviet Russia, 1918-1943, in H. D. LASSWELL - N. LEITES
et al., Language of politics. Studies in quantitative semantics, New York, George Stewart, 1949, pp. 233-297
17
AdC – Procedure del primo tipo: un classico della ricerca
Simboli (categorie d’analisi)
Simboli rivoluzionari
Simboli contro-rivoluzionari
Simboli nazionali
Simboli universali
Esempi di unità di analisi
Dittatura del proletariato, rivoluzione d’ottobre, ecc.
Capitalismo, borghesia, ecc
Patria, sicurezza interna, ecc.
Umanità, internazionale comunista, ecc.
Simboli di politica interna
Piano quinquennale, fattorie di stato, ecc.
Simboli di politica estera
Riferiti agli atti ufficiali dell’Urss nelle relazioni internazionali
Simboli di entità sociali
Armata rossa, intellettuali, ecc.
Nomi propri di persone
Lenin, Marx, ecc.
Simboli liberali tradizionali
Simboli morali
Simboli d’azione
Libertà, democrazia, ecc.
Lealtà, onestà, ecc.
Vittoria!, Evviva!, ecc.
18
AdC – Procedure del primo tipo: un classico della ricerca
Simboli “nazionali” e “universali”
Nazionali
Universali
Spostamento della linea politica ufficiale del Partito comunista dalle
originarie posizioni internazionaliste verso un più accentuato localismo,
imposto dalla accertata impossibilità di esportare la rivoluzione e dalle
preoccupazioni relative alla stabilizzazione interna del potere.
19
AdC – Secondo tipo
Le unità d’analisi “non hanno una riconoscibilità linguistica a livello
dei significanti e possiedono tuttavia, all’interno dell’unità di contesto, una
evidenza relativamente elevata” (F. ROSITI, Analisi del contenuto, in La ricerca sull’industria culturale. L’emittente,
i messaggi, il pubblico, a cura di M. Livolsi – F. Rositi, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 19955, p. 72).
In un insieme di testi della letteratura di consumo (gialli, fantascienza, Harmony) individuare e
classificare le funzioni narrative (cfr. le 31 funzioni narrative individuate da Propp, come : V. PROPP,
Morfologia della fiaba, Torino, Einaudi, 1966)
In un insieme di film, classificare i personaggi rispetto a specifiche variabili (sesso, età,
posizione sociale, religione, aspetto fisico, tratti psicologici);
In un insieme di soap opera, individuare e classificare le
relazioni
diadiche
In un insieme di telefilm, individuare e classificare alcuni tipi di
fumo, guida spericolata)
episodi (consumo di alcolici,
20
AdC – Esempi del 2° tipo
Ricerca dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga (OSSFAD) dell’Istituto
Superiore di Sanità volta a quantificare la promozione occulta o
involontaria del consumo di alcol nella programmazione televisiva
di film, telefilm e fiction
La ricerca si è svolta nell’arco di un anno, dal 1° maggio 2000 al 30
aprile 2001, ha preso in esame la programmazione quotidiana di film,
telefilm e fiction lungo 5 settimane campione per le tre reti Rai (Rai 1,
Rai 2, Rai 3), le tre reti Mediaset (Canale 5, Retequattro, Italia 1) e
Telemontecarlo.
C. FARALLIA - P. ZUCCARO - R. RUSSO - E. SCAFATO, Alcol e televisione: i modelli di consumo di bevande alcoliche
nelle fiction e nei film televisivi, in “Alcologia”, n. 15, 2003, pp. 95-109
21
AdC – Esempi del 2° tipo
0,1
0,09
0,09
Frequenza atti alcol
0,09
0,08
0,08
0,07
0,07
0,06
0,06
0,06
Canale 5
Italia 1
0,05
0,05
0,04
0,03
0,02
0,01
0
Rai 1
Rai 2
Rai 3
Retequattro
Tmc
Emittenti
La frequenza complessiva degli atti-alcol è abbastanza
omogenea tra i vari poli televisivi
22
AdC – Esempi del 2° tipo
3000
2601
Atti alcol
2500
2000
1500
1000
498
500
386
289
167
156
Attesa
Successo
19
0
Convivialità
Concentrazione
Ansia
Depressione
Sconfitta
Contesto
L’alcol è proposto prevalentemente in associazione con situazioni di
convivialità e di concentrazione, seguite da quelle relative a situazioni
di ansia e depressione
23
AdC – Esempi del 2° tipo
3000
2491
Atti alcol
2500
2000
1500
1000
638
564
500
83
0
Positiva
Negativa
Perdente
Vincente
Personalità
La personalità di chi consuma alcolici è riconducibile in larga
maggioranza a individui cui è attribuibile una personalità positiva
24
AdC – Esempi del 2° tipo
2500
1911
2000
Atti alcol
1569
1500
1000
500
449
103
50
0
All'aperto
In auto
A casa
Al lavoro
Nei locali
pubblici
Luogo
Il luogo in cui si consuma l’alcol è quasi equamente distribuito
tra locali pubblici e abitazioni private.
25
Nella settimana che va dal 14 maggio 2007 al 20 maggio 2007, sono
stati analizzati tutti gli spot pubblicitari con riferimenti a bevande
alcoliche trasmessi nel palinsesto italiano dalle sei reti più seguite:
rai 1, rai 2, rai 3, rete 4, canale 5, italia 1.
rete
1,8% 7,1%
5,0%
8,6%
53,1%
24,3%
rai 1
rai 2
rai 3
rete 4
canale 5
italia 1
Incrociando le dimensioni “data” e “marca prodotto” si nota la
distribuzione degli specifici spot nell’arco della settimana
analizzata: il dato più vistoso riguarda la domenica del 20 maggio
Bar Chart
DATA
20
lunedì 14-05-2007
martedì 15-05-2007
mercoledì 16-05-2007
giovedì 17-05-2007
venerdì 18-05-2007
sabato 19-05-2007
domenica 20-05-2007
Count
15
10
5
0
bacardi
mojito
birra
budweiser
birra ceres
birra dreher
birra forst
birra
heineken
birra peroni
pampero
liquore rum
MARCAprod
01/02/2008
Pagina 27
Incrociando le dimensioni “orario” e “marca prodotto” si deduce
che la fascia oraria più quotata per la trasmissione di pubblicità di
bevande alcoliche è quella dalle 24.00 alle 02.00,
Bar Chart
DATA
20
lunedì 14-05-2007
martedì 15-05-2007
mercoledì 16-05-2007
giovedì 17-05-2007
venerdì 18-05-2007
sabato 19-05-2007
domenica 20-05-2007
Count
15
10
5
0
bacardi
mojito
birra
budweiser
birra ceres
birra dreher
birra forst
birra
heineken
birra peroni
pampero
liquore rum
MARCAprod
01/02/2008
Pagina 28
L’analisi del contenuto come inchiesta
• E’ un procedimento di analisi del contenuto analogo
all’inchiesta e corrisponde a talune analisi del
secondo tipo e alla gran parte delle analisi del terzo
tipo (Rositi, 1988).
• Come l’inchiesta, è un’indagine che si avvale di
tecniche semi-standardizzate e/o standardizzate per
la raccolta delle informazioni, al fine di registrare le
modalità con cui, da caso a caso, si presentano
determinate variabili in un insieme di unità d’analisi
che corrispondono alla popolazione della ricerca o a
un campione rappresentativo di essa.
29
(L’analisi del contenuto come inchiesta, continuazione)
• Come l’inchiesta, comporta la costruzione di
variabili mediante definizioni operative, partendo
dai concetti associati alle proprietà considerate
nel disegno della ricerca.
• Come l’inchiesta, deve affrontare problemi
connessi a:
- la validità dei concetti;
- la validità delle definizioni operative;
- la validità degli indicatori;
- l’affidabilità delle definizioni operative.
30
L’inchiesta
Rientra nel II tipo di Rositi se le unità di
classificazione non coincidono con le unità di
contenuto (linguistiche) ma hanno comunque
evidenza elevata nell’unità di contesto.
Rientra nel III tipo di Rositi se non si effettua una
scomposizione
in
elementi
e
l’unità
di
classificazione coincide con l’unità di contesto.
31
Fasi di una ricerca che utilizza il metodo dell’inchiesta
A) Definizione del problema oggetto d’indagine e
formulazione delle ipotesi
B) Disegno della ricerca e definizione dei criteri di
scelta delle unità d’analisi
C) Costruzione degli strumenti di raccolta delle
informazioni
D) Elaborazione, analisi e interpretazione dei dati
32
L’Analisi del Contenuto
Le principali fasi di ricerca
(Impostazione e organizzazione della ricerca)
Esempio: Perché analizzare la rappresentazione della bicicletta nei media? Qual è il problema scientifico?
Prospettiva macro: aspetti psicologico - sociali della mobilità urbana sostenibile.
Obiettivo generale: avviare un lavoro di costruzione di strumenti di rilevazione per l’analisi sistematica di
atteggiamenti, credenze, norme sociali e comportamenti relativi alle scelte e all’uso di modalità più sostenibili
di trasporto in ambiente urbano.
Obiettivo specifico: monitorare le modalità attraverso le quali i mezzi di comunicazione di massa presentano e
discutono il tema della mobilità in senso generale e specifico.
Fase 1: Avviare un primo screening delle rappresentazione della bicicletta all’interno di quotidiani e riviste italiane
Fase 2: studio sui contenuti delle comunicazioni focalizzate sulle altre modalità di trasporto/spostamento
sostenibile (uso del mezzo pubblico, carsharing, spostamento a piedi) veicolate da quotidiani, riviste, radio ,
tv, web.
Laboratorio di Analisi del Contenuto
Pagina 33
L’Analisi del Contenuto
Le principali fasi di ricerca
Raccolta o rilevazione delle informazioni
•
Definizione del materiale da analizzare e del criterio di selezione delle
unità d’analisi
•
Costruzione della scheda di analisi
•
Rilevazione collegiale delle informazioni
Laboratorio di Analisi del Contenuto
Pagina 34
L’Analisi del Contenuto
Le principali fasi di ricerca
Organizzazione delle informazioni e analisi dei dati
•
Le informazioni dovranno essere organizzate in una matrice dei dati
•
Applicazione di tecniche di analisi (facendo attenzione ai vari tipi di
variabili)
•
Lettura e interpretazione dei risultati
Laboratorio di Analisi del Contenuto
Pagina 35
L’Analisi del Contenuto
Le principali fasi di ricerca
Presentazione dei risultati
Momento in cui il processo e il prodotto dell’indagine devono essere resi
pubblici, in forma di report scientifico
Laboratorio di Analisi del Contenuto
Pagina 36
Una proprietà per essere considerata oggetto di
ricerca deve:
• variare: presentarsi con almeno due stati diversi nelle
unità d’analisi
• aver ricevuto una definizione operativa
Solo se rispettano entrambi i criteri, una proprietà può
essere trasformata in variabile.
Una variabile è il frutto della definizione operativa, ovvero
una delle possibili rappresentazioni della proprietà in
base a determinate procedure di ricerca.
P
(C)
D.O.
Variabili
37
Iter logico-metodologico per la costruzione di una variabile
(P.F. Lazarsfeld 1958)
1. definizione concettuale della proprietà
(rappresentata dalla variabile). In pratica si raffigura la proprietà con un concetto
mediante una definizione lessicale.
2. analisi dimensionale del concetto
Scomposizione analitica della proprietà originale negli aspetti o dimensioni considerati
maggiormente significativi; ogni dimensione è a sua volta una proprietà che richiede
una definizione concettuale ed una operativa, sino ad arrivare a concetti a basso livello
di astrazione che possano essere trasformati in variabili attraverso la definizione
operativa
3. scelta degli indicatori
di dimensione, ovvero una proprietà empiricamente rilevabile ad un livello di generalità
inferiore rispetto alla dimensione concettuale cui è riferito. Deve essere in rapporto di
corrispondenza semantica con la dimensione considerata, ma tale rapporto di
indicazione è relativo solamente allo specifico contesto per il quale è stato stabilito.
4. definizione operativa
delle variabili scelte come indicatori ed eventuale costruzione di indici attraverso la
combinazione di informazioni fornite dai diversi indicatori
38
VALIDITA’ (VALIDITY)
Validità di un concetto
Nel processo di costruzione di una variabile,
un concetto associato a una determinata
proprietà è valido quando suggerisce una
definizione operativa che risponde
adeguatamente alle esigenze conoscitive del
ricercatore, ovvero quando suggerisce una
definizione operativa valida e affidabile.
39
Validità di una definizione operativa
• Una definizione operativa è valida se traduce in
operazioni adeguate di ricerca il concetto associato
alla proprietà considerata e non altri.
• In particolare, una procedura di raccolta dei dati è
valida se con essa è possibile rilevare referenti
empirici del concetto considerato e non di altri.
In pratica si tratta della validità degli strumenti di rilevazione e può
essere definita in termini di utilità conoscitiva e, quindi, di
efficacia.
40
Validità di un indicatore
• La validità di un indicatore attiene al rapporto di
indicazione stabilito tra concetto associato alla
proprietà da indicare e concetto associato alla
proprietà indicante.
• Essendo un rapporto tra due concetti, il rapporto di
indicazione può essere considerato come un
rapporto di rappresentanza semantica (Marradi, 1980).
41
(Validità di un indicatore, continuazione)
Stante la natura del rapporto di indicazione,
• l’indicatore può essere considerato tanto più valido
quanto più estesa è la sua parte indicante e, di
conseguenza, quanto più ridotta è la sua parte
estranea;
• la validità di un indicatore può essere stimata sulla
base di procedure che forniscono indizi di validità, ma
non può essere provata e misurata.
42
(Validità di un indicatore, continuazione)
Concetto A
Concetto B
43
(Validità di un indicatore, continuazione)
La parte indicante del concetto B è quella in comune
con il concetto A
44
AFFIDABILITA’ (ATTENDIBILITA’-RELIABILITY)
L’attendibilità assicura che i risultati analitici
rappresentano qualcosa di reale, la validità assicura
che i risultati analitici rappresentano ciò che hanno lo
scopo di rappresentare (Krippendorff, 1980)
Affidabilità di una definizione operativa
• Una definizione operativa è affidabile se i suoi esiti
consistono in dati fedeli.
• Un dato è fedele se corrisponde allo stato effettivo
della proprietà considerata per come si presenta nel
caso sul quale è stato rilevato.
45
(Affidabilità di una definizione operativa, continuazione)
• L’affidabilità di una definizione operativa non si può
dimostrare, perché non è dimostrabile la fedeltà dei
dati (per la gran parte delle proprietà considerate
nella ricerca sociale);
• la corrispondenza tra dati e stati effettivi della
proprietà è, infatti, soltanto ipotetica.
46
Indizi di affidabilità di una definizione operativa
• In assenza di “prove” è necessario, nella fase di pretest, ricercare “indizi” di affidabilità di una definizione
operativa.
• Può essere considerato un indizio di affidabilità un
elevato grado di corrispondenza tra registrazioni
diverse effettuate con la stessa definizione operativa
sugli stessi casi.
47
(Indizi di affidabilità di una definizione operativa, continuazione)
La corrispondenza tra registrazioni diverse può essere
di due tipi:
• a) corrispondenza tra registrazioni diverse effettuate
in momenti diversi da uno stesso rilevatore con lo
stesso strumento sugli stessi casi (test-retest);
• b) corrispondenza tra registrazioni diverse effettuate
da più rilevatori con lo stesso strumento sugli stessi
casi (test-test).
48
(Indizi di affidabilità di una definizione operativa, continuazione)
• Parliamo di intrasoggettività quando è elevata la
corrispondenza del tipo a, e di intersoggettività
quando è elevata la corrispondenza del tipo b.
• Intrasoggettività e intersoggettività sono indizi di
affidabilità, a condizione che, nelle diverse rilevazioni,
i casi considerati siano stabili e i rilevatori siano
anch’essi affidabili.
49
(Indizi di affidabilità di una definizione operativa, continuazione)
Nel caso dell’analisi del contenuto:
• la stabilità dei casi (unità d’analisi) è di per sé data;
• l’affidabilità dei rilevatori (analisti)
- può essere testata con procedure del tipo teststandard, nella fase di addestramento;
- è controllata mediante modalità collegiali di analisi,
nel corso della raccolta dei dati.
50
La raccolta dei dati
La rilevazione viene effettuata collegialmente per
sottoporre a controllo la dimensione interpretativa
(la soggettività) degli analisti, utilizzando gruppi talvolta coppie - di rilevatori.
Gli analisti effettuano:
• prima un’analisi individuale, compilando ciascuno
per proprio conto la scheda per ogni unità
d’analisi;
• poi un’analisi di gruppo, per discutere e risolvere
le eventuali discordanze.
51
Riferimenti bibliografici
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“Rendiconti”, 13, pp. 3-42.
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